Per migliorare la Scuola non bisogna considerarla “improduttiva”. Lettera

Mi unisco al coro di tutti coloro che, a vario titolo, vogliono con forza mettere a fuoco “il sistema scuola”, ponendo l’accento sulle sue fragilità, non per senso di vittimismo, ma per smuovere questo tamtam di indifferenza che ci sta portando oltre che ad un pauroso abbassamento del livello qualitativo di apprendimento, anche ad una pericolosa deriva sociale.

La scuola da sempre riveste un ruolo fondamentale nella società, perché non solo ha l’arduo compito di formare l’uomo e il cittadino, ma deve istruire, gettando le basi per un accostamento alle professioni sempre di maggior spessore. Un medico, prima di diventarlo, ha dovuto studiare, così un architetto, un dentista e anche un insegnante. Non ci si spiega quindi perché la scuola è da sempre considerata l’ultima ruota del carro, in termini di investimenti finanziari, organizzativi e “umani”. E’ ritenuta “improduttiva”, anche dai governi che via via si sono succeduti, quindi il buon andamento scolastico è lasciato spesso all’intraprendenza e voglia di fare di tanti insegnanti, che seppur demotivati continuano a tenere alta la bandiera.

Se ci troviamo in fondo alle classifiche europee sul rendimento degli studenti, non è sempre imputabile alla scarsa preparazione dei docenti, ma il dito va puntato contro il sistema, che negli anni ha perso sempre di più il polso della situazione.

Ci troviamo di fronte a classi numerose, piena di alunni con i più disparati problemi, non ultimo quello del contegno educativo e del rispetto delle regole. Quando in classe la priorità è quella di risolvere la questione disciplinare, il tempo per insegnare altro è poco. Poi, per individualizzare l’insegnamento tenendo presente i bisogni formativi di ogni alunno, occorre più personale.

L’anello debole rimane comunque l’insegnante, che non ha a disposizione strumenti incisivi per fare rispettare le regole del vivere comune e spesso viene lasciato solo a risolvere problematiche complesse, che richiederebbero la sinergia di tutte le componenti della scuola.

Per apprendere c’è bisogno di un clima sereno, dove anche le piccole controversie, che sono normali quando si vive a stretto contatto, si possono risolvere con la partecipazione di tutti, in primis con i genitori.

Non possiamo far finta di non vedere i risultati che il troppo “lassismo” ha prodotto: bullismo, droga, violenza. Alla scuola si delegano tanti aspetti educativi che dovrebbero essere dapprima un impegno a carico delle famiglie. Il rispetto verso l’altro, compagno o docente, è un insegnamento che deve partire da casa. La collaborazione tanto auspicata con i genitori a volte porta invece ad una confusione di ruoli e ad una invasione di campo, con le degenerazioni che alimentano i telegiornali.

Occorre ritrovare dei punti fermi, che nelle passate generazioni orientavano in positivo, cioè una famiglia che nonostante le varie crisi si unisce per educare un figlio al senso civico e una scuola capace di dare, perché sostenuta dallo Stato, delle risposte efficaci e costruttive alla complessità sociale.

Ascoltando i notiziari se ne sono sentite di tutti i colori anche in questa annata, situazioni veramente drammatiche che hanno investito la scuola, che offuscano il buon operato di tanti docenti che svolgono anche ore in più di lavoro non pagate, in classe e a casa, e si preoccupano di aggiornarsi, di trovare attività e di attuare progetti che stimolino i bambini e i ragazzi, spendendo energie, ottimismo e amore per il lavoro.

Occorre riparare al qualunquismo dilagante, cercando di infondere fiducia e senso di positività anche attraverso l’educazione al bello. Con la promozione e la valorizzazione della musica, della pittura e della poesia si può affinare la sensibilità, dando forma e colore alle emozioni, per renderci così tutti veramente più “umani”.

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Fonte Orizzonte Scuola

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