Vaccini, obbligo per varicella. Perché? Rezza (Iss): “Può dare complicanze. Ma il dialogo è preferibile alla coercizione”

Il Consiglio dei ministri reintroduce per decreto l’obbligo di vaccinazione per i bambini da 0 a 6 anni per l’iscrizione a nidi e materne e successivamente per vincolare quella a scuola, a partire dal prossimo anno scolastico. Per la scuola dell’obbligo, dai 6 ai 16 anni, sono previste pesanti multe, da 500 a 7500 euro, a chi rifiuta le vaccinazioni. A rischio anche la potestà genitoriale. I vaccini obbligatori passano da 4 a 12. A quelli contro difterite, tetano, poliomelite ed epatite B si aggiungono le vaccinazioni contro morbillo, parotite e rosolia (la trivalente Mpr), pertosse ed Heamophilus B (oggi fornite insieme alle quattro obbligatorie in una esavalente), e i vaccini contro il meningococco B e C, responsabili della meningite.
Ma se il provvedimento per morbillo e meningite era atteso, c’è una malattia di cui non si è parlato quasi per nulla in questi mesi di accese polemiche. Una patologia che nel comune sentire è considerata innocua, e che è stata inserita, a sorpresa, nell’elenco dei vaccini divenuti obbligatori: la varicella.

“In effetti, nonostante circoli molto, a differenza di altre malattie la varicella è stata un po’ trascurata”, spiega Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (Iss). Secondo i dati del ministero della Salute riferiti al 2015, la copertura vaccinale contro la varicella è molto bassa, all’incirca del 30%. “Non si sa bene quale sia l’incidenza della malattia in Italia – spiega Rezza -. Il sistema di monitoraggio e sorveglianza è meno accurato di altre malattie”. E allora perché inserire tra le vaccinazioni obbligatorie anche la varicella? “Probabilmente – sottolinea l’esperto dell’Iss -, l’esecutivo ha deciso di muoversi secondo un principio di precauzione, andando verso una semplificazione. Al momento, il vaccino contro la varicella è fornito da solo, come monovalente, ma nel nuovo calendario vaccinale è previsto in associazione con altri, ad esempio come tetravalente (morbillo, parotite, rosolia e varicella)”.

Il decreto ha suscitato perplessità. Il Moige, l’organizzazione che da 19 anni si occupa di protezione e sicurezza dei bambini all’interno della famiglia, con quasi 50mila genitori aderenti, ha parlato, ad esempio, di “delirio sanitario”. “Certo – aggiunge l’epidemiologo dell’Iss -, raccomandare è sempre meglio. Sarebbe preferibile un’opera di convincimento delle famiglie, anche perché, quando si arriva a una coercizione, questa può essere vista come una sconfitta”.

La varicella è una malattia infettiva estremamente contagiosa, provocata dal virus Varicella zoster della famiglia degli Herpes virus. Si tratta, però, di una malattia che non suscita particolare allarme sociale tra le famiglie. “In realtà, anche questa malattia in alcuni casi può far male – spiega Rezza -. Per esempio, nella forma neonatale, nelle donne incinte, negli adulti e in particolare nelle persone immunodepresse, tra i quali può provocare encefaliti e infezioni del cervelletto. Per questo è necessario rafforzare la cultura vaccinale in Italia. L’obiettivo – conclude lo studioso – è proteggere i più deboli, che non possono accedere ai vaccini”.

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Davide Patitucci

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