Precari, Avv. Miceli: abuso supplenze e stipendio senza scatti di anzianità, Italia con le spalle al muro. [Il testo]

Abbiamo chiesto all’Avv. Walter Miceli del Foro di Palermo di spiegarci la portata e le conseguenze per insegnanti e ATA di questa lettera.

Avvocato, si apre un ulteriore capitolo della questione precariato in Italia. Insegnanti e ATA, con più anni di servizio con contratto a tempo determinato.

Secondo la Commissione Europea, in Italia i lavoratori del settore pubblico non sono tutelati contro l’utilizzo abusivo della successione di contratti a tempo determinato e la discriminazione come previsto dalle norme dell’UE (direttiva 1999/70/CE del Consiglio).

La legislazione italiana, infatti, esclude da questa tutela diverse categorie di lavoratori del settore pubblico, primi tra tutti gli insegnanti ai quali non si applicano le norme sulla stabilizzazione automatica del rapporto di lavoro per effetto dell’abusiva reiterazione del contatto a termine.

Inoltre, l’Italia non ha predisposto garanzie sufficienti per impedire le discriminazioni in relazione all’anzianità di servizio.

La Commissione Europea, dunque, ha invitato le autorità italiane a conformarsi pienamente alle pertinenti norme dell’UE.

Avvocato, qual è l’iter della denuncia?

L’Italia dispone ora di 2 mesi per rispondere alle argomentazioni formulate dalla Commissione, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di avviare il procedimento d’infrazione per violazione della direttiva 1999/70/CE del Consiglio.

Perché si è giunti nuovamente a questa “rotta di collisione” con l’Europa? In cosa sbaglia il Parlamento italiano?

La lettera di messa in mora nei confronti dell’Italia, anzitutto, nasce dall’illegittima e ostinata negazione, nei confronti dei degli insegnanti precari, di qualsiasi aumento retributivo connesso all’anzianità di servizio, e ciò nonostante le numerose sentenze che ogni giorno condannano il MIUR per discriminazione.

Ma la lettera della Commissione, a nostro parere, dimostra anche l’assoluta inadeguatezza dei concorsi straordinari e riservati come misura di prevenzione dell’abusiva reiterazione dei contratti a termine.

Il fallimento dei concorsi riservati e straordinari, del resto è provato dall’esplosione del precariato scolastico: si stima che fra contratti di durata annuale (31 agosto) e fino al termine delle attività didattiche (30 giugno) il prossimo anno circa 170.000 posti saranno coperti da personale docente non di ruolo; 170 mila contratti a termine sono davvero troppi, ma nel frattempo il MIUR non riesce ad assumere neppure i vincitori e gli idonei dei concorsi a cattedre del 2016. Infine, e questo è l’ultimo paradosso, l’anno scorso, a fronte dell’autorizzazione di 55.000 assunzioni di personale docente, sono stati stipulati solo 27.000 contratti a tempo indeterminato; e ciò per mancanza di aspiranti nelle graduatorie da cui sarebbe stato possibile attingere!

Quale sarebbe la soluzione a tale situazione?

Di fronte a questi dati sconcertanti, emerge una verità difficilmente confutabile: la chiusura delle GaE e la conseguente soppressione del canale di reclutamento per titoli e servizio ha privato il nostro ordinamento giuridico dell’unica misura di prevenzione e sanzione dell’abusiva reiterazione dei contratti a termine, con conseguente violazione della clausola 5 dell’accordo quadro allegato alla direttiva UE 1999/70.

Ecco perché Anief continuerà a chiedere la riapertura delle GaE.

Dopo la lettera di messa in mora della Commissione Europea, la nostra richiesta appare ancora più fondata.

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Fonte Orizzonte Scuola

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