Università, Anief: bisogna stabilizzare i ricercatori e non aumentare i professori a contratto

Marcello Pacifico (Anief): Il continuo ricorso alla contrattazione privatistica, per assicurare la costante erogazione dell’attività didattica, sta mettendo a serio rischio l’intera sopravvivenza del servizio nazionale universitario. Il tutto, calpestando la Carta europea dei ricercatori. Non è un caso se vi sono sempre meno iscritti, troppi studenti fuori corso e un numero altissimo di cultori, assegnisti, dottori di ricerca, ricercatori, verso l’estinzione, e quasi-docenti in perenne attesa di fare il “salto” negli organici accademici.

In questo periodo sono in corso di esame in VII Commissione Cultura gli atti 783 (Torto ed altri) e 1608 (Melicchio ed altri) sul riordino del reclutamento dei ricercatori dei universitari. Marcello Pacifico, presidente Anief, afferma che “oggi più che mai, occorrerebbe stabilizzare tutti i ricercatori a tempo indeterminato e creare un albo rispondente alla carta europea dei ricercatori da cui attingere; siamo favorevoli al tentativo di modificare quella parte della riforma Gelmini che riguarda il ruolo del ricercatore universitario. Infatti, a decorrere dall’approvazione della legge n. 240 del 2010, è stata eliminata la possibilità di stipulare contratti a tempo indeterminato per ricercatori universitari introducendo un sistema che ha, di fatto, precarizzato un’intera generazione”.

Con la legge Gelmini (240/2010) la figura del ricercatore universitario è stata definitivamente soppressa e sostituita con due figure precarie: il ricercatore a tempo determinato di tipo A (cosiddetto RTD-A) con contratto triennale rinnovabile una sola volta per ulteriori due anni; il ricercatore a tempo determinato di tipo B (cosiddetto RTD-B) con contratto triennale non rinnovabile, con opzione di chiamata a professore associato in caso di conseguimento dell’ASN e di valutazione positiva dell’Ateneo chiamante.

Le proposte del sindacato Anief

Cosa si potrebbe fare, per ristabilire e ridefinire la figura del ricercatore secondo la Carta dei ricercatori europei, che assumerebbe una rilevanza centrale nell’ottica dell’innovazione e in relazione al rilancio del sistema-paese?

  • Valutare seriamente la possibilità di ripristinare il ruolo del ricercatore a tempo indeterminato, assegnandogli compiti didattici.
  • Le assunzioni dovrebbero avvenire per concorso (così com’era prima della L. 240 del 2010), o in subordine per i candidati in possesso del dottorato di ricerca o di un titolo riconosciuto equipollente anche conseguito all’estero, con almeno tre insegnamenti universitari a contratto, con pubblicazioni di rilevanza anche internazionale. Coloro che hanno ottenuto un assegno di ricerca della durata di almeno quarantotto mesi, anche non continuativi, potrebbero essere inseriti a domanda in un albo nazionale dei ricercatori dalla comprovata esperienza in base al settore scientifico disciplinare di afferenza, che rimane valido per un triennio, dietro valutazione dei titoli e dei curricula scientifici e didattici posseduti. Conseguentemente, le Università, con chiamata diretta, possono attingere dall’albo nazionale dei ricercatori dalla comprovata esperienza per l’assunzione dei ricercatori a tempo indeterminato.
  • Togliere tutte le regole inutili e i vincoli numerologici introdotti dalle recenti riforme, evitando di fare altre leggi o provvedimenti, ma piuttosto abrogando quelli inutili e controproducenti che già ci sono; infatti vi è la necessità e l’urgenza di semplificazione.

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Fonte Orizzonte Scuola

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