Orti alti: cresce la condivisione

Tetti di condomini, supermercati, magazzini, vecchi edifici abbandonati si stanno trasformando in orti dove si producono frutta e verdura: un’occasione di condivisione, un fenomeno che si sta diffondendo rapidamente e coinvolge anche le aziende oltre che le persone.

Si stima che oltre il 20% delle superfici urbane nelle maggiori città italiane sono tetti piani coperti di catrame, non utilizzati e scarsamente accessibili: parcheggi di supermercati, tetti di uffici e magazzini che possono diventare orti “alti”.

La creazione di un orto alto contribuisce alla riqualificazione urbana con benefici ambientali e sociali. Parlando di aspetti ambientali, gli orti alti riducono i consumi energetici e le emissioni di C02, migliorano la gestione delle acque piovane e la biodiversità.

Quando parliamo invece di valore sociale, sappiamo che possono favorire l’autoproduzione di prodotti freschi, contribuire al riciclo dei rifiuti in compost, rendere spazi inutilizzati in luoghi di comunità.

Per l’azienda che decide di mettere a diposizione i suoi spazi è un’occasione per dimostrare la propria sostenibilità e aumentare il consenso di dipendenti, clienti, comunità; per l’ente locale, è una modalità che contribuisce alla riduzione dell’effetto serra, aiuta a mitigare l’inquinamento acustico urbano, migliora la coesione sociale; per i cittadini che decidono di realizzare un orto sul loro condominio, i vantaggi sono anche economici. Per esempio, un orto consente non solo di produrre vegetali freschi ma aumenta del 15% il valore dell’edificio, lo isola riducendo del 10-30% il consumo energetico; permette di controllare il flusso dell’acqua piovana assorbendone oltre il 35%.

La crescita del fenomeno ha dato vita anche a nuove imprese che nascono per offrire prodotti o servizi per realizzare orti in città. E’ il caso per esempio di OrtiAlti, una startup tutta al femminile nata a Torino che sta realizzando interessanti progetti.

Anche questo è #ValoreCondiviso.

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Fonte Ferpi

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