UDU. Rapporto SVIMEZ: 200.000 laureati in fuga dal meridione, istruzione torni ad avere ruolo contrale

Come ogni anno, il rapporto si sofferma sull’analisi di importanti aspetti legati al sistema universitario e ai laureati, analizzando la situazione italiana a livello complessivo e nei confronti interni tra aree del paese e confermando i profondi divari tra queste.

Dichiara Elisa Marchetti, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Universitari: “Il Sud, praticamente per ogni indicatore, si conferma l’area del paese più in difficoltà, in un contesto in cui l’Italia è sempre più mezzogiorno d’Europa. Partiamo dal tasso di passaggio scuola-università: se a livello di sistema paese si notano dei leggeri miglioramenti, resta sempre troppo profondo il divario tra le aree della penisola. Su questo aspetto, ad esempio, lo studio evidenzia che al Nord a proseguire gli studi è il 62,7% dei diplomati (+5,5% rispetto al 2015) e al Centro dove raggiunge il 63,6% (+4,3%) mentre nel Mezzogiorno il tasso si attesta al 54,5% (+2,1%). Situazione analoga al dato sugli immatricolati: a livello nazionale si registra un lieve aumento (+2,4%), anche se questo risulta del tutto insufficiente a sanare la perdita di immatricolati avuta negli ultimi dieci anni, corrispondente al 12,5% (38 mila studenti); anche per questo indicato, il Sud ottiene la maglia nera, visto che le regioni del Mezzogiorno che hanno perso in 10 anni il 22,4% dei propri immatricolati residenti. Infine la quota media di laureati nella fascia di età 25-64, nel Mezzogiorno scende al 14,6% rispetto al 17,9% del Nord e al 19,8% del Centro (la media nazionale è di poco inferiore al 18%).”

Prosegue la coordinatrice dell’UDU: “Probabilmente il dato più allarmante riguarda l’emigrazione dalle regioni meridionali. Su un saldo migratorio netto al negativo di 700.000 tra il 2002 ed il 2015, ben 500 mila di questi sono giovani fino ai 34 anni e ben 200mila sono laureati. Tutti questi dati, sono la dimostrazione che è prioritario innanzitutto tornare ad investire sul diritto allo studio: le università di tutta Italia, e in particolare quelle del Sud devono tornare a popolarsi, e questo sarà possibile solo se tutti gli studenti avranno realmente i mezzi per intraprendere e completare il percorso universitario. Dopo anni di tagli ai fondi di finanziamento agli atenei, è prioritario invertire la rotta nel metodo e nel merito: oltre a tornare ad investire nel sistema accademico tutto, va necessariamente ripensato anche il metodo di ripartizione dei fondi per evitare logiche premiali, che portano ad una concorrenza sfrenata tra atenei che evidentemente non hanno eguali condizioni di partenza. È necessario piuttosto andare verso un sistema che sia realmente perequativo, che abbia come obiettivo non la creazione di atenei di serie A e di serie B, ma una distribuzione dei fondi che sia finalmente funzionale e che riconosca la funzione sociale, economica e culturale che le singole Università hanno per il contesto in cui sono inserite. Bisogna inoltre attivare politiche per attrarre e trattenere laureati nelle regioni del Sud: siamo da sempre convinti che un vero rilancio economico sia possibile solo impiegando e valorizzando chi possiede i più alti titoli di studio. Il ruolo dell’istruzione, e dell’Università, deve tornare centrale se vogliamo un Paese che, senza binari interni a doppia velocità, torni a crescere economicamente e culturalmente”.

Lorenzo Varponi

Responsabile Stampa UDU-Unione degli Universitari

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