Telefonino in classe? Occasione per educare studenti. Floridia (M5S): Miriamo a formare 30.000 docenti

Convegno, che non dimentica le radici tecnologiche e digitali della piattaforma su cui è stato concepito in maniera straordinaria e rivoluzionaria. Con il digitale è cambiato il mondo, è cambiato il giornalismo, sono cambiate le imprese, è cambiata l’informazione. Solo la scuola sembra non accorgersi che il futuro è già in vigore e, a parte tante lodevoli, sporadiche esperienze, ci si limita ancora a snobbare le tecnologie e magari a demonizzare e proibire l’uso dello smartphone nelle aule. Con il risultato che milioni di bambini e ragazzi sono abbandonati a sé stessi come si farebbe con un motorino affidato a minorenni senza insegnare loro a guidarlo ad avere consapevolezza delle regole e dei rischi connessi alla guida. Non solo rischi e pericoli, ma anche opportunità. “Il telefonino – osserva la senatrice Cinquestelle, Barbara Floridia, componente della Commissione Cultura, organizzatrice del convegno e animatrice di un disegno di legge al Senato per l’educazione digitale che dovrebbe convergere con l’altra proposta legislativa sull’educazione civica proveniente dalla Camera – è uno strumento prezioso nelle mani dei nostri ragazzi”.

Ora il governo fa sul serio. Non solo ha stanziato alcune decine di milioni di euro per l’educazione digitale nelle scuole, ma parte di questi soldi è già arrivata in alcuni plessi dopo che gli istituti avevano aderito ai bandi del Miur. “Parlare di educazione digitale è ormai urgente e imprescindibile – insiste la senatrice Floridia, che è pure Referente E-learning della piattaforma Rousseau. “Abitiamo quotidianamente ambienti virtuali in cui agiamo e ci relazioniamo come identità digitali ma nessuno ci ha insegnato a farlo”. La Scuola deve essere protagonista in questo percorso e fornire ai ragazzi gli strumenti necessari per acquisire consapevolezza dei diritti e dei doveri che hanno in qualità di cittadini digitali. Per questo il governo ha stanziato delle risorse e cominciato a formare i docenti.

E’ così, senatrice Barbara Floridia?

Abbiamo mosso le acque. Abbiamo stanziato 22 milioni per gli ambienti digitali e altri 13 per la formazione dei docenti e la gestione dei team dei docenti esperti. In più siamo riusciti a formare nelle scuole di Lombardia e in Sicilia – a Milazzo e Palermo – molti docenti sull’educazione digitale, in sinergia con Telefono Azzurro e Google Italia. Miriamo a formare 30.000 docenti in tutta italia”.

Di che cosa si tratta, in concreto?

Portiamo il progetto nelle scuole, con formatori accreditati dal Miur, i quali formano gratuitamente i docenti sulle tecnologie e sull’uso digitale. Io stessa ho voluto assistere come uditrice ai percorsi di formazione in corso a Messina, per formarmi e anche per comprendere il livello di qualità e posso dire che è altissimo”.

Sembra di partire dall’anno zero. Com’è la situazione nelle scuole in questo momento?

Non è poco stanziare 35 milioni, far partire la formazione con un colosso come Goole – nel ruolo di partner che investe risorse, i formatori, accreditati dal Miur, sono del Telefono Azzurro – e iniziare in Senato un’iniziativa così importante sull’educazione digitale. Faremo inserire i nuovi linguaggi digitali nelle linee guida dell’Alternanza scuola e lavoro. Ai docenti e ai nostri ragazzi sfuggono ancora termini come bitcoin, big data e tanti altri e molte volte i ragazzi non sanno quali siano le regole della rete. E’ come dar loro in mano una macchina senza preoccuparci che abbiano la patente. La guidano in automatico ma se non insegniamo loro le regole rischiano di farsi male. Tra l’altro è partito il disegno di legge sull’educazione civica alla Camera e io al Senato ho previsto l’introduzione dell’educazione digitale all’interno dell’educazione civica. Ripeto, abbiamo già stanziato 35 milioni, molte scuole hanno già aderito al bando e ottenuto i fondi. Per quanto concerne la formazione dei docenti – insisto – abbiamo iniziato a farla con un altro canale con il contributo di Google e l’apporto di Telefono Azzurro. Abbiamo praticamente già iniziato a fare quello che è previsto nel disegno di legge. Intanto abbiamo terminato le audizioni, affinché il ddl sia completo e perfezionato al meglio”.

Ora che cosa accadrà?

