Sostegno, Rapisarda: 41% alunni cambia docente e poco coinvolti nella rivoluzione informatica [INTERVISTA]

Orizzonte scuola ha sentito il Consigliere della Federazione Pro Ciechi, nonché esperto di inclusione, Gianluca Rapisarda per commentare insieme i dati forniti dall’ISTAT.

D: Quanti sono gli alunni con disabilità e con sostegno nel nostro Paese?

R: Secondo l’indagine ISTAT, che ha esteso la sua osservazione a tutto il nostro sistema di istruzione e formazione, dalle scuole dell’infanzia alle scuole secondarie di secondo grado (interessando complessivamente 56.690 scuole), gli alunni con disabilità e con sostegno frequentanti gli istituti italiani di ogni ordine e grado nell’a.s. 2017-18 sono 272.167, vale a dire il 3,1% del totale degli iscritti.

Nelle scuole primarie e secondarie di primo grado sono poco più di 165 mila ed i maschi sono più del doppio delle femmine. L’incremento degli alunni con sostegno si osserva per ogni tipologia di difficoltà. Le problematiche più frequenti sono di tipo cognitivo e riguardano il 46% degli alunni con disabilità; seguono i disturbi dello sviluppo (25%) e quelli del linguaggio (20%).

D: Quali sono le principali problematiche emerse?

R: Mi verrebbe da dire anno nuovo ma vecchi problemi. Infatti, da un’attenta analisi dei dati ISTAT, rileviamo il persistere delle tradizionali ed ataviche criticità del nostro sistema inclusivo.

D: A cosa si riferisce?

R: Innanzitutto alle barriere architettoniche. Nonostante i proclami dei governi susseguitisi durante l’anno scolastico 2017-18, infatti, soltanto il 32% delle scuole risulta accessibile e la percentuale scende al 26% nelle scuole del Sud.

Per non parlare poi delle barriere senso-percettive che impediscono gli spostamenti degli allievi con disabilità sensoriali (sordi e ciechi): la percentuale di scuole accessibili si riduce in tal modo al 18% e anche stavolta, guarda caso, la quota più bassa si registra nelle regioni del Mezzogiorno.

D: Attualmente la scuola italiana sta conoscendo un grande fermento e notevoli cambiamenti, anche e soprattutto grazie all’introduzione del cosiddetto Piano Nazionale della Scuola Digitale (PNSD). Tale “rivoluzione informatica” sta coinvolgendo anche gli studenti con sostegno, migliorandone il processo d’inclusione scolastica?

R: Nient’affatto! Infatti, Per il 9% degli alunni che si avvalgono del sostegno gli ausili didattici utilizzati risultano poco adeguati alle loro esigenze. Inoltre, La collocazione delle postazioni informatiche in classe (ad es. PC con sintesi vocale per non vedenti) è sporadica ed è presente in meno di metà delle scuole. Ciò spiega perché, in base al report dell’ISTAT, una scuola su quattro risulta carente di postazioni informatiche dedicate ai bisogni “speciali” degli alunni con disabilità e con sostegno.

D: Cosa ci dice dei dati riguardanti i docenti per il sostegno e la loro formazione?

R: Malgrado il tentativo di riformare il sostegno con il D. Lgs 66/17, attuativo della Buona Scuola, in merito all’inclusione scolastica dei nostri ragazzi ed alla formazione specifica degli insegnanti specializzati, possiamo parlare, senza timore di essere smentiti, di una Pessima Scuola.

In Italia, i docenti per il sostegno sono circa 156 mila, con un rapporto di 1,5 alunni per insegnante. Vi è una maggiore assegnazione di insegnanti per il sostegno nelle regioni meridionali con un rapporto di 1/3 alunni. Il 36% degli insegnanti per il sostegno viene selezionato dalle graduatorie d’istituto con docenti “in deroga” ed a volte neanche abilitati, poiché quelle degli insegnanti specializzati non risultano sufficienti a soddisfare la domanda.

Questo fenomeno è più frequente nelle regioni del Nord dove la quota sale al 49% mentre si riduce al 21% al Sud.

D: Cosa determina quest’eccessivo ricorso ad insegnanti precari e “ballerini” per il nostro sistema di inclusione?

R: La diretta e quasi naturale conseguenza di ciò è che, nel nostro Paese, un’altissima percentuale di docenti per il sostegno è priva di una formazione specifica ed adeguata al ruolo. Se ad essi si aggiungono i docenti con specializzazione assunti anch’essi come supplenti annuali appare chiaro che in moltissimi casi non è possibile assicurare agli alunni con disabilità e con sostegno in nessun modo nemmeno la continuità didattica.

Dai dati, infatti, emerge che se nell’anno scolastico 2017-18 il 33% dell’intera popolazione scolastica si sono trovati con almeno un insegnante nuovo in classe, è andata ancora peggio agli alunni che fruiscono del sostegno, perché almeno 100.000 di loro (il 41%) hanno cambiato il docente di sostegno, costringendo spesso e volentieri le loro famiglie a ricorrere ai giudici per il riconoscimento dei loro diritti. Infatti, dall’esame dell’indagine, registriamo che circa il 5% delle famiglie ha presentato ricorso al Tar per ottenere l’aumento delle ore di sostegno. Nel Mezzogiorno la percentuale di ricorsi è doppia rispetto a quella del Nord (rispettivamente 6% e 3%).

Inoltre, come se non bastasse, , nell’anno scolastico 2017/2018, nel 13% delle scuole italiane nessun insegnante di sostegno ha frequentato un corso specifico sulle tecnologie educative, nel 61% delle scuole soltanto alcuni, mentre nei restanti casi (26%) tutti gli insegnanti hanno frequentato almeno un corso. Solo nella metà delle scuole italiane tutti gli insegnanti sono in grado di utilizzare la tecnologia a supporto della didattica inclusiva.

D: Quante ore di sostegno vengono assegnate settimanalmente?

R: In Italia, sono assegnate in media 14 ore di sostegno settimanali e il loro numero, nel corso dell’a.s. 2017-18, ha subito un incremento del 14%, pari a 1,7 ore in più a settimana.

Senza parlare poi della presenza in classe pure degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, che ricevono mediamente 3 ore di supporto settimanali.

D: Tale incremento del numero medio di ore di sostegno settimanali ha contribuito a rendere qualitativamente più efficace ed efficiente il sistema inclusivo del nostro Paese?

R: Sfortunatamente no. Ce lo dimostrano ancora una volta i dati da noi raccolti grazie al report ISTAT, sulla scorta dei quali rileviamo che Gli alunni che hanno difficoltà di autonomia passano la maggior parte del loro tempo all’interno della classe (in media 27,4 ore settimanali per la scuola primaria e 25,3 per quella secondaria). Essi svolgono invece attività didattica al di fuori della classe solo per un numero residuale di ore, in media 3 ore settimanali nella scuola primaria e 4 nella scuola secondaria di primo grado. Il numero di ore svolte al di fuori della classe è maggiore nelle scuole del Nord e più basso nel Mezzogiorno, per entrambi gli ordini scolastici.

Come dire che, nonostante il tanto decantato D. Lgs 66/17 varato dall’Esecutivo Gentiloni e l’imminente riforma del sostegno già preannunciata dall’attuale Governo, in Italia, la strada da fare è ancora molto lunga per garantire agli alunni con disabilità e con difficoltà un autentico e proficuo processo di inclusione.

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Fonte Sostegno – Handicap – Orizzonte Scuola

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