PAS, una precaria: non sia una tantum. Lettera

Mi presento e ci metto la faccia, mi chiamo Martina Castagnacci, oggi compio 31 anni e sono una precaria della scuola pubblica, una precaria di serie B. Ho lavorato continuativamente per due interi anni scolastici, a migliaia di km da casa, come molti miei colleghi, stravolgendo e sacrificando la mia vita in ogni modo per raggiungere il mio obiettivo, obiettivo in cui credevo.

Non sto qui a spiegare cosa ho sacrificato, cosa ho guadagnato e cosa ho perso, ho certamente scelto di fare ogni passo con la consapevolezza che in futuro avrei avuto i miei risultati. Vengo da una famiglia di umili lavoratori che mi hanno insegnato il sacrificio, la costanza e la perseveranza.
Ecco io oggi, nel giorno del mio compleanno, sono stremata da uno Stato che mi condanna alla disoccupazione certa, dopo quei sacrifici che tanto mi sono costati (e non parlo sono in termini economici).

Sono una 180×2 che deve aspettare il proprio turno, perché non ha abbastanza esperienza, che ha ACQUISITO i 24 cfu, e si badi bene alle parole ACQUISITO, NON ACQUISTATO (in risposta ai tanti che mettono in dubbio anche le nostre conoscenze), perché io che di soldi non ne avevo da buttare, li ho acquisiti, presentando il mio isee, non pagando nulla e rimettendomi a studiare presso un’università pubblica.

Io, gentili tutti, il mio turno lo aspetterei anche e oggi sarei felice per quei colleghi che dopo tanti anni di incerto precariato meritano una stabilizzazione, il precariato ti annienta e io lo so bene, lo aspetterei in silenzio, se non sapessi che nel decreto sono state incluse categorie che precari non sono, o almeno non sono precari della scuola, i dottori di ricerca, che con ZERO servizio troveranno il loro stipendio sicuro, magari in quelle aule dove non avevano mai avuto neppure il desiderio di entrare.

Dopo l’incontro di martedì sera io ho detto: ”Mollo tutto, al diavolo loro, la mia laurea, il mio master, i miei sei mesi all’estero (anche quelli con una borsa di studio, perché chi non ha soldi da buttare le conoscenze le acquisisce guadagnandole col sudore della fronte non della tasca) e le certificazioni linguistiche”, ma oggi, ripeto nel giorno del mio compleanno, io ho ragionato tanto e li ho ricordati, loro, i miei ragazzi, il nostro futuro, che hanno riempito le mie bacheche social di auguri, il mio telefono di notifiche e messaggi, che hanno creduto e credono in me, che mi hanno ringraziata, amata, capita e ho pensato: “Glielo devi, lo devi a loro, a te, ai tuoi colleghi senza 180×3”.

Chiedo EQUITA’, chiedo la possibilità di poter avere un futuro, un PAS che non sia una tantum e decenni per abilitarsi se andrà bene. Quest’anno in molti raggiungeremo il traguardo dei 180×3, oltre il danno la beffa, noi docenti di serie B non ci stiamo, non si possono includere i PhD senza servizio e non si può sbattere la porta in faccia a chi invece il mondo della scuola lo conosce e lo ha portato avanti, seppur per meno tempo, insieme a tutti gli altri precari.

Confidando almeno nella lettura di questo testo, Ringrazio.

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