Terapie alternative, un convegno al Senato? La politica e l’attrazione per le pseudocure

Terapie alternative, un convegno al Senato? La politica e l’attrazione per le pseudocure

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Il Cicap (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) ha espresso forte preoccupazione per un convegno che si terrà il 29 settembre presso una sala del Senato riguardante la possibile introduzione di alcune terapie senza alcuna efficacia provata (cosiddette “medicine alternative”) all’interno del sistema sanitario nazionale.

Fermo restando il diritto di ciascuno di scegliere per sé stesso qualsiasi terapia (“libertà di cura”) e di professare qualsiasi idea al riguardo (“libertà di opinione”) le istituzioni pubbliche hanno il dovere di presentare una corretta informazione basata su fatti accertati e non di vendere illusioni con terapie che non hanno mai dimostrato di funzionare, le quali si basano su teorie pseudoscientifiche (la “dinamizzazione” o “il simile cura il simile”, per quanto riguarda l’omeopatia o i “flussi di energia” nel caso dell’agopuntura). Mentre ci sono profonde difficoltà nel reperire i fondi per farmaci innovativi, è discutibile che si auspichi invece di spendere soldi pubblici in terapie inefficaci.

Dopo poche ore dal comunicato stampa del Cicap, Walter Ricciardi, il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, si è espresso ritenendo che sia da accogliere “la richiesta fatta dal Cicap al Presidente Pietro Grasso di non promuovere pratiche antiscientifiche nei luoghi istituzionali”.

La politica è sempre stata attratta dalle pseudoscienze, forse perché formula promesse affascinanti che però non si possono mantenere. Di esempi se ne potrebbero portare a bizzeffe, a partire dall’inefficace chemioterapia detta “Metodo Di Bella”, un caso mediatico scoppiato alla fine degli anni 90 tramite il quale le forze di opposizione (soprattutto Alleanza Nazionale) attaccarono strumentalmente l’allora ministra della Salute Rosy Bindi (Pd). La verifica sperimentale di quelli che erano dei racconti privi di prove sostanziali costò ai contribuenti italiani qualcosa come circa 40 miliardi delle vecchie lire, in aggiunta a illudere tante persone.

Oggi esiste ancora un gruppetto di seguaci di Di Bella (i cosiddetti “Dibelliani”), sparuto ma rumorosamente attivo in rete, che ancora propaganda in modo fideistico le idee del compianto prof. I loro interventi sono stati ospitati per ben due volte sul blog di Beppe Grillo. Un loro “convegno scientifico” organizzato originariamente a luglio presso l’università di Bologna è stato poi invece ospitato dal gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle in una sala della Regione Emilia Romagna. Alcuni iscritti del Movimento hanno dimostrato delle simpatie per le terapie alternative. Lo stesso organizzatore del convegno presso il Senato di cui sopra, il Dr. Maurizio Romani, attualmente vicepresidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, era stato eletto nel 2013 tra le fila dei 5 Stelle anche se poi vi è stato espulso (ora è nel gruppo misto). Una regione a salda guida Pd, la Toscana, ha introdotto alcune terapie alternative presso un ospedale pubblico, quello di Pitignano in provincia di Grosseto, struttura salita all’onore delle cronache recentemente perché ha coordinato la distribuzione di cosiddetti “medicinali omeopatici” ai terremotati delle Marche, altra regione a guida Pd.

Tutte le forze parlamentari si sono trovate unite nell’approvare (praticamente all’unanimità) la “sperimentazione” nella vicenda Stamina. Questa è stata rappresentata come uno scontro tra “scienza e magistratura”. Come osservato da Laura Margottini, una delle giornaliste che per prima sollevò il caso, questa visione è almeno semplicistica.

È chiaro che una volta scoppiata la questione non c’erano soluzioni semplici. Ma qual è stato il peccato originale? Probabilmente l’introduzione di una pseudocura presentata come “terapia compassionevole” in un ospedale pubblico (quello di Brescia), e il maldestro tentativo della politica, tramite una legge inapplicabile, di sperimentare qualcosa che non aveva nemmeno i requisiti per essere definito “terapia”. Proprio grazie all’indiretto riconoscimento istituzionale, alcuni giudici autorizzarono anche per altri pazienti questo trattamento, perché si ipotizza ragionevolmente che in un ospedale pubblico si somministrino terapie efficaci e non Olio di Serpente. Senza il maldestro intervento politico, probabilmente la vicenda Stamina sarebbe rimasta relegata nel sottoscala ove i biologi russi preparavano inizialmente i primi intrugli e non esplosa come caso nazionale. Va riconosciuto che è stata poi la magistratura a bloccare il tutto sequestrando ciò che era inutile e dannoso per la salute dei pazienti.

Bisogna prestare quindi molta attenzione a cosa si pubblicizza con leggerezza presentandolo come potenziale “cura”, perché l’aver tenuto un seminario in una sede istituzionale può essere poi sfruttato per accreditare qualcosa in modo alternativo a solidi dati scientifici. E l’esperienza insegna quando le situazioni sfuggono di mano, è molto difficile porvi rimedio.

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Marco Bella

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