Terza fascia per tutti i laureati. Come è cambiato il ruolo negli anni. Lettera

Ci fu un concorso, l’ultimo dei regolari, nel 1999.  Da lì, il vuoto normativo e solo confusione.

Chi si laureò dopo, anche solo nel 2000/2001 ha avuto la possibilità di un concorso aperto a tutti solo nel 2012, cioè dopo più di 10 dalla laurea, durante i quali ha dovuto lavorare per mantenere sè e la famiglia. Dal 2005 al 2009 c’è stata la SISS, due anni a pagamento con selezione, dopo 3-4 anni dalla laurea. Nel frattempo, con sacrifici e prima della SISS si erano intrapresi master, lavorando, che resero incompatibile la frequenza a entrambi i percorsi.

Nonostante tutto si lavorava comunque a scuola, con gli stessi compiti dei docenti di ruolo ma il più delle volte con cooperative o con partita Iva.

I soldi erano una necessità, l’amore per il lavoro e per gli studenti li faceva andare avanti, anche senza diritti, e non avevano tempo, nè soldi, per intraprendere battaglie legali, dovevano correre per guadagnarsi il pane e risolvere i problemi degli studenti e della scuola.

Arrivò il 2012, dopo quasi 12 anni, la mente non più lucida per concorsi con domande a bruciapelo soprattutto su logica matematica, nulla a che fare con la scuola, dove si lavorava quotidianamente.

Poi arrivarono i TFA, come per la SISS, per chi non era già seriamente impegnato in altri lavori, per chi poteva prendersi i permessi, per chi poteva pagare le rate oltre a quelle del mutuo e al mantenimento della famiglia.

Poi arrivò un PAS che però escludeva tutte le figure che gravitavano all’interno della scuola con gli stessi compiti e responsabilità, anzi spesso di più, di fatto, ma per via dei contratti diversi, non erano riconosciuti.

Arrivò la crisi di molte coop e aumentarono le difficoltà per le partite Iva e i progetti. C’erano le graduatorie di terza fascia e almeno si poteva continuare a fare lo stesso lavoro, ma questa volta con riconoscimento.
Poi arrivò il concorso 2016 (e suo prosecuio del 2018) per gli abilitati, anche quelli laureati ben oltre il 2000-01, che hanno avuto la fortuna di ricadere in un percorso formativo a ridosso della fine degli studi, senza una famiglia da mantenere. Ben venga per loro.

Poi arriva il 2019 e ancora una volta ci si dimentica di tutte quelle figure professionali che per 20 anni han vissuto di briciole ma han dato il cuore.
Li butteranno fuori, non avranno nemmeno più la possibilità di lavorare perchè la loro età li lascia in un limbo.

Hanno esperienza, competenza e saperi da vendere ma non hanno 25 anni.

Sono stati selezionati negli anni dagli studenti e dai presidi, ora dirigenti, sì perchè come i neolaureati sapranno bene, i dirigenti e le famiglie hanno tutti i poteri e possibilità per far licenziare un docente pubblico, e se questo non han fatto è perchè i docenti di terza fascia han svolto il servizio con merito. Quindi son selezionati.

Non si vuole impedire la strada ai giovani, è necessario dare a tutti la possibilità di stipulare contratti, inserendosi nelle graduatorie, mantenendo sempre, e non solo adesso, il doppio canale di assunzione, 50% concorso abilitante – 50% servizio con corso-concorso abilitante quale è il PAS, così come previsto dalla normativa degli enti pubblici.

Tutti devono avere uguali possibilità e dignità. Il turn-over nella scuola c’è sempre, e sono mille i diversi tipi e motivi delle supplenze. Tutti i laureati devono avere la possibilità di iscriversi in terza fascia. Tutti potranno lavorare, tentare il concorso e/o il corso-concorso pas, ogni 2 o 3 anni.
Tutti. #cinquantacinquanta 50%-50% #doppiocanale #dignità

(mediatore culturale e formatore, figlio di una precaria storica)

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Fonte Orizzonte Scuola

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