Successo formativo non dipende dal “quanto” ma dal “come” si snoda il percorso scolastico. Lettera

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Il problema di fondo è se il numero di anni di formazione incida veramente sulla preparazione in uscita dalla scuola secondaria o se invece il successo formativo degli studenti dipenda dalle modalità di erogazione del servizio stesso.

Sono convinta che un sistema più flessibile sarebbe in grado di produrre ottimi risultati d’apprendimento, anche con un percorso di formazione secondaria che si chiuda col compimento della maggiore età.

Se una revisione dei cicli inizia ad apparire opportuna, l’obiettivo a cui guardare ritengo debba essere quello di una vera personalizzazione dei percorsi di studio che si basi sulle attitudini degli studenti e la valorizzazione dei loro interessi.

Come altri, ritengo che l’attuale sistema di formazione per alcuni ragazzi ponga dei vincoli troppo forti.

La scelta del percorso da svolgere alla secondaria di secondo grado ritengo sia troppo anticipato e condizionato dall’eventuale insuccesso scolastico alla scuola secondaria di primo grado.

Il motivo della percezione di una propria incompetenza scolastica da parte degli studenti in uscita dal primo ciclo di istruzione credo risieda nell’improvvisa richiesta prestazionale a cui sono sottoposti gli undicenni con l’ingresso alla scuola media.

Lo stacco dal sistema della scuola primaria è duro, in quanto non solo il numero dei docenti aumenta in modo deciso, ma aumenta enormemente la complessità epistemologica delle materie studiate.

Quello che prima era considerato un bambino diviene all’improvviso un ragazzo che deve sapersi organizzare in autonomia, la complessità terminologica delle materie di studio subisce un salto quantico (vedasi per esempio la terminologia usata nei testi scolastici già dal primo anno), il carico di studio aumenta del doppio o del triplo rispetto al percorso precedente.

Ciò che avviene è che laddove le famiglie parlano adeguatamente la lingua italiana, hanno una buona cultura e in più spirito d’adattamento, tempo ed energie da dedicare alla nuova situazione lo studente si salva, laddove mancano uno o più di questi fattori inizia il declino scolastico dello studente.

In poche parole il successo scolastico alle medie credo sia troppo determinato dalla provenienza socio-culturale delle famiglie e già una prestazione scolastica poco brillante al termine della classe seconda induce a un probabile proseguimento degli studi in un percorso di tipo professionalizzante.

Ciò che occorrerebbe è invece un percorso di transito verso la scuola superiore più graduale, articolato e flessibile. Ecco perché sono favorevole all’allungamento di un anno della scuola primaria (portando complessivamente a 6 gli anni di studio) e a una diversa articolazione della scuola secondaria.

A una secondaria di primo grado di tre anni, dovrebbe seguire una secondaria di secondo grado con una durata flessibile dai 3 ai 4 anni.

Tutta la scuola secondaria andrebbe basata sulla graduale personalizzazione e diversificazione degli interventi didattici, ovvero predisponendo un’organizzazione modulare non per gruppo di età, bensì per livello di competenze in uscita dal modulo frequentato.

Ciò significherebbe che già all’interno della secondaria di primo grado a uno studente dovrebbe essere data la possibilità di seguire corsi di base o avanzati di una data disciplina e corsi caratterizzanti degli studi successivi, a seconda dei bisogni formativi dello studente e in funzione dell’orientamento, con certificazione finale dei livelli di competenza raggiunti. Questo consentirebbe a tutti gli studenti di studiare le medesime discipline, ma per un numero di ore diverso e con un diverso livello di approfondimento certificato alla fine del percorso annuale e, soprattutto, offrirebbe la possibilità di costruirsi un percorso individuale atto ad affrontare meglio gli studi superiori, modificabile di anno in anno (in base all’offerta formativa della scuola e in base a ripensamenti individuali).

Anche la secondaria di secondo grado dovrebbe offrire percorsi di base e avanzati, con certificazione delle competenze finali raggiunte dal singolo studente in ogni corso frequentato, mantenendo però la specificità del proprio indirizzo liceale o tecnico e offrendo la possibilità di aggiungere un anno di studio oltre al terzo per conseguire una migliore preparazione in funzione degli studi successivi o in funzione del recupero di carenze individuali.

Una simile struttura non potrebbe che essere concepita se non a due condizioni: prevedere un unico livello stipendiale per gli insegnanti della scuola secondaria; prevedere un diverso accorpamento degli istituti, separando le scuole primarie dalle secondarie e creando invece degli istituti comprensivi che tenessero al loro interno i due gradi di scuola secondaria: ciò in funzione dell’offerta di corsi caratterizzanti alla secondaria di primo grado e di corsi di base per la secondaria di secondo grado.

Il cambiamento organizzativo sarebbe drastico, ma consentirebbe di elevare l’obbligo scolastico a 18 anni, di eliminare il problema delle bocciature e di assecondare gli studenti nelle loro inclinazioni in modo più flessibile.

Michela Giangualano

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