Uscita alunni minori di 14 anni con liberatoria, siamo sicuri che si risolva il problema?

La morte dello studente in questione si è verificata sì fuori dall’edificio scolastico, all’atto della salita sull’autobus ma non era stata predisposta alcuna vigilanza da parte della scuola, contrariamente da come aveva di sua libera iniziativa previsto, senza che vi fosse alcuna prescrizione imposta in tal senso.

Dunque un caso specifico, particolare e che non ha nulla da condividere con quella situazione generalizzata che si è affermata nelle scuole soprattutto nei confronti dei minori fino a 14 anni. Vi è una giurisprudenza ventennale e più abbastanza chiara sulle responsabilità della scuola in materia di vigilanza. E poi il tutto è avvenuto in tantissimi casi con un tempismo semplicemente assurdo, cioè in pieno anno scolastico avviato conferendo pochissimo margine temporale ai genitori per organizzarsi.

L’articolo 19 bis del decreto fiscale 2017 prevede che genitori esercenti la responsabilità genitoriale , tutori o soggetti affidatari “in considerazione dell’età di quest’ultimi, del loro grado di autonomia e dello specifico contesto, nell’ambito di un processo di autoresponsabilizzazione, possono autorizzare le istituzioni scolastiche a consentire l’uscita autonoma dei minori di 14 anni dai locali scolastici al termine dell’orario di lezioni. L’autorizzazione esonera il personale scolastico dalla responsabilità connessa all’adempimento dell’obbligo di vigilanza .” Il comma secondo prevede una disposizione praticamente identica per la vigilanza relativa alla salita e discesa dal mezzo del bus scolastico.

Dunque una liberatoria prevista per legge e che può riguardare tutti i minori fino a 14 anni.

Ora, questa liberatoria, seppur prevista dalla legge, può realmente esonerare la scuola da qualsiasi responsabilità? Può derogare a principi di diritto affermati, sia in ambito penale che civile come codificati da decenni nella nostra legislazione? A questo proposito si vedano gli artt. 2043, 2048 e 2047 del Codice Civile e l’art. 61 della legge n. 312 11/07/1980 o l’articolo 591 del C.P.
E’ il caso di richiamare alcune massime di diritto ben consolidata.

La Corte di Cassazione, sez. III Civile, Sentenza 20 novembre 2012 – 15 maggio 2013, n. 11751 ha affermato che l’obbligo di tutela dei minori discende dall’iscrizione stessa degli alunni all’Istituto scolastico “la domanda e l’accoglimento di iscrizione alla frequentazione di una scuola – nella specie statale – fondano un vincolo giuridico tra l’allievo e l’istituto, da cui scaturisce, a carico dei dipendenti di questo, … accanto all’obbligo principale di istruire ed educare, quello accessorio di proteggere e vigilare sull’incolumità fisica e sulla sicurezza degli allievi, sia per fatto proprio, adottando tutte le precauzioni del caso, che di terzi, fornendo le relative indicazioni ed impartendo le conseguenti prescrizioni, e da adempiere, per il tempo in cui gli allievi fruiscono della prestazione scolastica, con la diligenza esigibile dallo status professionale rivestito, sulla cui competenza e conseguente prudenza costoro hanno fatto affidamento… ”.

E’ ben noto che l’obbligo di vigilanza si estende dal momento dell’ingresso degli allievi nei locali della scuola a quello della loro uscita ( Corte di Cassazione 5 settembre 1986, n. 5424), ivi incluso ovviamente il periodo destinato alla ricreazione ( Corte di Cassazione 28 luglio 1972, n. 2590; Corte di Cassazione 7 giugno 1977, n. 2342), senza dimenticare che delle valutazioni andranno effettuate tenendo conto dell’età e grado di maturità dei singoli ragazzi , quindi non basta la sola età ma si dovrà tenere conto anche della maturità raggiunta dallo studente in questione. ( Corte di Cassazione 4 marzo 1977, n. 894).

Dunque è principio consolidato nel nostro ordinamento quello che vuole che l’Istituto d’Istruzione come quel soggetto giuridico che si assume il dovere di provvedere alla sorveglianza degli allievi minorenni per tutto il tempo in cui gli sono affidati, e quindi fino al subentro, reale o potenziale, dei genitori, tutori ecc o di persone da questi incaricate.
Questo il modo suggerito con il quale dovrebbe comportarsi la scuola nei confronti dei minori – il docente accompagna fino al cancello (o uscita della scuola) gli alunni. Nel caso non ci siano persone individuate per la consegna del minore, trattiene il minore;– il docente (che ha terminato il proprio orario di servizio), a questo punto, consegna alla scuola (tramite il collaboratore scolastico in servizio) l’alunno;– la scuola (dirigente scolastico, vicario, collaboratore del dirigente scolastico o altri delegati) deve rintracciare i genitori e invitarli a ritirare il figlio;– se il genitore non è rintracciabile, la scuola deve avvisare i vigili urbani (o i carabinieri) per rintracciare i genitori; nel caso in cui sia impossibile contattare i genitori, la scuola consegna l’alunno agli stessi vigili perché venga trasportato presso la casa dei genitori o parenti delegati dai genitori.

