Tutto cambia, ma la cultura dell’inclusione rischia di regredire

«Preoccuparsi del futuro lavorativo dei figli “socialmente deboli” – scrive Marino Bottà – dovrebbe essere una preoccupazione sociale e non solo familiare, ma purtroppo non è così e il protrarsi di questa situazione ci porterà verso una regressione della cultura dell’inclusione, con l’inevitabile riproposizione di soluzioni emarginanti. Anche perché non conoscere il passato o averlo dimenticato non ci aiuta nel percorso di sviluppo della cultura dell’inclusione sociale. Spetta dunque a ognuno di noi, dalle proprie periferie geografiche e sociali, farsi carico di un indispensabile cambiamento»

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Fonte Superando.it

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