Scuola, università, sanità, lavoro, beni culturali, ambiente contro l’autonomia differenziata

Non importa che sia arrivata un’estate torrida, che molti insegnanti siano ancora impegnati nello svolgimento degli esami di Stato o negli adempimenti di fine anno scolastico, o che siano stanchi e stremati da un ininterrotto periodo di riforme politiche ostinatamente sorde e cieche, che continuano a devastare la scuola e la sua funzione, destrutturandola e svuotandola di significato.

E’ dal mondo della scuola che è partita infatti la mobilitazione contro l’autonomia differenziata, non solo nell’ambito dell’istruzione ma in ogni settore. Una mobilitazione fatta di vigilanza, studio, impegno, diffusione dell’informazione e lotta contro un progetto di regionalizzazione su base fiscale che configura in realtà una vera e propria secessione del ricco e opulento Nord ai danni del Meridione. Domenica prossima i rappresentanti di 106 associazioni, e il numero aumenta di giorno in giorno, si ritroveranno nell’aula magna del liceo Tasso a Roma in un’assemblea nazionale – promossa e organizzata da ‘Appello per la scuola pubblica’, Assur, Autoconvocati della scuola, Comitato 22 marzo per la difesa della scuola pubblica, LipScuola, Manifesto dei 500 e gruppo No Invalsi – per riflettere sui drammatici scenari che la regionalizzazione aprirebbe e sulle possibili iniziative di contrasto.

Il senso ultimo di questo progetto legislativo lo ha spiegato bene fin dall’inizio Gianfranco Viesti, docente di economia applicata all’Università di Bari, esperto di economia internazionale, industriale, regionale e di politica economica. Nel suo pamphlet intitolato “Verso la secessione dei ricchi? Autonomie regionali e unità nazionale”, pubblicato con Laterza e messo gratuitamente a disposizione dei lettori in ebook, ci descrive con chiarezza la genesi di questo processo e le sue possibili implicazioni, amministrative, economiche ma soprattutto politiche.

Il mondo della scuola ha colto subito i pericoli insiti in questo “patto scellerato” stipulato a fine mandato dal governo Gentiloni con il Veneto, la Lombardia e l’Emilia Romagna e poi rinsaldato dall’Intesa firmata lo scorso 15 febbraio tra i governatori delle tre regioni del Nord e il Presidente del consiglio Giuseppe Conte. Le cui rassicurazioni sulla salvaguardia della solidarietà e della coesione nazionale, in piena conformità con l’architettura costituzionale del nostro Paese, e sul coinvolgimento delle camere nell’iter parlamentare, non sono sembrate sufficienti ad arginare i rischi insiti nel rafforzamento delle autonomie regionali, reso possibile dall’assunzione in proprio di potestà legislative fino ad oggi in capo allo Stato.

Se è vero che il processo di attuazione dell’autonomia differenziata è previsto dal novellato articolo 116, terzo comma della Costituzione (riformata dal centrosinistra nel 2001), che consente di attribuire particolari condizioni di autonomia alle Regioni a statuto ordinario che ne fanno richiesta – e se è vero che questa riforma è prevista nel contratto di Governo stipulato tra la Lega e il M5S – è altrettanto vero che l’unità giuridica, economica e politica di un’Italia “una e indivisibile” non può essere calpestata, pena la disintegrazione del nostro Paese. Il mondo della scuola, protagonista del processo di unificazione fin dal Risorgimento, è assolutamente consapevole del rischio che si sta correndo, tanto più grave in un momento come questo, in cui sarebbe opportuno convogliare ogni energia in un processo, diametralmente opposto, di integrazione politica e di democratizzazione delle istituzioni europee, in difesa dell’ambiente, del welfare, del lavoro e dei diritti civili in un orizzonte di solidarietà, rispetto, accoglienza e condivisione.

Per questo, dallo scorso novembre, con l’apertura di un Tavolo unitario contro ogni forma di regionalizzazione, associazioni e movimenti che lo rappresentano hanno cercato un’interlocuzione con le organizzazioni sindacali nell’intento di attivare una capillare campagna di sensibilizzazione e reazione, e non solo tra i docenti. Appelli, scioperi indetti dai sindacati di base, convegni, assemblee, manifestazioni e sit-in promossi da comitati di cittadini, dalle associazioni e dai movimenti hanno scandito gli ultimi mesi, mentre proseguono gli accordi tra Regioni e Governo, se pure tra contrasti e rinvii.

Non possiamo fermarci: la ministra degli Affari regionali Erika Stefani, esponente della Lega, e il vicepresidente del Consiglio e ministro dell’interno Matteo Salvini premono l’acceleratore, tanto più dopo i trionfanti esiti elettorali delle ultime elezioni europee. Non dimentichiamo che la Lega nord ha come primo punto del suo Statuto “l’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana”. E’ dunque necessario intensificare la nostra opposizione e allargarne il fronte a tutti i settori, a tutte le 23 materie interessate da una riforma che cambierebbe radicalmente il nostro assetto istituzionale e ci precipiterebbe in una condizione sociale, economica e politica davvero insostenibile. L’incontro di domenica, che sta implicando un enorme sforzo organizzativo e al quale sono tutti invitati a partecipare, mira all’elaborazione di una prospettiva condivisa, nella convinzione che solo una forte e costante mobilitazione dal basso possa costituire il presidio necessario contro ogni iniqua secessione dei ricchi.

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Fonte Orizzonte Scuola

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