Relazione Garante infanzia al Parlamento: “Adulti si prendano le loro responsabilità”

“La Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – ha affermato la Garante Filomena Albano – ha trasformato bambini e ragazzi da oggetto di protezione a soggetti titolari di diritti, ponendo le basi per un cambiamento nella relazione tra generazioni. Ciò però non può significare – come talora accade – che i genitori, la comunità e le istituzioni, senza assumersi le loro responsabilità, rinuncino al ruolo di guida nei confronti dei più piccoli. Quasi che l’aver assegnato loro dei diritti li abbia automaticamente resi capaci di orientarsi da soli nel mondo”.

Il discorso: le responsabilità degli adulti e delle istituzioni

La responsabilità è la parola chiave sulla quale ha insistito Filomena Albano, richiamandola in ogni passaggio del suo discorso. Responsabilità che sorgono, ad esempio, quando la coppia va in crisi. Per questi casi l’Autorità garante ha elaborato la “Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori”, che invita a tener conto del punto di vista dei più piccoli. Oppure responsabilità che entrano in gioco, sempre per gli adulti, quando lasciano i ragazzi avventurarsi da soli nella rete senza un’adeguata consapevolezza.

Ricordate pure le responsabilità delle istituzioni di fronte alle emergenze dell’infanzia. Quasi un minorenne su otto secondo l’Istat vive oggi in condizioni di povertà assoluta, mentre di contro l’offerta di servizi per l’infanzia tra regione e regione è disomogenea e ha bisogno di standard minimi uguali in tutto il territorio. “Servono più asili nido e più mense scolastiche di qualità e spazi gioco accessibili a tutti i bambini e una banca dati sulla disabilità”. È quanto ha chiesto Filomena Albano a Parlamento e istituzioni competenti attraverso la definizione di livelli essenziali delle prestazioni previsti dalla Costituzione.

Sempre alle istituzioni l’Autorità garante ha domandato di rendere effettiva l’applicazione della legge sugli orfani di crimini domestici e di intervenire prima che le tragedie si consumino. “La violenza nei confronti dei bambini è prova che il sistema di protezione non ha funzionato. Sono troppi i casi, registrati anche negli ultimi giorni, di bambini maltrattati e uccisi da chi li avrebbe dovuti proteggere”. È indispensabile intercettare situazioni di fragilità, dare supporto alla genitorialità e far emergere il sommerso: il che significa, per i più piccoli, sapere di potersi sempre rivolgere a una persona di cui si fidano e, per gli adulti, farsi “sentinelle” del loro benessere. Ma significa anche rispondere all’esigenza di una raccolta dati costante e aggiornata sul fenomeno dei maltrattamenti e delle violenze, sollevata dall’Autorità garante e ribadita a febbraio nelle raccomandazioni all’Italia del Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Ci sono poi, sempre secondo l’Autorità garante, bambini e ragazzi per i quali la condanna di un genitore rischia di divenire la propria: a loro va garantito il diritto a mantenere relazioni affettive ed educative. Ma anche bimbi che non dovrebbero crescere in carcere: ad aprile ce n’erano ancora 55 negli istituti detentivi.

C’è poi la richiesta di un impegno alle istituzioni per recuperare i ragazzi alla legalità e al rispetto delle regole: la mediazione penale può essere una risposta per accompagnare i minorenni autori di reato verso la consapevolezza delle azioni compiute e il riconoscimento della sofferenza delle vittime. “Ciò vale anche per i ragazzi più piccoli, che non hanno ancora compiuto 14 anni”.

Per i minorenni stranieri che arrivano soli nel nostro paese, infine, l’Autorità ha ricordato il principio di non respingimento, il divieto di espulsione e il diritto a un’adeguata accoglienza. In questo i tutori volontari rappresentano una possibilità di integrazione e di argine verso rischi di marginalità sociale.

L’evento: responsabilità genitoriale, i ragazzi dell’area penale esterna e il diritto allo sport per tutti

L’evento è stato aperto e chiuso dall’esecuzione dell’inno nazionale e di quello europeo da parte del coro della Schola Cantorum dell’Accademia di Santa Cecilia, composto da 40 ragazzi di età compresa tra 10 e 15 anni e diretto dal maestro Vincenzo Di Carlo. L’attore Massimo Poggio ha letto due brani di Gianni Rodari in tema di responsabilità genitoriale, mentre il giovane interprete Andrea Amato ha dato voce ai pensieri e alle richieste dei ragazzi autori di reato che seguono un percorso di recupero fuori dagli istituti detentivi. Infine è stata la volta di Marco, cestista 17enne con disabilità, che ha portato la propria testimonianza sul tema dello sport inclusivo per i minorenni. Ha moderato i lavori la giornalista del Tg1 Elisa Anzaldo. L’evento è stato trasmesso in diretta su Rai 3 a cura della redazione del Tg3.

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Fonte Orizzonte Scuola

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