Missioni umane su Luna e Marte, ok primi test sulla “casa” spaziale gonfiabile

Come essere in campeggio su Marte o sulla Luna. Dopo un anno di sperimentazione sta funzionando la casa spaziale gonfiabile e i dati dimostrano che potrebbe diventare la base per costruire le future colonie umane su Luna e Marte. Il test è realizzato per la Nasa dall’azienda privata Bigelow Aerospace ed è installato sulla Stazione Spaziale Internazionale. Il modulo Beam (Bigelow Expandable Activity), così si chiama, dovrebbe restare per due anni e raccogliere informazioni utili a progettare i moduli gonfiabili destinati alle future missioni umane nello spazio.

Beam è l’equivalente di una tenda familiare da campeggio, ha un diametro di 3,22 metri, una lunghezza di 4 metri e fornisce un volume di circa 16 metri cubi. Da quando è stata gonfiata nel maggio 2016 gli astronauti sono entrati nella nuova stanza nove volte per recuperare i dati forniti dai sensori che permetteranno di valutare le condizioni del modulo in microgravità. L’equipaggio lavora con i ricercatori a terra per monitorare l’integrità strutturale del modulo, la stabilità termica, la resistenza ai detriti spaziali ma anche alla radiazione e alla crescita di batteri.

Finora la sperimentazione dimostra che i materiali morbidi, come quello con cui è stato costruito Beam, nello spazio hanno le stesse prestazioni dei materiali rigidi. I primi dati, che sono stati analizzati dai ricercatori del Langley Research Center della Nasa, sono stati quelli provenienti dai sensori che monitorano gli impatti esterni da detriti e minuscoli meteoriti. Le analisi mostrano che la casa gonfiabile, finora, ha sempre resistito agli urti, grazie a uno schermo fatto di più strati protettivi, i cui requisiti sono addirittura superiori a quelli della schermatura della Stazione Spaziale.

Nei prossimi mesi, la Nasa e Bigelow valuteranno la capacità del modulo gonfiabile di proteggere gli esseri umani dalle forti radiazioni dello spazio e si concentreranno sulla misura della quantità di radiazione all’interno del modulo. A questo scopo, alla fine di aprile, gli astronauti hanno stampato in 3D uno scudo che protegge ulteriormente il modulo dalle radiazioni e lo hanno installato nella casa gonfiabile. Nei prossimi mesi questo primo scudo sarà sostituito da altri due, sempre stampati in 3D ma più spessi, dallo spessore di circa 3,3 millimetri e 10 millimetri. Le informazioni raccolte serviranno a valutare le prestazioni e le differenze di tutti e tre gli schermi. La capacità di proteggere gli astronauti da livelli alti di radiazioni è, infatti, un aspetto fondamentale dei moduli destinati alle future missioni umane su Luna e Marte.

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F. Q.

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