Uscire dalle strutture con i budget di salute

cooperativa-sociale-al-di-la-dei-sogniDi Adriana Pollice

[articolo uscito su il manifesto]

L’esperienza virtuosa del casertano. Le Residenze sociosanitarie istituzionalizzano gli ospiti, le coop di comunità ridanno loro una vita attiva in piccole realtà territoriali

«È necessario riflettere sulle Residenze sociosanitarie per anziani potenziando anche modelli altri, che già operano per legge, e sono risultati essere estremamente efficaci»: il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, giovedì sui social ha posto al centro dell’attenzione l’esperienza nata nel casertano all’inizio degli anni 2000 sulla scorta della psichiatria basagliana, il modello dei budget di salute.

«Immaginiamo che il virus avesse attaccato una micro struttura cooperativa – prosegue il post -, non avrebbe provocato la morte di decine di persone. Non si può più immaginare centinaia di persone ammassate. Questo è il momento di promuovere la legge depositata alla Camera sui budget di salute».

Fabrizio Starace, presidente della Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica e componente della task force di Vittorio Colao, ha rilanciato il tema: «Non dobbiamo ripartire da zero, basta prendere alcuni modelli virtuosi già esistenti e che possiamo sintetizzare con la definizione budget di salute».

Cosa sono le Rsa e perché sono differenti i budget di salute lo racconta Simmaco Perillo: «Le Rsa istituzionalizzano le persone: strutture con 100, 150 residenti, che fine fa la parte sociale se sono in una camera uguale a quella di un ospedale senza un contesto intorno? Senza la possibilità di aumentare la mia autonomia? Sono realtà da cui si fa fatica a uscire, fai la vita da malato, la tua storia finisce tra parentesi».

I budget di salute, invece, mettono al centro le persone nella propria comunità: «Sono cittadini che per motivi di disagio, disabilità, devianza, dipendenza o malattia erano stati messi da parte nel contesto dov’erano – prosegue Perillo -. Noi ridiamo loro un ruolo in piccole realtà territoriali, in cooperative di comunità, strutture a carattere familiare con al massimo otto persone. Non si fatturano milioni, hai però un budget che investi sulla persona. Non è una retta mensile ma un investimento che fa la comunità su soggetti portatori di diritti».

La coop sociale di Perillo si chiama Al di là dei sogni e si trova a Maiano di Sessa Aurunca: «Abbiamo un gruppo di convivenza di sei componenti, vengono da Opg, disabilità e salute mentale. Con loro portiamo avanti progetti terapeutici individuali su tre assi: casa habitat sociale, formazione lavoro, socialità e affettività. Sono soci della coop, la casa è loro, non è una struttura. C’è il mondo di relazioni, quelle che si porta dietro e quelle che si costruiscono. Poi c’è la formazione lavoro. Abbiamo in gestione un bene confiscato alla camorra: 17 ettari di terreno, coltiviamo, trasformiamo i prodotti e li vendiamo, facciamo ristorazione su ordinazione. Chi arriva in budget si sceglie il lavoro, non lo subisce come un’imposizione. Così si alzano dal letto, provano a farsi abbassare i farmaci. Anche per l’anziano è così, perché sente che non scompare dalla sua comunità, che vale ancora».

Il Covid-19 l’hanno affrontato come una famiglia: «Abbiamo costruito una nuova routine, calmato le loro ansie, seguito le ordinanze in modo scrupoloso metabolizzando piano piano la nuova realtà. L’abbiamo potuto fare perché, su sei persone, ci sono sei operatori e un coordinatore».

I budget di salute impiegano meno fondi di una Rsa: «Sull’alta intensità costiamo 82 euro di diaria giornaliera, poi c’è la media intensità con 62 euro, la bassa 42 euro. Alla fine ci sono persone che hanno smesso il budget e sono diventati soci lavoratori della coop, non sono più un costo né per l’Azienda sanitaria né per i comuni».

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Fonte forumsalutementale.it

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