PAS, docenti terza fascia con 36 mesi di servizio a Conte: abilitazione per riconoscere il nostro lavoro

Lettera

*Sara Mottola – Gentilissimi,
da anni lavoriamo precariamente come docenti, assunti dalla terza fascia delle graduatorie di istituto; un lavoro indispensabile, senza il quale non sarebbe possibile garantire in moltissimi casi il regolare svolgimento delle attività didattiche. Avendo ormai accumulato almeno trentasei mesi di servizio, chiediamo ci sia riconosciuta la possibilità di acquisire l’abilitazione attraverso uno specifico percorso che riconosca e valorizzi la consistente esperienza di lavoro accumulata.

Mentre si utilizza ogni anno una competenza professionale che siamo costretti ad acquisire sul campo, svolgendo di fatto da settembre a giugno le stesse mansioni riservate ai colleghi già di ruolo, è ormai da molto tempo, e precisamente dal 2013, che ci è negata l’opportunità di conseguire il titolo di abilitazione.

Una situazione ai limiti del paradosso, insostenibile e inaccettabile, che costringendoci a una precarietà senza fine compromette anche le condizioni per quella continuità didattica che è preciso interesse e diritto degli alunni e delle loro famiglie.

Non va sottovalutato il fatto che moltissimi docenti assunti dalla terza fascia delle graduatorie hanno dai 35 ai 45 anni di età, e svolgono l’attività di insegnamento come fonte ordinaria di reddito.

Non consentire a questi docenti di abilitarsi significa tagliarli fuori definitivamente non solo dal sistema scuola, ma anche dal mercato del lavoro nel suo complesso.

Si tratterebbe di una profonda ingiustizia sociale nei confronti di docenti impegnati da anni in attività di insegnamento svolte con amore, dedizione, cura, passione, sacrificio, spesso oggetto di giudizi superficiali che ne offendono senza alcun fondamento la dignità professionale.

Vittime di politiche di reclutamento fallimentari, incapaci di governare efficacemente i processi attraverso i quali soddisfare il fabbisogno di lavoro stabile da parte delle istituzioni scolastiche, portando all’attuale abnorme incremento di lavoro precario.

Per questo è assolutamente necessario non vanificare il lavoro prodotto dal confronto fra organizzazioni sindacali e MIUR dopo l’intesa del 24 aprile a Palazzo Chigi e quella successiva dell’11 giugno.

Si adottino con la massima urgenza i provvedimenti necessari, già delineati dai contenuti di quelle intese. Occorre fare presto. Occorre prestare ascolto alle ragioni dei precari, che sono anche le ragioni di una scuola che va messa in condizione di funzionare al meglio.

*Sara Mottola, prof.ssa in servizio in una scuola superiore, docente precaria come decine di migliaia di colleghi !

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Fonte Orizzonte Scuola

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