Padova, 27 macachi liberati dal laboratorio di vivisezione. “Non erano più impiegati in progetti di ricerca”









Gabbia e torture addio. 27 macachi non saranno più cavie in uno stabulario ma vivranno liberi in un’oasi naturale del grossetano. Lo comunica la Lav (Lega Anti Vivisezione) che da circa due mesi è riuscita ad ottenere la più consistente liberazione di primati in Italia da un laboratorio di vivisezione. I macachi, di proprietà del Corit – Consorzio per la Ricerca sul Trapianto di Organi, erano imprigionati da diversi anni nello stabulario dell’Istituto zooprofilattico delle Venezie di Legnaro (Padova). Da qui sono stati liberati e poi trasferiti a fine luglio 2017 con l’ausilio di personale specializzato nel Centro di Recupero di Animali Esotici di Semproniano in Maremma.

“Attenti e curiosi, i macachi hanno ben presto preso confidenza con la nuova condizione di vita in semi libertà”, ha affermato la biologa Michela Kuan, responsabile Lav Area ricerca senza animali. “Dopo le prime settimane di fisiologico adattamento ai nuovi spazi, i tre maschi sterilizzati a breve verranno uniti al gruppo più ampio delle femmine, in modo da ricomporre un gruppo sociale equilibrato che veda la presenza di entrambi i sessi con conseguenti ruoli e gerarchie. Tutta la colonia sta bene. Tutti hanno preso confidenza con i keeper, si fanno “viziare” con frutta secca e verdure oltre a farsi imboccare col pellet (mangime ad alto contenuto proteico)”.

Dopo le prime settimane di fisiologico adattamento ai nuovi spazi, i tre maschi sterilizzati a breve verranno uniti al gruppo più ampio delle femmine

A quanto riporta il Mattino di Padova, i 27 primati dovevano essere utilizzati per xenotrapianti e nella fattispecie per una sperimentazione di trapianti di rene. La liberazione, secondo il direttore generale dell’Istituto in cui erano prigionieri gli animali, è stata “fortemente voluta” perché oggi “determinati filoni di ricerca, come per esempio gli xenotrapianti non sono più attivi. Perciò questi macachi non erano impiegati e non c’erano progetti che ne prevedessero l’impiego”. Di tutt’altro avviso la portavoce della Lav di Padova, Orietta Poletti, che ha dichiarato sempre al quotidiano padovano: “Non c’è mai una scelta etica dietro queste liberazioni, c’è semplicemente la presa d’atto che quel genere di esperimenti non funziona. Lo hanno capito a Modena, ora qui a Legnaro, speriamo presto anche a Ferrara dove ci sono sei esemplari ancora rinchiusi”.

La Poletti si riferisce alla liberazione del luglio 2016 di 16 macachi presenti nei laboratori dell’Università di Modena e finiti sempre nella struttura attrezzata di Semproniano grazie alla mediazione e intervento della Lav. Mentre dei macachi ancora prigionieri degli stabulari del Polo Biomedico dell’Università di Ferrara ne è stata chiesta a gran voce la liberazione dalle associazioni animaliste nel marzo 2017 con l’affissione di cartelli su muri e recinzioni del centro biomedico e sul portone di casa del responsabile di quelle ricerche. In quei giorni si scatenò una feroce polemica sui quotidiani estensi con l’intervento di Bruno Fedi, professore di urologia e anatomopatologo, che dalle colonne di QN spiegò che la sperimentazione animale è sì prescritta dalla legge, “ma è anche vero che dopo la Sperimentazione Animale per eventuali farmaci, si effettuano prove sull’uomo. Ciò nonostante si riscontra un elevato numero di “effetti collaterali” indesiderati, che portano al ritiro o al cambiamento di indicazioni di migliaia di farmaci. Questo fatto denuncia l’insicurezza della metodica. Ma ai cittadini si dice che la sperimentazione animale è fatta per la sicurezza! Tale sicurezza si ha dopo la sperimentazione sull’uomo, che diventa la vera cavia inconsapevole, perché persuaso di essere al sicuro per la precedente Sperimentazione Animale”.

Bruno Fedi: “La sperimentazione animale fatta per la sicurezza? Quella si ha dopo i test sull’uomo, che diventa la vera cavia inconsapevole”

Allo stesso tempo, un convinto sostenitore della vivisezione sugli animali a fini medico-scientifici, il professor Giacomo Rizzolatti, del dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Parma, in uno scritto rintracciabile online ha difeso i risultati dei propri esperimenti sui conigli, ha smontato i risultati dei “metodi alternativi” e ha criticato l’“equazione” tra bontà d’animo e antivivisezionismo citando il nazismo. “È stato talvolta suggerito che la ripulsa della sperimentazione animale da parte di una frazione consistente della popolazione sia dovuta a una maggiore sensibilità verso la sofferenza. In altre parole il mondo è diventato più buono. Per smontare l’equazione tra buoni ed antivivisezionisti basta esaminare chi siano i “buoni”. Per fare questo basta un esempio. Basta ricordare che uno dei primi atti del governo nazista appena eletto è stato quello si promulgare una legge a difesa degli animali”.

Secondo il Ministero della Salute il numero di animali usati per fini sperimentali nel 2015 è di quasi 600mila unità. La maggior parte di questi continuano ad essere i topi (oltre 373mila), i ratti (oltre 130mila) e i porcellini d’India con quasi 17mila cavie. E ancora: 31373 uccelli, 8837 conigli, 16603 pesci, ma anche 540 cani e 224 macachi. Anzi da due mesi 197.

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Davide Turrini

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