L’Avvocatura dello Stato di Bologna con un suo noto parere del 4 dicembre 2000, n. 21200 così si pronunciava: “Applicando i principi ora richiamati, la giurisprudenza ha ritenuto che l’affidamento di un minore, effettuato dai genitori ad un istituto scolastico, comporta per questo e per chi agisce su suo incarico, il dovere di vigilare il minore, controllando, con la dovuta diligenza e con l’attenzione richiesta dall’età e dallo sviluppo psicofisico, che questi non venga a trovarsi in situazioni di pericolo con conseguente possibilità di pregiudizio per la sua incolumità; tale vigilanza deve essere esercitata dal momento iniziale dell’affidamento sino a quando ad essa si sostituisca quella effettiva o potenziale dei genitori, senza che possano costituire esimenti della responsabilità dell’istituto le eventuali disposizioni date dai genitori (come ad esempio, quella di lasciare il minore senza sorveglianza in un determinato luogo) potenzialmente pregiudizievoli per il minore, derivandone, ove attuate, una situazione di possibile pericolo per l’incolumità dello stesso (così, testualmente Cass. Sez III, 19 febbraio 1994, n. 1623; Cass. 5 settembre 1986. n. 5424 e più di recente e Cass., III, 30 dicembre 1997, n. 13125).

Discende dai richiamati principi la inopportunità di adottare disposizioni interne all’istituto scolastico dirette a richiedere ai genitori degli alunni la “autorizzazione” al rientro a casa di questi ultimi non accompagnati da soggetto maggiorenne (nel gergo in uso, tali autorizzazioni vengono definite “liberatorie”, concretizzandosi in formule di esonero da responsabilità della Amministrazione scolastica per gli eventuali danni conseguenti alla descritta situazione).”

L’Avvocatura di Stato di Trieste nel 2006 ha fatto presente che “… l’obbligo di vigilanza sugli alunni ha carattere relativo e non assoluto, essendo condizionato da una serie di fattori, quali l’età, la salute, la maturazione psico-fisica ed il contesto sociale… Non esistono formule sacramentali o taumaturgiche idonee ad esentare l’amministrazione da sempre possibili azioni di responsabilità.” Ed ancora : “… quanto alla questione del rientro da scuola a casa e della conseguente responsabilità per eventuali infortuni occorsi al termine delle lezioni resta il principio giuridico secondo cui l’obbligo di sorveglianza cessa esclusivamente con il suo trasferimento ad altro soggetto legittimato ad assumerlo … Nel ribadire che l’incolumità dei minori è un bene giuridicamente indisponibile, si osserva che elementi persuasivi a favore della scuola e dei suoi operatori in un eventuale giudizio potranno essere rappresentati da una serie di interventi quale, ad esempio, l’acquisizione di una domanda di autorizzazione all’uscita del minore senza accompagnatori, sottoscritta dagli esercenti la potestà genitoriale, con la quale i medesimi: a) dichiarano di essere a conoscenza delle disposizioni organizzative previste dalla scuola e di condividere e accettare le modalità e i criteri da questa previsti in merito alla vigilanza effettiva e potenziale sui minori; b) dichiarano di essere consapevoli che, al di fuori dell’orario scolastico, la vigilanza ricade interamente sulla famiglia; c) dichiarano di essere impossibilitati di garantire all’uscita da scuola la presenza di un genitore o di altro soggetto maggiorenne; d) descrivono il tragitto casa-scuola e dichiarano che il minore lo conosce e lo ha già percorso autonomamente, senza accompagnatori; e) si impegnano a dare chiare istruzioni affinché il minore rientri direttamente al domicilio eletto, senza divagazioni; f) si impegnano ad informare tempestivamente la scuola qualora le condizioni di sicurezza abbiano a modificarsi…. Il suddetto provvedimento di autorizzazione, adottato dal Dirigente Scolastico, potrà essere revocato con atto motivato, qualora vengano meno le condizioni che ne costituiscono il presupposto…”

Come si può vedere, l’articolo 19 bis del Decreto Fiscale non risolverà questo problema, non potrà mai esistere alcun esonero nei confronti della scuola assoluto, fino a quando i minori sono a questa affidati. Certo, dal tenore della legge pare evincersi che il genitore autorizza e la scuola altro non dovrebbe fare che ratificare questa autorizzazione. Ma siamo certi che questa “ratifica” basterà a superare i principi di diritto, le norme penali e civili come codificate da sempre nel nostro Ordinamento? Tutto è relativo e all’interno del contesto della scuola si dovranno fare mille valutazioni, tenendo conto anche delle indicazioni, sempre valide, come fornite dalle citate Avvocature di Stato a partire da quella di Trieste.

Uscita autonoma degli studenti, docenti e dirigenti non più responsabili. Il testo integrale dell’emendamento approvato

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