Stipendi al palo, precariato e rinnovo contratto, oggi si decide se sarà sciopero. Interroghiamo i sindacati

“La convocazione di oggi, 4 aprile, al Ministero del Lavoro – fa eco la Cisl scuola a poche ore dal confronto per la conciliazione, preludio di un possibile sciopero generale della scuola – è una risposta burocratica che non consentendo il minimo confronto di merito sulla piattaforma sindacale renderebbe inevitabile la proclamazione dello sciopero generale del comparto”. Secondola Uil Scuola “c’è un’emergenza stipendiale del comparto scuola. Occorre trovare le risorse, come è stato fatto per i dirigenti”.

La Cisl Scuola insiste: “Abbiamo indicato in modo molto puntuale i temi alla base della mobilitazione, che non è una generica espressione di disagio e protesta, ma la rivendicazione di risposte immediate su questioni assolutamente urgenti e per noi ineludibili. Porre le basi, anzitutto economiche, per un rinnovo contrattuale che dia risposte significative a un’emergenza salariale nota a tutti. Ad oggi per il personale del comparto istruzione e ricerca si profilano aumenti che sono meno della metà di quelli ottenuti col contratto precedente.

Decisioni urgenti sono necessarie anche per evitare che la precarietà continui a dilagare, anziché ridursi. Una situazione non solo ingiusta, ma anche del tutto illogica: non si vede infatti per quale ragione non si possa rendere stabile il lavoro su decine e decine di migliaia di posti che non hanno nulla di “provvisorio”, essendo invece indispensabili per l’ordinario svolgimento delle attività. Attività che la scuola offre grazie al lavoro di precari condannati a rimanere tali per chissà quanto tempo, salvo sentirsi dire che per essere assunti stabilmente sul lavoro che stanno facendo da anni “devono essere selezionati”. Chiediamo interventi urgenti, senza i quali il prossimo anno scolastico vedrà moltiplicarsi problemi e disagi. Trasformare il tentativo di conciliazione in un mero adempimento burocratico significherebbe non aver colto le ragioni della nostra richiesta, sarebbe un atto incomprensibile che aprirebbe la strada all’inasprimento inevitabile della mobilitazione”.

Ma che cosa succederà, secondo le previsioni dei sindacati? “Il Miur non sappiamo se partecipa per conciliare. Non mi sembra ci siano tanti spiragli. Abbiamo bisogno del tavolo per portare le nostre ragioni. Tenteremo di riaprire il dialogo”, spiega Lena Gissi, leader nazionale della Cisl Scuola.

Quali sono i temi? “I temi sono quattro. Rinnovo contratto, stabilizzazione precari, valorizzazione del personale Ata e regionalizzazione dell’istruzione. Quanto al contratto, occorre istituire un fondo per la scuola, solo per la scuola. All’interno del pubblico impiego la scuola è posizionata sul gradino più basso. Un fondo dove far confluire vari finanziamenti, dal bonus per la formazione alla card: tanti rivoli che potrebbero alimentare un fondo per la sola scuola. Poi ci vuole un atto di indirizzo. Quanto agli Ata, questo personale non svolge più attività tradizionale, ci sono ora diverse esigenze, richieste continue e pressanti, i dipendenti devono essere formati e reclutati con attenzione ai nuovi impegni”. Concorso e regionalizzazione. “Ci parlano solo di concorso ordinario. Quello è una strada per coprire i posti vacanti. Ma serve altro. Ci sono tanti supplenti che hanno maturato anni di esperienza, ci sono le Gae, ci sono i concorsi in fase di espletamento e altri finiti nel 2016, c’è tanto personale che potrebbe abilitarsi e avere un orizzonte. Serve poi anche una discussione a trecentosessanta gradi sulla terza fascia. Di fronte a 150 mila supplenze annuali, a questa gente possiamo dare una risposta, un obiettivo o dobbiamo dire ancora “aspettate!”. La discussione sulla regionalizzazione della scuola è fumosa e incerta. Siam odi fronte a intese che non aprono a discussioni con nessuno. Insomma c’è un panorama molto negativo, con quattro temi ampiamente discussi e richieste per aprire i tavoli. C’è una chiusura che non riusciamo a comprendere dopo una disponibilità iniziale. Si sono richiusi. Non si sa perché ma ognuno offende la gente di scuola, prende posizioni un po’ strane, non capiamo, non c’è visione di quel che si può fare a scuola. Siamo sconcertati, non pensavo. Sarebbe per me la prima proclamazione di uno sciopero e non pensavo di arrivarci. La conciliazione del 4 aprile è importante, vedremo. Non abbiamo motivo per rinunciare a tutti i possibili tavoli, li apriremo e ci siederemo con la speranza che qualcuno ci porti delle risposte”.

