USB Scuola, Decreto scuola. Ovvero: come NON risolvere il problema del precariato

La realtà è che siamo di fronte all’ennesimo decreto inefficace, una toppa troppo piccola messa su una situazione ormai fuori controllo. Nelle scuole italiane mancano oggi 200.000 docenti, I cui posti vengono ricoperti da precari sempre più precari e anche da docenti improvvisati. La soluzione individuata dal governo è un bando riservato per soli 24.000 posti ed altrettanti in un bando ordinario che verrà emanato contestualmente, per un totale di 48.000 assunzioni.

Ci sono poi notevoli problemi relativi alla struttura delle procedure di selezione: il decreto prevede la possibilità di partecipare al concorso solo per una classe di concorso o per il sostegno (naturalmente se provvisti di specializzazione) e per un unico grado di scuola, è una restrizione insensata e senza senso. Migliaia di insegnanti hanno la possibilità di accedere, grazie ai loro titoli, a più di un insegnamento in più gradi di scuola. Esso è da sempre un diritto, perché negarlo? Tanto più che il decreto prevede che per partecipare ad una selezione si debba aver prestato servizio almeno un anno, dei tre richiesti per accedere al concorso riservato, nella classe di concorso scelta.

La procedura concorsuale, computer based, con quesiti a risposta multipla, appare davvero il definitivo svilimento della professione docente, ridotta ad una sorta di prova invalsi, in un paese in cui le reti e le strutture informatiche sono più che carenti.

C’è poi la questione a nostro avviso più grave: dopo avere concluso l’anno di formazione, i pochi fortunati vincitori del concorso non avranno più davanti a loro un colloquio amichevole con il comitato di valutazione, volto a riflettere sull’anno trascorso, bensì un ulteriore esame orale, davanti al comitato di valutazione integrato da un “membro esterno”, che dovrà verificare se il docente sia in grado di fare lezione. Dopo anni di servizio precario in tutto e per tutto identico a quello del personale di ruolo. Dopo aver superato in pubblico concorso, un ultimo esame che per un anno terrà i docenti neoimmessi in una situazione di possibile ricattabilità da parte dei dirigenti scolastici che, tenendo dalla parte del manico una spada tanto affilata, potrebbero abusare della posizione che ricoprono con estrema facilità.

Infine, il vincolo di titolarità per i successivi 4 anni nella stessa scuola e nello stesso posto in cui è stato svolto l’anno di formazione e prova: un vincolo di 5 anni in tutto che, abbiamo più volte ribadito, lede il diritto alla mobilità sul territorio nazionale garantito dalla Costituzione.

Questo numero striminzito di immissioni in ruolo non consentirà la copertura dei posti, in particolare nelle regioni del nord, mentre le politiche di taglio dei posti al centro sud (sempre identiche dal 2008 ad oggi) probabilmente porterà al bando di altri posti “fantasma” sui quali non si potrà procedere ad immissione in ruolo. Per questo il Governo, invece di risolvere i problemi, inserisce una “possibilità” per gli USR di scorrere le graduatorie di altre regioni, chiamando i vincitori della regione X a trasferirsi nella regione Y. Non abbiamo dimenticato l’instabilità legata alla “fase C” della 107, che ancora fa pesare i suoi strascichi su lavoratori e studenti. Anche quella mobilità, ricordiamo, era su base volontaria e ha prodotto un vero e proprio disastro, senza risolvere problemi che richiederebbero scelte politiche precise volte a valorizzare le risorse lì dove esse sono e prestano servizio, prevedendo un aumento degli organici e un riequilibrio tra Nord e Sud.

USB Scuola porterà queste ed altre istanze al Ministro Fioramonti il 15 ottobre. In quell’occasione consegneremo le firme a sostegno della nostra petizione. Continuate a firmare così da fare giungere forte la voce di tutti i lavoratori della scuola per ottenere stabilità lavorativa, diritto alla mobilità, diritto a lavorare nei luoghi dove abbiamo sempre lavorato e vissuto: https://www.change.org/p/lorenzo-fioramonti-petizione-per-la-modifica-dell-accordo-su-precariato-e-concorso.

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Fonte Orizzonte Scuola

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