Settimana corta, per il TAR migliora didattica e gestione scuola

Il TAR Lazio nel caso di specie respinge il ricorso difendendo in sostanza la “settimana corta” con delle motivazioni articolate che potranno essere utili per avviare delle riflessioni all’interno delle varie istituzioni scolastiche.

Fatto

I ricorrenti impugnavano la Deliberazione assunta da una scuola on la quale è stata approvata, con decorrenza immediata per il prossimo anno scolastico la variazione del calendario scolastico settimanale, dai precedenti sei giorni, comprensivi del sabato, a cinque giorni, ovvero dal lunedì al venerdì, per tutte le classi dell’Istituto; nonché per l’annullamento di tutti gli atti presupposti, preparatori, antecedenti o conseguenti o comunque connessi, ivi compresa, la decisione assunta in materia dal Collegio Docenti. In particolare i ricorrenti lamentavano la lesione del proprio legittimo affidamento nei confronti della scuola che, nonostante le recenti riforme prevedano la possibilità della c.d. settimana corta, aveva mantenuto, fino all’anno scolastico i riferimento, la frequentazione scolastica per sei giorni a settimana lamentando una pluralità di violazioni. Il ricorso verrà respinto con i motivi che ora seguiranno.

La normativa

“Innanzitutto, rientra evidentemente nell’autonomia didattica ed organizzativa dell’amministrazione scolastica, ai sensi degli artt. 4 e 5 del d.p.r. n. 275/1999, ogni decisione inerente l’organizzazione e la programmazione delle attività didattiche, ivi inclusa la relativa calendarizzazione delle ore di lezione nell’arco dei giorni della settimana. Nella materia de qua l’autonomia organizzativa delle istituzioni scolastiche resta improntata al criterio della “flessibilità” come riconosciuto dal comma 3 dell’art. 5 cit. a tenore del quale: “L’orario complessivo del curricolo e quello destinato alle singole discipline e attività sono organizzati in modo flessibile, anche sulla base di una programmazione plurisettimanale, fermi restando l’articolazione delle lezioni in non meno di cinque giorni settimanali e il rispetto del monte ore annuale, pluriennale o di ciclo previsto per le singole discipline e attività obbligatorie”. (…) Come si è anticipato, alle istituzioni scolastiche è riconosciuta la facoltà di adottare tutte le forme di flessibilità ritenute opportune e funzionali alle esigenze didattiche, attraverso la pianificazione modulare del monte ore annuale di ciascuna disciplina ed attività, ferma restando l’articolazione delle lezioni in non meno di cinque giorni settimanali ed il rispetto del monte ore annuale o pluriennale del ciclo previsto per le singole discipline ed attività obbligatorie.”

Se la scelta della settimana corta è adottata con adeguata istruttoria può non dirsi illogica

“Nella specie, la scelta dell’orario settimanale, rimessa all’autonomia ed alla discrezionalità organizzativa della scuola, è stata esercitata in armonia e coerenza con l’intera offerta normativa programmata, non risultando intaccato il monte ore ivi assegnato per ciascuna disciplina, ed indirizzo di studi. Essa, inoltre, non può dirsi illogica né arbitraria, in quanto è stata adottata con il supporto di un’adeguata istruttoria ed esplicitando le ragioni della scelta funzionalizzata all’allineamento del modulo settimanale agli standard nazionali, regionali ed europei, nonché a consentire agli studenti di usufruire del tempo occorrente per l’approfondimento di interessi personali, culturali, sportivi e di volontariato.”

La settimana corta può comportare dei miglioramenti nella vita della scuola

“Il passaggio dai sei ai cinque giorni della settimana scolastica consente infatti, nella valutazione del Collegio dei Docenti, di migliorare la distribuzione dell’impegno e del recupero psicofisico degli Studenti, di ottimizzare la presenza dei Docenti e del Personale amministrativo concentrandoli in un numero inferiore di giornate, di articolare in modo più funzionale la didattica con il raddoppio più frequente delle ore delle diverse discipline diminuendone la dispersione, di incrementare la possibilità di rientro pomeridiano per le possibili attività extracurricolari per la maggiore presenza dei Collaboratori scolastici al pomeriggio, oltre al risparmio energetico derivante da un giorno di chiusura (il sabato).”

Sul principio del legittimo affidamento

“Il principio del legittimo affidamento rileva quando l’azione della Pubblica Amministrazione pregiudichi sostanzialmente la posizione giuridica soggettiva di interesse del cittadino che abbia già acquisito una ragionevole stabilità. Invero il principio del buon andamento di cui all’art. 97 Cost. impone all’Amministrazione l’onere di valutare continuamente la scelta dei mezzi e le modalità per la miglior realizzazione e cura dell’interesse pubblico. Nel caso in esame l’Amministrazione scolastica ha valutato, nell’esercizio della discrezionalità che le è attribuita per legge in materia, che l’articolazione dell’offerta didattica in cinque giorni a settimana in luogo di sei fosse più idonea all’effettiva ed efficace implementazione dell’insegnamento.

Quali le opportunità della settimana corta?

“ La valutazione effettuata dall’Amministrazione scolastica del -OMISSIS-è del tutto ragionevole ove si consideri che, come correttamente rilevato dalla difesa erariale, la rimodulazione dell’offerta didattica in cinque giorni in luogo di sei consentirebbe:

1) una distribuzione migliore dell’impegno nello studio degli Studenti;

2) una più razionale ed efficiente gestione del personale scolastico;

3) una più efficace articolazione della didattica;

4) il superamento del problema delle numerose assenze, mediamente più di cento, e delle uscite anticipate, mediamente più di venti, che gli Studenti concentrano nella giornata del sabato con nocumento della didattica;

5) il possibile miglioramento delle condizioni di studio e di frequenza anche per gli studenti con disturbi specifici dell’apprendimento, DSA, o con altre difficoltà nei confronti dello studio e della concentrazione: la possibilità di una pausa settimanale di due giorni dalla frequenza scolastica può rappresentare infatti una corretta risposta al loro bisogno di tempi maggiori di recupero. Inoltre la riduzione del numero delle discipline giornaliere, tramite il loro raddoppio orario più frequente, può rispondere meglio alle loro esigenze di usufruire di tempi più distesi nell’impegno e nella pianificazione dello studio, dovendo affrontare giorno per giorno un numero inferiore di discipline nonostante l’aumento delle ore;

6) l’aumento dell’efficacia dell’azione educativa, permettendo di legare tra di loro le ore di alcune discipline, offrendo più opportunità di promuovere didattiche laboratoriali e metodologie innovative, favorendo le compresenze dei Docenti e l’interdisciplinarietà;

7) il prolungamento dell’orario di apertura pomeridiana della scuola, organizzando il lavoro del personale ATA, favorendo l’attivazione di progetti di recupero delle carenze con corsi, sportelli e peer to peer;

9) la possibilità eventuale di riservare la mattina del sabato o i pomeriggi per organizzare e realizzare progetti e attività facoltative, che ad oggi, si svolgono in orario curricolare;

10) una serena partecipazione alla vita familiare e sociale: le Studentesse e gli Studenti avrebbero due giorni consecutivi per gestire tranquillamente i propri rapporti familiari e sociali, lo studio, lo sport e le attività extrascolastiche;

11) la possibilità, per gli studenti iscritti al primo anno, di proseguire con l’articolazione su 5 giorni settimanali di didattica, come già fatto nelle Scuole Secondarie di primo grado sin qui frequentate.”

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Fonte Orizzonte Scuola

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