Organizzazione orario docenti, necessità considerate carta straccia. Lettera

Ancora una volta chi scrive lo fa sulla base della propria e non soltanto personale esperienza, ma abbraccia quelle di tanti che si vedono sempre di più piegati alle molteplici difficoltà di natura logistica, cioè quelli che la società chiama Pendolari.

Va premesso che sono stato trasferito d’ufficio lo scorso anno nella sede attuale, grazie alla Buona Scuola, ed ho col presente anno scolastico 24 anni di servizio (molti?, pochi?)

Chi scrive vive a Villa San Giovanni, provincia di Reggio Calabria, e per raggiungere la sede di lavoro, trascorre in media tra andata e ritorno circa 6 ore di pulman, attraversando la dimenticata e abbandonata Statele 106 Jonica, della Calabria. E arriva a Soverato, luogo di lavoro, intorno alle 8.40, con cambio a Monasterace in torno alle 7.55, per ripartire alle 13.05, cambio a Monasterace e arrivo a Villa intorno alle 15.50. (Questo se venisse rispettata l’aspetto logistico).

Ovviamente come tutti coloro che viaggiano, è legato agli orari dei trasporti. Orario che viene reso a conoscenza del DS e degli organi competenti alla compilazione dell’orario di servizio. Conoscenza che viene considerata carta straccia.

Pur comprendendo la difficoltà di una organizzazione dell’orario, e pur con tutta la propria disponibilità a trovare un intesa di equilibrio, o se vuoi di compromesso, questo anno scolastico in corso mi trova impegnato, nell’organigramma orario, con una uscita fine lezione alle 14,00, ciò comportando la presa di un ulteriore mezzo di trasporto quale è il treno che per via Jonica è una avventura: arrivo a Villa, se tutto appunto va bene, intorno alle 16.30 (cambio permettendo a Reggio Calabria).

Dunque abbonamento col pulman, biglietti col treno, ma soprattutto distruzione completa dal punto di vista fisico (mentale?), con le conseguenze che ciò comporta ai fini di una partecipazione e offerta formativa e di apprendimento verso i soggetti più importanti: gli studenti.
A nulla sono valse le parole spese affinchè il buon senso o l’umanità prevalessero. E difficile anche operare internamente (cioè tra colleghi) uno scambio di ore, a causa delle difficoltà di gestire la cosa: 11 classi prime, due terze e due quarte, con sei insegnanti di teoria di copresenza, ai quali devono tenersi di conto le ore di teoria.

Allego alla presente l’orario integro, ove verso il basso ultimo in ultima riga nella sezione degli ITP, si troverà anche la mia fascia.

Eppure ad uno sguardo attento all’orario, si potrebbe se si volesse ottenere qualcosa che concorra alla serenità delle parti.

Bisogna che chi siede ai tavoli della contrattazione spieghi e imponga per via giuridica ciò che l’etica e non soltanto dovrebbero promuovere in libertà e in spontaneità.

La Scuola è il luogo sacro della formazione della persona umana: mi chiedo con quali criteri se la testimonianza è poi in contraddizione col dettato istituzionale posto in essere, che vuole proprio tale Istituto fondamento di una Società, da sempre?

Mario Santoro (ITP)

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