Elena Serafini, segretaria nazionale dello Snals si attende “delle risposte, poi prenderemo una decisione ed eventualmente decideremo lo sciopero. Il contratto è in soffitta dal 31 dicembre scorso ed è dunque necessario aprire una nuova farse contrattuale anche se le risorse in Finanziaria sono irrisorie, molto scarse per poter aprire una stagione contrattuale. Poi c’è la situazione del precariato: abbiamo dei docenti che sono da decenni precari e non si intravede alcuna possibilità di stabilizzazione di questo personale”. Ma ci sono altre preoccupazioni. “Ci preoccupa la quota 100 perché i posti non andranno alla mobilità, a causa dei ritardi. Abbiamo già qualche dubbio per le immissioni in ruolo e ci sarà un’apertura dell’anno nuovo ancora con tanti precari”. E ancora. Si parla di concorso ordinario, “ma noi avevamo ipotizzato concorsi veloci”. Perché? “Perché conviene tenere in carico i precari in quanto, se ci sono esigenze finanziarie e devo tagliare, è più facile tagliare lì. E’ la legge dell’economia che regola tutto, si cerca di economizzare e la scuola si regge sul precariato e ancor di più l’anno prossimo”. Nelle preoccupazioni dello Snals c’è sempre la valorizzazione del personale Ata: “E’ assolutamente da tutelare – spiega Serafini – Sta arrivando di tutto e di più nelle segreterie scolastiche e il personale non solo lavora a pieno ritmo ma va a coprire mansioni sulle quali non è formato. Si pensi alla valutazione delle pensioni su quota 100. L’organico va adeguato e si deve dare la possibilità di chiamare supplenti, poiché oggi fino a 10 giorni di assenza del titolare non si può chiamare un supplente. Poi pensiamo alla carenza di Dsga e la carenza tamponata dagli assistenti amministrativi, manca il concorso, le scuole si troveranno in grandissima difficoltà perché a non avere i direttori dei servizi amministrativi non so come si farà ad avviare lo anno scolastico con tante reggenze”. Quanto alla regionalizzazione dell’istruzione, Serafini spiega che “non si può ipotizzare di frantumare l’istruzione nazionale. Tutti devono avere le stesse opportunità, da Lampedusa al Trentino. Dobbiamo cercare di trasmettere questo principio che è sacrosanto, tutti devono avere uguali possibilità di diventare cittadini del domani. Parliamo tanto di istruzione e poi non si vuol dare la stessa opportunità a chi studi in Puglia e in Trentino? Non va bene. Per questo lotteremo. Già oggi, se si pensa al tempo prolungato al Sud, mancano strutture e mense strutture parallele. Mentre al Nord, è più semplice anche per i mezzi di trasporto. Non possiamo consentire che le differenze diventino ancora più evidenti”.

Per la Uil scuola, nelle parole del segretario nazionale Pino Turi, “se giovedi non ci saranno le risposte, sarà sciopero. Chiediamo il finanziamento e il rinnovo del contrato, la soluzione immediata del precariato, opponiamo un no alla regionalizzazione della scuola e pretendiamo la valorizzazione del personale Ata e degli uffici di segreteria che sono allo sbando”. Quante possibilità ci sono secondo la Uil che si sblocchi il contratto? “Noi abbiamo chiesto – risponde Turi – ma sembra che non ce ne siano. C’è la preoccupazione seria che la scuola sia il bancomat per risolvere i problemi del paese”. In campagna elettorale tutti bravi a promettere stipendi europei per i docenti, ma “le promesse fatte in campagna elettorale devono essere portate su un piano istituzionale. Il sindacato deve dare delle risposte in maniera collettiva e non individuale – una volta vorrebbero parlare con i precari, poi con i docenti di ruolo – noi non accettiamo la disintermediazione, non si può pensare che il governo possa parlare con milioni di persone, deve parlare con i sindacati. Noi abbiamo un compito di rappresentanza e il governo ci deve dare conto. Aspettiamo il 4 aprile per vedere cosa ci dicono se c’è la volontà di aprire i tavoli o saremo pronti allo scontro. Chiediamo che siano reperite le risorse per aumentare gli stipendi dei docenti che sono al lumicino nell’ambito del Pubblico impiego e in Europa. C’è un’emergenza stipendiale del comparto scuola. Occorre trovare le risorse, come è stato fatto per i dirigenti”.

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