Viaggi di istruzione, dall’età alle responsabilità: motivi per cui i docenti non vogliono accompagnare i ragazzi

Lo spunto è offerto da quanto riferito dal Corriere della Sera, che indica i diversi motivi per cui gli insegnanti non intendono accompagnare gli studenti.

Abolizione diaria e responsabilità

Per i viaggi di istruzione non è più prevista alcune diaria, diversamente che in passato. A ciò si aggiungano le notevoli responsabilità che la vigilanza sugli alunni comporta. Alunni che, soprattutto al di fuori della classe, sono più agitati e più difficilmente controllabili.

Altra motivazione, che si aggiunge a quelle sopra citate, in caso di viaggio in pullman, riguarda il controllo dell’autista e dell’autobus. In tal caso, evidenziamolo, si tratta di indicazioni fornite dalla Polizia Stradale che ha sottoscritto un’intesa con il Miur e che non prevedo comunque l’obbligo di segnalare il viaggio.

Corpo docente anziano

Altro motivo ancora della mancanza di accompagnatori riguarda l’età del corpo docente italiano, la cui età media è aumentata. Considerato che la vigilanza in gita si deve effettuare in pratica per 24 ore, si spiega la “penuria” di accompagnatori.

Smartphone

Anche in gita lo smartphone la fa da padrone, in quanto utilizzato dagli studenti per scambiarsi foto e informazioni. Queste ultime riguardano, ad esempio, la vigilanza dei docenti ossia si usa il cellulare e i programmi di messaggistica istantanea per aggirare il controllo dei docenti e poter così uscire liberamente oppure per chiamare i«basisti» sul posto. Basisti che – scrive il COrriere della Sera – nella migliore delle ipotesi sono normali amici di qualcuno del gruppo (che comunque favoriscono la dispersione serale e notturna del gregge), ma talvolta sono anche pusher veri e propri (i canali che i ragazzi hanno per contattarli sono infiniti) che – come ci riferisce una insegnante – ci «accolgono» già all’arrivo in albergo.

Famiglie

Le famiglie costituiscono anch’esse uno dei motivi per cui i docenti preferiscono stare in classe.

Con i telefonini infatti vengono costantemente informati dai figli, ma spesso normali incidenti di percorso diventano tragedie con i genitori pronti a “richiamare” i docenti: ad esempio un comunissimo sbaglio di strada, tradotto in un messaggio alla mamma «ci siamo persi», scatena l’inferno, con telefonate, richieste di chiarimenti, raccomandazioni e moniti.

I viaggi di istruzione vanno ancora effettuati?

Considerato che agli studenti non interessa più tanto la meta quanto il fatto di fare un’esperienza con i compagni e che, per tale motivo, la gita si trasforma spesso in occasione per poter uscire la notte da soli o fare “baldoria”, ci possiamo chiedere se non sia necessario rivedere il sistema.

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Fonte Orizzonte Scuola

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