Ricostruzione di carriera, docenti precari e di ruolo svolgono stesse mansioni. Parere positivo Procuratore Generale della Cassazione

L’Avv. Domenico Naso comunica che  si è discussa  in Corte di Cassazione la questione relativa all’integrale riconoscimento degli anni di pre-ruolo ai fini della esatta ricostruzione di carriera del personale scolastico e, in particolare, alla legittimità della normativa interna contenuta nel d.lgs.297/94 – Testo Unico in materia di Istruzione – alla luce del principio comunitario di non discriminazione di cui alla clausola 4 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla direttiva 1999/70/CE.

Nella pubblica udienza tenutasi in data odierna va evidenziato come nelle conclusioni esposte dal Procuratore Generale della Cassazione, abbia più volte censurato la condotta del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca che, in conformità alla normativa interna di cui al predetto testo unico, continua ad effettuare una ricostruzione solo parziale dei propri dipendenti assunti a tempo indeterminato dopo diversi anni di precariato.

Un simile operato, ha sostenuto infatti il P.G., non può ritenersi conforme al principio di cui alla clausola 4 dell’accordo quadro, il quale vieta l’adozione di un differente trattamento, anche retributivo, nei confronti del personale precario rispetto a quello di ruolo e, di conseguenza, una distinta valutazione dei servizi resi in virtù di contratti a tempo determinato rispetto a quelli prestati in costanza di ruolo alle dipendenze di una stessa Amministrazione.

Ma vi è di più.

Il P.G. si è spinto oltre, precisando che l’illegittimità della normativa dettata dal legislatore interno in materia di ricostruzione di carriera del personale scolastico deve essere intesa in senso generale ed assoluto con riferimento al personale Amministrativo Tecnico Ausiliarionei confronti del quale la condotta del Ministero dell’Istruzione deve essere condannata sempre e comunque, non potendo ravvisarsi in nessuna circostanza le ragione oggettive idonee, ai sensi della citata clausola 4, a supportare il trattamento discriminatorio e, di conseguenza, ad escludere la violazione della normativa europea.

Posto, infatti, che, come chiarito a più riprese dalla Corte di Giustizia Europea e dalla stessa Corte di Cassazione, siffatte ragioni devono attenere ad elementi di distinzione delle mansioni espletate, non potendo in alcun modo essere individuate nella mera temporaneità dell’impiego, il personale ATA della scuola è chiamato a svolgere le stesse mansioni sia se assunto con contratto a termine sia che stabilizzato all’interno del Ministero in virtù di un contratto a tempo indeterminato e, pertanto, non è ravvisabile alcuna differenza tra la tipologia di attività svolta da questi dipendenti precari rispetto a quelli di ruolo.

Con riferimento al personale docente, invece, il P.G. ha precisato che la legittimità o meno della normativa italiana deve essere valutata in relazione al caso concreto, non potendo, come pretenderebbe l’Amministrazione, escludere a priori la lesione del predetto principio comunitario secondo una scorretta e fuorviante interpretazione della sentenza resa dalla Corte di Giustizia nel noto caso Motter in data 20.09.2018.

La Corte di Giustizia e, successivamente, anche la stessa Cassazione, hanno infatti rimesso la valutazione della legittimità della ricostruzione di carriera degli insegnamenti al Giudice Nazionale, il quale è tenuto a pronunciarsi sulla base degli elementi probatori forniti dalle parti, non potendo prescindere in alcun modo dal caso concreto.

Ne deriva che la condotta del Ministero, potrà essere ritenuta legittima solo a fronte di puntuali e specifiche allegazioni di quest’ultimo idonee a dimostrare la sussistenza di elementi di distinzione delle mansioni svolte durante il precariato rispetto a quelle prestate in costanza di ruolo, i quali sono gli unici elementi che, come detto, possono costituire le c.d. “ragioni oggettive” richieste dalla clausola 4 per escludere la lesione della normativa europea.

Tali considerazioni hanno condotto inevitabilmente il Procuratore Generale della Cassazione a concludere per il rigetto dei ricorsi presentati dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e per il conseguente accoglimento delle ragioni dei dipendenti docenti ed ATA della Scuola.

Attendiamo ora la decisione della Cassazione forti anche del parere positivo del Procuratore Generale della Cassazione.

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