Niente sciopero per il clima il 24 maggio, ma io prenderò un permesso. Lettera

Nemmeno la CGIL: quando Landini ha consegnato la tessera onoraria a Greta Thunberg e ha promesso che sarebbero “andati avanti insieme”, chissà a cosa stava pensando. L’agenda delle priorità detta altre urgenze. A noi che lavoriamo nella scuola, a noi insegnanti non rimane che far fare disegni ai bambini e impostare qualche progetto di sensibilizzazione. Per il prossimo anno.

Per piacere, basta con la sensibilizzazione! Lo sappiamo che un orso polare può morire di fame imprigionato su un pezzo di ghiaccio in mezzo al mare o che una balena può spiaggiarsi con 40 kg di plastica nello stomaco. Lo sappiamo che il clima sta cambiando, dato che stiamo soffrendo siccità alternata a nubrifagi ma anche perché abbiamo visto tutti i documentari sulla desertificazione e sulle conseguenti ondate migratorie che attraverseranno il pianeta provocando conflitti e guerre. Sappiamo già tutto ma sapere non ci fa agire, anzi: ci fa chiudere gli occhi nell’assurda speranza che la tranquillità possa durare ancora un po’, solo un pochino. Siamo la prova vivente che la consapevolezza non è la premessa del cambiamento: è la scusa per non affrontarlo. In fondo se il peggio arriverà noi non saremo già morti?

La scusa è che siamo ottimisti. E ci danno fastidio le crociate. Mercalli smettila di gufare, smettila di disturbarci. E abbiamo sempre ragione: abbiamo ragione quando ironizziamo contro i vegetariani, quando pensiamo che i vegani sono fuori di testa, salvo poi andare a rovistare in saccoccia al ragazzo che sciopera per il clima per vedere se per caso ci siano le prove di una sua incursione da McDonald. “Ecco, vedete: prima di fare sciopero non sarebbe il caso di mangiare meno carne?”. Prima di fare sciopero, non sarebbe meglio studiare Storia? Usare un po’ meno smartphone e pc? Prima di fare sciopero non buttare le cartacce per terra, conosci meglio la Costituzione, e così via.

Facciamo bene, noi siamo esperti del prima: non abbiamo perso un giorno di scuola (salvo che per la settimana bianca) e abbiamo studiato: scienze, biologia, economia, filosofia, abbiamo conosciuto il pensiero di Jonas e di Morin, spandiamo, come piovesse, citazioni di Pasolini e di Don Milani, ma nessuna azione politica per il clima. Abbiamo fatto millemila azioni di sensibilizzazione ecologica: biciclettate, spensierate scampagnate con la famiglia, indossato spille con il panda e sandali francescani per marce e pellegrinaggi simbolici, ma nessuna azione politica per il clima. Ci aggiorniamo sui segreti delle campagne elettorali, cambiamo i vertici dei nostri governi ma eleggiamo persone che, rigorosamente, NON facciano alcuna azione politica per il clima. Incombono le elezioni europee e se si dovesse usare un termometro per misurare le parole spese in tv o sui social dai nostri politici sul caso clima scopriremmo che non se ne sta occupando nessuno. Climometro a zero.

Per la sensibilizzazione non c’è più tempo. Come dice Mercalli con infinita pazienza, non possiamo più evitare il problema, “siamo già nel processo”. Tempi così drammaticamente stringenti sono compatibili solo con un’azione immediata sul piano politico e con una mobilitazione collettiva che obblighi i governi a disposizioni importanti, coraggiose, epocali. Di tutto ciò, in particolare per quanto riguarda la politica italiana, non v’è traccia e l’unica azione collettiva che sembra andare in questa direzione è quella dei ragazzi del Friday for future. I quali, infatti, non fanno sensibilizzazione. Scioperano.

Certo, forse Mercalli si sbaglia. Forse ciò che accadrà realmente smentirà le previsioni più pessimistiche. Forse. Siamo disponibili a mettere in gioco la vita dei nostri figli scommettendo su quel forse. L’assoluta indolenza e passività con la quale andiamo incontro al pericolo di distruzione è affascinante, ha qualcosa di antropologico. Perché non reagiamo? Perché non protestiamo e non pretendiamo che all’ordine del giorno politico e giornalistico vi sia altro che i grembiuli nelle scuole? O altro dai compiti per le vacanze! Niente è più certo del dibattito sui compiti delle vacanze: almeno tre volte all’anno (la prossima è alle porte, comincia l’estate, mondo preparati!) si occuperanno di questo tema decisivo pediatri, psichiatri, professori di qualcosologia, Ministri, associazioni di famiglie, giornalisti. Sembra quasi non ci rendiamo conto che questi figli dovranno un giorno sobbarcarsi destini ben più gravosi, quelli che noi gli scarichiamo sulle spalle mentre gli alleggeriamo il quaderno.

Siamo inguaribilmente vecchi. Peccato che invece i nostri ragazzi non abbiano ancora scavallato. Si trovano in quella fase della loro vita ancora molto lontana dalla metà percorso, hanno proprio tutta la vita davanti e che noi possiamo starcene tranquilli nel nostro tinello non è una loro priorità. Non è nemmeno nei loro orizzonti più lontani e indefiniti, dobbiamo farcene una ragione. Loro vorrebbero vivere. Sì, certo, istintivamente: per molti di loro il principio responsabilità non è una buona lettura, è una questione di sopravvivenza. E quindi fanno sciopero anche senza conoscere bene la Costituzione; al contrario di noi, che lo tradiamo, realizzano l’art. 40 anche senza conoscerlo. Se non lo conoscono.  Mentre noi nei preliminari ci siamo accomodati loro li scavalcano e, considerato il tempo che galoppa, temo facciano bene. Scusatemi, ma nemmeno io sono ancora morta.

E siccome il 24 maggio non potrò fare sciopero dovrò chiedere un permesso. Non è la stessa cosa, non è una protesta, ma almeno posso unirmi alla manifestazione, e se i bambini della mia classe mi chiederanno perché sarò assente dirò molto semplicemente la verità. Se si fosse in tanti a chiedere un permesso sarebbe un bel segno e se tra coloro che non possono chiedere un permesso si fosse in tanti a non fare lezione, sarebbe bello anche quello. Magari la prossima volta qualcuno si prenderà la briga di indire uno sciopero e diventeremo molti di più. Siamo Genitori, Insegnanti, Educatori, vorrà pure dire qualcosa.

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