Oscar di Bilancio, fabbrica di fiducia

Tre Oscar di Bilancio aggiudicati da CESVI in questi anni, sempre accolti con entusiasmo ed esibiti con orgoglio, ma alla notizia dell’ultimo sei rimasto in silenzio…
E’ stata la valanga di complimenti per il terzo Oscar a farmi ripensare al tuo suggerimento di commentare la notizia per la nostra Newsletter Ferpi. Al momento avevo temuto di peccare di piaggeria per l’Oscar o di autoreferenzialità parlando di Cesvi. Ma confesso che c’era anche dell’altro: ero emotivamente bloccato dalla sensazione di aver “vinto facile”.

Raccontami la storia della partecipazione all’Oscar vista da chi lavora sul bilancio del terzo settore dai tempi in cui la cultura del volontariato era ben altra rispetto al bilancio economico.
Il primo Oscar al Cesvi, nel 2000, quella sì, fu un’impegnativa operazione di relazioni pubbliche, iniziata anni prima quando lavoravo in azienda e del Cesvi ero un volontario. Già nel 1990, Cesvi, che non era ancora una fondazione, ma una semplice associazione, per scelta del tutto volontaria, aveva deciso, prima in Italia, di pubblicare e certificare il proprio bilancio. Ma da qui ad aggiudicarsi l’Oscar… Bisognava vincere i pregiudizi del mondo economico-finanziario nei confronti dell’associazionismo “Boy Scout”. E, ancor più difficile, estirpare i tabù del nonprofit verso le imprese e le discipline di management. Solo nel 2009 l’Enciclica Caritas in Veritate ha decretato la fine della “contrapposizione fra sfera economia e sfera sociale”. Non solo le due sfere possono incontrarsi, ma l’economia dev’essere etica (cioè socialmente sostenibile) e il sociale a sua volta dev’essere economicamente sostenibile.  Una contaminazione che proprio in questi giorni viene ancora rifiutata da chi reclama: «Se è sociale, non è lucrativo!»

Ma Ferpi fortunatamente non ha aspettato la lenta evoluzione del Terzo Settore e già nel 1999 ha aperto le porte dell’Oscar, istituendo il premio per le Organizzazioni Nonprofit. Quando Cesvi concorre all’Oscar fa tenerezza: una piccola associazione di provincia che si cimenta contro grandi competitor: fondazioni storiche o comunque strutturate e soggette a obblighi di rendicontazione come il Teatro alla Scala (Oscar 1999), il FAI (Oscar 2000, condiviso appunto con il Cesvi), Telethon (Oscar 2001).

Quello che la giuria vede nell’abborracciato bilancio del Cesvi di allora è un cambio di paradigma: non più la somma dei tanti progetti gestiti, ma per la prima volta un’associazione che con l’annual report si sforza di rendicontare in modo trasparente l’organizzazione nel suo insieme.

Dal cambio di paradigma alla conferma di un modello efficace.  Il secondo Oscar.
Anche il secondo Oscar è sudato: bisogna smantellare una strana idea di meritocrazia. Cesvi si è trasformato da associazione in fondazione di partecipazione e ha compiuto passi da gigante nell’accountability. Dal 2003 si è dotato di un proprio modello di bilancio di missione che diviene benchmark italiano per l’intero settore. Ma «Cesvi ha già vinto l’Oscar» e viene escluso per anni dalla competizione.

Sono anni di stravolgimenti per l’Oscar che viene persino disperso in tre luoghi e momenti diversi fino quando, grazie al lavoro della Giuria, non ritrova unitarietà, autorevolezza, uniformità e chiarezza dei criteri di selezione. Ormai siamo arrivati nel 2011 e Cesvi è la prima nonprofit premiata con l’Oscar per la seconda volta.

Il 2017 è l’anno della riforma del Terzo Settore, momento decisivo dopo anni di studi ed approfondimenti che non approdavano alla concretezza.
Come hai ricordato, quando ho ricevuto la notizia dell’Oscar 2017 sono rimasto senza parole, nello sforzo di ricordare quali innovazioni del bilancio 2016 meritino di essere premiate.

