Vaccini e omeopatia, è giusto dare spazio a tutte le teorie?

In seguito alla dura posizione della sua associazione verso i medici che sconsigliano i vaccini, Rocco Maurizio, della Consulta deontologica nazionale FNOMCeO (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), ha precisato che “il medico iscritto all’Ordine, esercitante la professione sotto varie forme, è fondamentalmente un ‘uomo di scienza‘ […] quindi nell’esercizio della sua professione deve ispirarsi al metodo scientifico”.

C’è chi conseguentemente auspica che l’ordine dei medici agisca anche verso gli iscritti che propagandano le altre forme di pseudoscienza come l’omeopatia. Sarà un caso, ma se non tutti i medici omeopati sono contro i vaccini, i medici che sono contro i vaccini sono spesso omeopati. Ecco come esempio i firmatari di questo appello critico sulle vaccinazioni.

Ogni tanto mi trovo a discutere al parco o alle feste dei bambini con le mamme di cosa ci sia dentro le boccettine omeopatiche. Quando lo spiego, la risposta è “ma se davvero fosse solo acqua, non lo potrebbe prescrivere solo un medico e non si venderebbe in farmacia”. In effetti, un elemento chiave per la diffusione della pseudoscienza è proprio la costruzione di una credibilità. La maggior parte delle persone non ha gli elementi per valutare se un qualcosa sia effettivamente falsa scienza, e si affida ai professionisti del settore. Presso l’università, è capitato più volte che si proponessero seminari di stampo chiaramente pseudoscientifico (qui quello di Bologna, poi annullato).

Secondo alcuni colleghi, essendo gli atenei luoghi di dibattito, si dovrebbe lasciare spazio a tutte le idee. Purtroppo, l’esperienza insegna che chi presenta un seminario su argomenti ampiamente sconfessati dalla comunità scientifica non è affatto interessato al dibattito, ma piuttosto ad accreditarsi verso i potenziali clienti che in qualche modo compreranno la sua pseudoscienza, la quale non è mai gratis. L’argomento (forviante) è proprio quello delle mamme al parco: se questa cura è stata utilizzata in un ospedale pubblico o un seminario è stato presentato in un’università statale, qualcosa di vero ci sarà.

Per questo motivo è necessario essere intransigenti verso tutte le pseudoscienze. La libertà di diffondere le proprie idee può essere esercitata in altre sedi, per esempio in strutture private: nulla a che vedere con la censura. Ordini professionali, atenei e ospedali hanno il dovere di prendere posizioni decise contro tutto ciò che è antiscientifico. Come si pone il mondo dell’informazione rispetto alla pseudoscienza?

Ho recentemente letto un post del dottor Roberto Gava.

Non essendo medico, rimando alle spiegazioni di medici che applicano il metodo scientifico su quanto siano fondamentali per la salute le vaccinazioni, a partire dal documento FNOMCeO. Vorrei soffermarmi su un aspetto specifico di questo post che è invece di mia competenza. Nel contributo di Gava si invita a leggere la “storia di Manuel”, come esempio di uno dei presunti innumerevoli casi di bambini danneggiati dai vaccini.

Manuel, definito “un caso veramente grave”, in seguito alle vaccinazioni avrebbe sviluppato una forma di epilessia che lo stesso Gava afferma di aver trattato con:
– Subito Tuberculinum 200ch 1/3 di dose/die per 3 giorni (ha fatto sparire in pochi giorni una tosse che persisteva da molto tempo e tendeva facilmente a recidivare);
– Pausa di 10 giorni e poi Thuja 200ch 1/3 di dose/die per 3 giorni;
– Pausa di 10 giorni e poi Artemisia vulgaris 200k 3 gocce 2 volte/die per 15 giorni;
– Pausa di 10 giorni e poi Artemisia vulgaris 1.000k 3 gocce 2 volte/die per 15 giorni e poi 3 gocce/die.

Il punto cruciale è che questi medicinali non sono distinguibili da gocce di acqua. Tralasciando per un attimo cosa siano i cosiddetti “ceppi omeopatici” utilizzati (il latinorum Tuberculinum indica, per fortuna a diluzioni estreme, “un materiale organico ottenuto da linfonodi di bovini ammalati di tubercolosi”), vorrei concentrarmi sul significato di 200ch o peggio 200k. La sigla “200k” indica la duecentesima diluizione korsakoviana.

Rispetto alle tradizionali diluizioni centesimali (ch) la diluizione avviene riempiendo una boccetta di “ceppo omeopatico”, dibattendo e buttando via il contenuto. Rimane un sottile velo di liquido sulle pareti, tra le altre cose neppure quantificabile esattamente. Si riempie di nuovo la boccetta con acqua distillata e questa è la prima diluzione korsakoviana. Ripetendo il procedimento 200 volte (butto via il contenuto, aggiungo acqua, dibatto), ecco la diluzione 200k. Ma attenzione: secondo i principi dell’omeopatia ai quali Gava sembra dare credito, maggiore sarebbe la diluzione e maggiore sarebbe anche la potenza.

Insomma, se questo fosse verificato paradossalmente bisognerebbe stare attenti a lavare le tazzine del caffè: se si risciacquassero svariate volte e si bevesse dalla tazzina un po’ di acqua di rubinetto, si rischierebbe di potenziare talmente tanto il caffè da non poter più dormire.

A questo punto inviterei i lettori a un semplice esperimento:
1) Riempire un bicchiere di tè. Buttare il tè e riempirlo di acqua. Agitare, buttare il contenuto e riempirlo di nuovo. Ripetere il procedimento duecento volte.
2) Riempire un altro bicchiere identico di acqua.

Se qualcuno fosse in grado sistematicamente (direi almeno 40 volte su 50) di distinguere il “tè omeopatico” a diluizione 200k dall’acqua e basta, mi scriva pure. Inizierò a credere nell’efficacia dell’omeopatia e che i presunti danni da vaccino possano essere curati con essa.

L’articolo Vaccini e omeopatia, è giusto dare spazio a tutte le teorie? proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Marco Bella

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