Oggi sindacati incontrano Conte e Bussetti. Cosa chiederanno

Il tavolo attorno al quale siederanno è quello di palazzo Chigi. I temi sul piatto da parte del Governo sono quelli che dovrebbero portare alla revoca dello sciopero del 17 maggio.

La mobilitazione è stata indetta per protestare sulle condizioni del rinnovo del contratto di lavoro e contro il piano di regionalizzazione, altrimenti detto autonomia differenziata.

I sindacati che non possono superare il numero di due rappresentanti per sigla interpretano questa convocazione serale in modo differente. Per Maddalena Gissi, Cisl, alcuni segnali importanti sono arrivati dall’ultimo Consigli0 dei ministri. “C’è una risoluzione – avverte Gissinella quale si accenna a investimenti in capitale umano, si tratta di capire se e quanto possa servire ad aprire spazi reali per un contratto che intervenga in modo significativo sugli stipendi del personale, nettamente inferiori alla media europea e in coda anche nelle classifiche del lavoro pubblico in Italia; le buone intenzioni non bastano, occorre declinarle, anche attraverso le responsabilità del dicastero dell’economia, in precisi e verificabili impegni“.  Sugli altri fronti, il comunicato Cisl parla chiaro: “Per noi – si legge nel documento – il carattere nazionale e unitario del sistema va salvaguardato pienamente, una posizione che raccoglie in ogni parte d’Italia un consenso sempre più ampio e diffuso. Il Rinnovo del contratto e autonomia differenziata sono senz’altro i temi sui quali è decisivo l’atteggiamento del Governo nel suo complesso. Altrettanto si può dire per la stabilizzazione del lavoro precario, con interventi straordinari ma soprattutto con un diverso segno delle politiche sul reclutamento in tutti i settori del comparto“.

La convocazione dell’incontro è ritenuta dalla Uil come un “fatto positivo“. Il sindacato guidato per la scuola da Pino Turi però mette bene in evidenza questi aspetti: “Investire sul sistema di istruzione nazionale significa: (1) sfilare la scuola da improponibili regionalizzazioni; (2) finanziare il fondo per aumentare gli stipendi del personale; (3) mettere in condizione di fare funzionare il sistema con l’eliminazione del precariato di docenti ed ATA; (4) riconoscere il lavoro e la valorizzazione del personale ATA, attraverso la mobilità professionale e la necessaria dotazione di strumenti per rispondere alle molteplici e nuove competenze della scuola dell’autonomia.”

Di “fatto positivo” parla anche la Cgil, che aggiunge: “Ci attendiamo, vista la presenza del Presidente del Consiglio, soluzioni concrete a questioni concrete. Ad esempio, vogliamo una parola netta sull’autonomia differenziata. Il governo è disposto a recedere da posizioni che, attraverso la regionalizzazione dei contratti, della mobilità, delle assunzioni, dei ruoli e cioè dello stesso diritto all’apprendimento, renderebbero diseguale un diritto uguale quale è quello dell’istruzione?

Secondo lo Snals, la convocazione è il frutto dello stato di mobilitazione proclamato dal sindacato assieme alle altre sigle. “Vedremo – afferma lo Snalsse l’iniziativa del Governo sarà utile per l’avvio di un confronto concreto sui temi irrinunciabili della lotta dei lavoratori della scuola. Per lo SNALS Confsal l’esclusione della scuola dal disegno dell’autonomia differenziata , il rinnovo del contratto , la stabilizzazione dei personale precario docente ed ata sono le priorità della scuola“.

Anief lamenta anche i risultati ottenuti alle “ultime elezioni Rsu, ad un anno dal voto quando il sindacato ha superato la soglia della rappresentatività“. In merito al tavolo di confronto, fa notare che il Governo “ha confermato nel Def il taglio progressivo delle risorse al settore dell’istruzione e della ricerca, a dispetto della perdita di mille euro del potere d’acquisto degli stipendi del personale docente italiano e a fronte di aumenti di 8 mila euro di quello francese. L’indennità di vacanza contrattuale, anche se sbloccata dal corrente mese, non copre il costo dell’inflazione aumentato di ulteriori dieci punti rispetto agli ultimi incrementi stipendiali“.

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Fonte Orizzonte Scuola

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