Partiamo da questo convegno, cui teniamo molto, che racconta peraltro il profilo del Movimento. Noi stessi siamo partiti da una piattaforma digitale e sappiamo dell’opportunità e dei limiti del digitale e della sua velocità. Abbiamo iniziato su più fronti, siamo entrati nelle scuole e ora il convegno serve per approfondire i temi. Abbiamo intenzione di continuare la nostra azione nei territori, dove vivono i ragazzi, le famiglie. I ragazzi vivono gli ambienti digitali e non vanno lasciati soli. Guidano il motorino ma se non si conoscono le regole, finisce che hanno uno strumento meraviglioso senza saperlo guidare. E le famiglie: la formazione è aperta anche a loro. Le grandi agenzie formative sono le famiglie e le scuole. Il convegno nasce per dare risonanza a questa tematica. Vede, si è rivoluzionato il giornalismo, abbiamo rivoluzionato la politica con il nostro Movimento, un po’ ci stanno copiando tutti, e va bene, l’importante è che quando arriva la nuova era la sai gestire con consapevolezza e non si sia istintivi sul web, perché deve essere chiaro che il cambiamento non lo devi subire ma gestire. La maggior parte dei lavori del futuro saranno nel telefonino dei ragazzi, e loro hanno un potenziale nelle mani, se lo usano solo per chattare sprecheranno tante occasioni”.

Eppure si continua a criminalizzare l’uso del cellulare a scuola

Infatti, non ci ha mai fatto impazzire il progetto Gelmini. Devi moderare, non privare i ragazzi di un ambiente che già esiste. Se lei proibisce il cellulare ai ragazzi l’istinto sarà quello di esserne attratti. Noi stessi lo abbiamo usato come eccezionale strumento di democrazia. I giovani devono saperlo usare per formarsi, ma anche per produrre, per raccontare e non solo per vivere il sociale. Inoltre dobbiamo insegnare loro che hanno dei diritti e dei doveri digitali. Lo schermo non ti deve far dimenticare che sei un cittadino”.

Lei ha più volte parlato in questi anni del nuovo uomo digitale e dei suoi diritti

Il nuovo cittadino digitale è privo di diritti. Ciascuno deve sentire di meritare questi diritti. Si deve innamorare di tutto questo. Ed è la direzione verso cui stiamo andando. Parliamo di diritto alla privacy. Del diritto alla parola, che finisce dove inizia il diritto degli altri di essere rispettati, del diritto all’oblio, cioè di essere dimenticati dalla rete. Del diritto alla trasparenza. Settecento individui hanno ceduto il proprio figlio in un contratto fake usato da alcuni avvocati per dimostrare come fosse facile cadere nelle trappole. Firmiamo di tutto. Se il web è veloce deve essere veloce anche la possibilità di informarsi. Ma esistono anche dei doveri. Nella velocità dimentichiamo di avere dei doveri. Il dovere di filtrare, di pensare. Non dobbiamo dimenticare di pensarci e se non ne parliamo i cittadini stessi dimenticano. Stiamo lavorando in maniera indefessa su questo tema di portata mondiale sul piano della tutela dei diritti. E’ stato detto che se non sarai tu a interessarti di internet sarà lui a interessarsi di te. Tutto è cambiato e il cittadino digitale deve essere accompagnato nella consapevolezza dei diritti e dei doveri, siamo dei cittadini potenziati. E noi non possiamo, come legislatori, fare leggi che non tengono conto dell’era e della funzionalità del digitale. Come Commissione cultura ci teniamo molto, l’educazione digitale è fondamentale, non basta parlare di Cyberbullismo, la legge di due anni orsono dedicata a questo fenomeno non è sufficiente, non basta avere internet a scuola, è fondamentale la formazione”.

Nei giorni scorsi abbiamo intervistato l’on Valentina Aprea (FI) promotrice di una mozione su analoghi argomenti. Qualcosa si muove.

So che dopo che noi abbiamo manifestato l’idea di partire con l’educazione digitale, tanti altri ci hanno seguiti. Siamo contenti di poter dire che siamo tutti d’accordo, che la nostra idea sia anche l’idea di altri e che loro tramite noi la possano realizzare”.

Lei è la Referente E-learning della piattaforma Rousseau. Come avete vissuto la formazione digitale che vi ha portati al successo e come la vivete in questo momento?

I nostri iscritti non devono iscriversi al Movimento e candidarsi senza consapevolezza. Abbiamo la formazione a distanza che prevede lezioni per spiegare il funzionamento delle istituzioni affrontando tematiche in un modo che va oltre la formazione tradizionale, per diventare sindaci, consiglieri comunali, e così per tutti i livelli. Pensi che quando è arrivato il bilancio armonizzato noi lo avevamo già in piattaforma per la formazione. Per noi è importante, è questa la nuova frontiera della politica”.

Il convegno “Educazione digitale: le nuove frontiere della formazione” si terra il 4 aprile 2019 alle ore 15 presso la Biblioteca del Senato “G. Spadolini” in Piazza della Minerva 38 a Roma. Interverranno come relatori: il sottosegretario alla Difesa Angelo Tofalo; Enrica Sabatini, docente di psicologia dell’apprendimento multimediale; Nunzia Ciardi, direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni della Polizia di Stato e Laura Lecchi, avvocato ed esperta in materia di privacy, nuove tecnologie e contratti del diritto dell’informatica la senatrice Michela Montevecchi, vicepresidente della commissione cultura: modera Barbara Floridia.

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Fonte Orizzonte Scuola

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