Sessanta studentesse liceali di Modena coinvolte in “scatti hot”. Manca educazione all’uso della rete

Stavolta si tratta di centinaia di selfie hot girate in una chat di WhatsApp e che sono finite nelle mani di qualcuno che le ha diffuse sul web. Le protagoniste sono una sessantina di liceali di Modena e Reggio Emilia, come ha raccontato il Resto del Carlino. La vicenda nasce in estate quando le minorenni decidono di creare un contenitore segreto di immagini, dove si ritraggono nude.

Ma il contenuto della chat “segreta” ha cominciato a circolare nei giorni scorsi tra gli studenti modenesi. Le decine di protagoniste hanno scoperto che tutto il materiale, foto e video, era finito sul web. Hanno puntato il dito contro il fidanzato di una, il quale ha ammesso di aver scaricato le immagini, salvandole sul pc, ma giurando di non averle mai messe in rete, dando la colpa all’opera di hacker. Un altro fidanzato di una 17enne, venuto a conoscenza della storia, ha contattato l’associazione anti pedofilia La Caramella Buona.

Ancora una volta dunque ci ritroviamo a domandarci cosa stia succedendo ai nostri ragazzi e dove siano le famiglie. I nostri genitori? “Ah, se mio padre lo sapesse mi ucciderebbe ma il problema non esiste perché a me non mi fila nessuno”. A parlare non è una brutta ragazza, anzi, ma lei non si sente evidentemente tanto bella da potersi permettere un selfie hard da inviare a un ragazzo. A sentire lei sedicenne e tante sue coetanee e coetanei il fenomeno non è solo diffuso ma è considerato pure normale. Normalissimo.

Funziona così, raccontano loro: se un ragazzo mostra interesse per una ragazza anche di 14 anni, è abbastanza normale che lui gli chieda di mandargli una foto nuda ed è difficile che lei dica di no perché si sminuirebbe agli occhi di lui che poi lo racconterebbe agli altri. Allora ci si fa coraggio, e neanche tanto visto l’andazzo, ci si mette in posa, in bagno, in cameretta, in sala, su un letto. Si sceglie la posa, ci si ispira a qualche immagine hard vista in rete o alle movenze di qualche personaggio di quelli che presenziano nelle trasmissioni culturali del pomeriggio o semplicemente alla propria inclinazione naturale scoperta e catalizzata anzitempo grazie alle nuove tecnologie. Un click e la foto è fatta. Un altro click e la foto è inviata. Al ragazzo, che la terrà custodita come una reliquia preziosa.

E se il ragazzo invece deciderà di condividerla con il gruppo dei pari che a propria volta girerà la foto o il video ad altri e ad altri ancora fino a che il tutto diventerà virale, chi se ne importa? E’ il prezzo da pagare ma di cui non si percepisce ancora l’entità. Il gruppo staziona nei pressi di una fermata delle corriere che si diramano verso i paesini della provincia e se la ride alludendo a quanto sta raccontando la stampa da alcune ore. Da alcune ore? La conosciamo da un bel po’ di tempo questa storia, precisa uno di loro, citando nome e cognome, come se nulla fosse, di almeno due ragazze che frequentano due istituti delle medie superiori della città.

Si precisa poi che un ragazzo è stato denunciato e la cartella con tutte quelle foto ora è stata rimossa: “Infatti non c’è più, non riesco a trovarla”, si rammarica uno di loro. L’impressione però è che quelle foto e anche i video siano stati ben salvati in molti smartphone. Ma l’impressione che più deve far riflettere è che questi ragazzi e queste ragazze non si rendano conto di che cosa voglia dire tutto quel che stiamo raccontando.

Proprio mentre la società decide con i propri giudici e le proprie istituzioni che i minori devono essere accompagnati e ripresi dai genitori a scuola, i medesimi minori fuori dalla scuola affidano la propria esistenza, la propria intimità, le proprie emozioni a strumenti di cui hanno assoluta padronanza sul piano tecnico ma dei quali non comprendono la pericolosità. E’ certo che il papà di prima e gli altri genitori non potranno mai scoprire cosa fanno i propri figli con strumenti che maneggiano fin dall’asilo. Ed è altrettanto certo che sarà la scuola a doversi far carico di problemi che non sono propriamente scolastici e che si aggiungono alla babele di incombenze sul bullismo e sul cyberbullismo.

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