Fin dal 2003 il bilancio di missione Cesvi, nella logica del One Report, assume un proprio standard e una propria veste grafica: ogni pubblicazione si presenta come la nuova edizione di una “collana” in cui ritrovare il filo del racconto. Pur nella continuità del modello, ogni anno vengono introdotte innovazioni. Ad esempio, al variare delle strategie, cambiano e si moltiplicano gli indicatori di coerenza che evidenziano la congruenza fra obiettivi (di missione) e risultati economici. O ancora più significativo il calcolo che da dieci anni pubblichiamo in Nota integrativa dei contributi in natura: prestazioni volontarie, servizi probono, beni gratuiti, etc. Cifre importanti per dimensione (che arrivano anche al 10% dell’amministrato), e soprattutto per il significato: un indizio del capitale sociale che costruiamo con la nostra solidarietà. Infine, se l’organigramma della struttura operativa con tanto di nomi e foto, compare in bilancio dal 1999, dal 2008 il Cesvi diventa una casa di vetro che mostra la composizione degli organi sociali con i profili di tutti i membri.

Ma nessuna di queste è una novità dell’ultima edizione del bilancio Cesvi.

Fra le conferme per il proprio lavoro occorre considerare il momento storico: la reputazione delle ONG vacilla e gli indici di fiducia crollano: l’accountability è considerato concretezza e vera comunicazione.
Hai ragione: la risposta alla mia inquietudine arriva per caso quando una persona molto autorevole mi dice che “sfogliare il bilancio Cesvi riempie il cuore”. E’ una folgorazione. So da una vita che può trascorrere molto tempo tra l’emissione del messaggio e la sua ricezione da parte del pubblico. Ma non avevo realizzato che il terzo Oscar al Cesvi fosse il riconoscimento di tanti anni di impegno su temi come l’accountability, il capitale sociale, la governance… Un incoraggiamento prezioso, proprio nell’anno in cui più è stata attaccata – e sicuramente intaccata – la grande reputazione di cui godono le ONG. Mentre precipitano gli indici di fiducia in tutto l’Occidente, raccontando il nostro lavoro nelle periferie del mondo con persone, fatti e numeri, concorriamo nel nostro piccolo a costruire quel capitale di fiducia indispensabile per far funzionare e mandare avanti la nostra società.

Le conferme aggiungono valore alle scelte.
Flaviano Zandonai aveva scritto su FB: «È sempre un piacere ricevere il bilancio annuale (cartaceoCesvi e la lettera del suo presidente … un documento che tiene assieme impatto economico e sociale e che ci dice del passaggio verso un modello policentricomultilocale e focalizzato sull’investimento di fare cooperazione allo sviluppo… ».

Se la principale sfida per il nonprofit oggi è la governance, nel bilancio Cesvi c’è un intero capitolo sull’impegno profuso dai nostri Soci fondatori per sfuggire al familismo, rinnovare la struttura sociale e alimentare quella capacità d’innovazione che da sempre viene riconosciuta alla nostra organizzazione.

Allargamento della base sociale e riequilibrio di genere e di età; modifiche statutarie e organizzative, a cominciare dal Presidente che dal 2018 sarà un volontario, eletto direttamente in Assemblea, mai oltre un secondo mandato triennale.

Oltre alla comunicazione vale anche l’importanza della relazione: il clima interno favorisce i buoni progetti per raggiungere nuovi stakeholder.
Giusto: e qui c’è l’impegno della nostra CEO Daniela Bernacchi per il benessere delle risorse umane con il varo del programma di welfare WE+LL CESVI e l’istituzione del lavoro agile. Perché se una buona governance è il terreno fertile sul quale cresce l’innovazione, serve anche un clima adatto: «…la prima innovazione consiste nel creare all’interno questo clima, intellettualmente e moralmente favorevole all’innovazione». Ci ha raccomandato il nostro amico e sostenitore, l’economista Marco Vitale.

Credo che il terzo Oscar al Bilancio di missione Cesvi sia un premio alla capacità di costruire ponti con gli stakeholder e di considerare ogni singolo donatore come un azionista, messo in condizione di valutare l’adeguatezza, l’affidabilità e la capacità del Cesvi di generare cambiamenti sociali.

Con questa iniezione di fiducia, contro lo scoramento generalizzato ora puntiamo al quarto Oscar – lo stesso record dell’attrice Katharine Hepburn!


 

Milano, Palazzo Mezzanotte, 23 novembre 2017 – Alessandro Guido di Sodalitas consegna l’Oscar di Bilancio al Cesvi. Sul palco, Giangi Milesi, presidente e Nicoletta Ianniello, responsabile editoriale.

 

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Fonte Ferpi

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