Ministro, insegnamento non è volontariato: i professionisti si pagano. Lettera

Lettera

L’intensificazione lavorativa deve essere retribuita. La parola volontariato lasciamola fuori dalla scuola. Noi siamo dei professionisti e i professionisti si pagano!

“L’istruzione e l’educazione, dalle scuole dell’infanzia alle scuole superiori, dovrebbero essere argomenti di interesse condivisi, scambio di idee, discussioni continue come migliorare la cultura dei nostri figli, invece si parla spesso di volontariato, di “mission” degli insegnanti, quasi a giustificare le loro basse retribuzioni.

Per far crescere gli studenti nelle scuole di Stato, che è il luogo dove trascorrono una parte importante della giornata, ci vogliono gli insegnanti, che sono i veri professionisti di cultura e comunicazione.

La motivazione è parte della professionalità. L’insegnamento è un diritto costituzionale come lo è l’istruzione.

La scuola è un supporto fondamentale dato anche ai genitori, perché il suo personale è formato proprio per avere a che fare con ragazzi di ogni età. E se madre e padre in un certo senso ci si improvvisa, insegnanti no, perché loro devono avere sensibilità, conoscenze e competenze.

La scuola pubblica laica statale ha l’obbligo di garantire la crescita degli studenti con un percorso didattico e umano costante e la società nel suo complesso ha il dovere di prestare attenzione continua alla scuola.

Basta parlare di volontariato perché la professione degli insegnanti non si compra tramite un viaggio in Bulgaria e con in tasca 10 mila euro né con un certificato fasullo rilasciato da una scuola paritaria nella quale non ha mai insegnato o addirittura il posto a tempo indeterminato con una promessa politica in cambio di consensi elettorali.

La professione dell’insegnante nasce con il titolo di studio acquisito dopo anni di studio, con diversi anni di insegnamento e dopo aver superato un concorso pubblico come stabilito dalla Costituzione italiana all’articolo 97.

La Legge 107/2015 ha orientato la scuola italiana in un sistema pubblico-privato.

Nel 2017, i decreti attuativi della riforma voluta da Renzi (la buona scuola) hanno di fatto trasformato la scuola statale in un centro neoliberista dove la cultura viene certificata dall’Invalsi ma non per i disabili, l’alternanza scuola lavoro dove diventa importante friggere le patatine e fare le fotocopie.
Dove si dà più importanza alla scuola d’infanzia privata che a quella statale. Aumentano i contributi alle scuole confessionali e private.

Un sistema scolastico di tipo aziendalistico che allontanerà sempre più, i nostri giovani dalla cultura e dalla conoscenza e li trasformerà in manipolatori dell’immaginario collettivo, in spacciatori di false promesse, in venditori di un futuro impossibile, in agenti senza scrupoli del consumismo universale, in yesman, in comici da due soldi, in programmatori televisivi, in politici ladri, in speculatori, in mafiosi sanguisughe della società.

Sarà questa la futura classe dirigente di questa Nazione?

Noi, insegnanti della scuola pubblica laica statale italiana dobbiamo combattere chi vuole trasformare i nostri figli in studenti vuoti e spaesati, poveri di cultura, senza pensiero critico e senza capacità di parola adeguata per confrontarci con il resto del mondo.

Caro ministro Lorenzo Fioramonti, lei ha scritto che non vuole cancellare la legge 107/2015, che vuole mantenere l’impianto della “buona scuola”. Tutto questo fa male a noi insegnanti!

Un consiglio ministro, viva la scuola, “respiri” tra le aule dei nostri istituti, dialoghi con gli insegnanti, con gli studenti, parli con il personale delle segreterie, con i tecnici, con i collaboratori scolastici. Rimarrà stupito dalla loro passione, dalla loro capacità di risolvere quotidianamente i problemi dei propri studenti, non solo didattici.

Noi la passione ce l’abbiamo, non abbiamo i soldi per arrivare a fine mese, alla cassa del supermercato non paghiamo con la carta di credito con scritto “mission illimitata”.

Non segua le orme dei suoi predecessori che di danni ne hanno fatto anche troppi.

Svolti verso la via dell’istruzione statale e abbandoni quella che porta alle scuole confessionali e private.

Buon inizio scolastico anche a lei Ministro.

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Fonte Orizzonte Scuola

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