Scatto 2013, equiparazione stipendi personale di ruolo e precario, docenza tra lavori usuranti. Emendamenti Anief a legge bilancio

comunicato Anief – Restituire agli insegnanti italiani i soldi sottratti dal Governo Letta nel 2013 con la cancellazione definitiva dello scatto di anzianità del 2013 che non ha alcuna incidenza ai fini dello stipendio, delle indennità di fine carriera e pensionistiche. A chiederlo è il sindacato Anief, attraverso uno specifico emendamento al disegno di legge n. 2960, presentato alla Commissione Bilancio di Palazzo Madama, sul quale a breve dovranno esprimersi i senatori di competenza e poi l’Aula, prima del passaggio del testo a Montecitorio.

A questo proposito, il giovane sindacato ha chiesto, considerando la modestia dei compensi dei nostri docenti e che gli aumenti previsti dalla stessa Legge di Bilancio sono a dir poco irrisori, coprendo solo la metà del tasso d’inflazione accusato nell’ultimo decennio, dall’Ocse collocati nel fanalino di coda in Europa dopo quelli della Grecia per l’entità dello stipendio, che vengano da subito “ripristinate le fasce di posizioni stipendiali del personale scolastico precedenti a quelle indicate dalla Tabella A allegata al CCNL Scuola del 4/8/2011”.

Tra le modifiche presentate dall’Anief figura anche la richiesta di parità totale del trattamento stipendiale tra i lavoratori non di ruolo e i colleghi assunti a tempo indeterminato, anche ai fini della carriera stipendiale: considerando le diverse indicazioni di adeguamento giunte da Bruxelles negli ultimi due decenni, a partire dalla Direttiva comunitaria 1999/70/CE – EUR-Lex – Europa EU,  il sindacato chiede al Parlamento italiano che “dal 1° settembre 2017 il personale docente e Ata a tempo determinato” possa finalmente godere “della stessa progressione di carriera del personale di ruolo”, come del resto sancito da un numero altissimo di tribunali sparsi per la Penisola e ribadito nei giorni scorsi nelle aule di giustizia di Lombardia e Sicilia.

Tra gli emendamenti avanzati dal sindacato scolastico vi è poi la collocazione della docenza tra le occupazioni usuranti, in modo da permetterne l’ubicazione di essa tra le categorie che beneficiano degli anticipi pensionistici, senza incorrere in tagli all’assegno di quiescenza. “La professione di docente, esercitata in qualsiasi ordine e grado delle istituzioni scolastiche statali e paritarie – scrive l’Anief ai senatori della Repubblica – viene riconosciuta come altamente usurante sotto il profilo psicofisico e, pertanto, beneficia di tutte le agevolazioni, anche ai fini previdenziali, previste per queste categorie di lavoratori”.

A proposito di quest’ultima necessità, ovvero la concessione della deroga all’innalzamento pensionistico coatto, imposto dalla riforma Fornero e dalla decisione di inserire le nuove soglie all’aspettativa di vita crescente, il giovane sindacato ricorda che l’Italia detiene un’altissima età media del corpo docente, con due insegnanti su tre over 50enni e una scarsissima presenza di under 30.

“Inoltre – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – rimane ancora presente un non certo trascurabile numero di precari che arriva al contratto a tempo indeterminato solo dopo i 60 anni. Infine, l’elevato stress professionale della categoria è stato scientificamente già appurato con lo studio decennale ‘Getsemani Burnout e patologia psichiatrica negli insegnanti’: pertanto – conclude Pacifico – non occorre allestire, almeno per i docenti, alcuna Commissione medico-tecnica, come chiedono gli altri sindacati al Governo, poiché confermerebbe solo quella che è già un certezza”.

10 novembre 2017

Ufficio Stampa Anief

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