Ministro Azzolina, riduca la burocrazia nelle scuole. Lettera

Lettera

Ma, in considerazione del Suo particolare profilo biografico, desidero che l’orizzonte di questi auguri sia più ampio.
Chi le scrive è un insegnante che opera in una scuola di periferia del profondo Sud dal quale Ella proviene e che – leggo nella Sua biografia – ha dovuto lasciare per poter cominciare a insegnare. Leggo ancora che, dopo avere conseguito due lauree e avere insegnato per diversi anni nelle scuole del Nord, ha recentemente vinto il concorso per dirigente scolastico benché non abbia ancora preso servizio in virtù dell’impegno politico in corso. Immagino che, prima o poi, al termine di questa importante esperienza tornerà al Suo lavoro e assumerà a tutti gli effetti l’incarico di dirigente; vista la Sua giovane età, potrà ricoprire tale incarico per lunghi anni: Le auguro, pertanto, una brillante carriera. Tuttavia, la invito a sfruttare “egoisticamente” l’importante ruolo che Le è stato affidato, perché tale Sua carriera possa risultare effettivamente proficua.

Vorrei, dunque, augurarLe di essere un dirigente scolastico che possa effettivamente profondere le sue energie per il bene della scuola. Ma fino a quando la scuola sarà soffocata da una mole di adempimenti burocratici spesso dissennati, le energie dei dirigenti scolastici saranno inevitabilmente dirottate verso quegli adempimenti. Tanto per dirne una, come saprà, molti Suoi colleghi stanno lavorando, anche in questi giorni di sospensione dell’attività didattica, per chiudere la “Rendicontazione sociale”, ultima, mirabolante invenzione burocratica di cui la scuola è stata gravata – come se già non bastassero la caterva di documenti dalle sigle cacofoniche (PTOF, RAV, PdM…) che ci sono piovuti addosso negli ultimi anni (e che istigano anche noi affannati docenti a quella pratica del copia/incolla altrimenti biasimata presso gli studenti…).

Questa novità della “Rendicontazione sociale” spinge ancora di più nella direzione della scuola-azienda che deve “mettersi in mostra” – come fosse un negozio nel periodo natalizio – aumentando una competizione senza senso per un fondamentale servizio pubblico e svilendo l’azione pedagogica e didattica degli operatori scolastici (dirigenti in primis). Che, in virtù di questo adempimento, devono assurdamente preoccuparsi di “documentare” più che di “fare” – perché senza documentazione non può esserci rendicontazione!… Le racconto un aneddoto che mi ha fatto molto riflettere. Proprio nel Collegio Docenti in cui era all’ordine del giorno il tema della “Rendicontazione sociale”, un insegnante della scuola Primaria – io insegno nella scuola secondaria di un istituto comprensivo – mi chiedeva notizie dei suoi ex alunni; e io non potevo che elogiare il notevole lavoro svolto da lei e dalla sue colleghe, di cui oggi apprezzo i frutti. Ecco, questa sarebbe una vera “evidenza” di buon lavoro scolastico, da “rendicontare socialmente”: la vera rendicontazione sociale di una scuola dovrebbe evidenziare la crescita culturale e civica degli alunni; ma questa “materia” è ben difficile da comunicare – almeno nei termini concepiti dal ministero che adesso guida. E quando le scuole d’Italia avranno compilato questo ennesimo documento e avranno messo in bella mostra i loro “successi”, non si avvertirà una contraddizione con i recenti, mediocri risultati delle rilevazioni internazionali sugli apprendimenti di base degli studenti italiani?… E poi – dubbio che sta a monte di tutta la produzione dell’elefantiaca mole di documenti richiesti – chi esamina questi documenti?… E se pure ci fosse qualche funzionario ministeriale incaricato di questo ingrato compito, nella carenza di personale che caratterizza soprattutto gli uffici periferici del ministero, non sarebbero energie distolte da incombenze più importanti?…

Ella potrà obiettare che questo faticoso lavoro di autovalutazione serve a stimolare la riflessività professionale degli operatori scolastici. La riflessione sul proprio lavoro è cosa sicuramente opportuna e utile. Ma crede davvero che possa essere proficuamente svolta attraverso i tortuosi sentieri concepiti dal ministero, che nell’assillo delle continue scadenze, sottraggono tempo al confronto dentro la comunità di pratiche invece di aggiungerlo?…

Ci pensi, on. Azzolina, lei che si trova in una singolare posizione – al passaggio dal ruolo di insegnante a quello di dirigente, ma con la straordinaria possibilità di cambiare qualcosa nei perversi meccanismi della scuola italiana.
Le auguro, poi, di assumere la dirigenza di una scuola che NON sia un Istituto comprensivo. Questa geniale invenzione, risalente a qualche legislatura fa, sotto il “nobile mantello” di raccordare “in verticale” o “in orizzontale” scuole di vario ordine e grado o indirizzo che insistono sullo stesso territorio, nasconde mere ragioni di economia amministrativa, che nulla hanno a che vedere con le esigenze della didattica e della stessa organizzazione scolastica. Sicuramente Ella è a conoscenza di realtà scolastiche sparse su territori molto vasti per cui il povero dirigente dovrebbe avere il dono dell’ubiquità per riuscire a governare efficacemente plessi molto distanti fra di loro (oltre a doverli raggiungere con mezzo proprio). Né può contare su un efficace aiuto dei “vicari”, posto che solo uno di loro può godere della riduzione dell’orario di servizio – quindi gli altri devono sovrintendere al plesso assegnato mentre sono in classe a svolgere le lezioni…

Le auguro, infine, di non doversi mai trovare ad avvertire la scuola – la scuola da Lei diretta – come l’unica oasi in un desolante deserto di “povertà educativa”, quando le capiterà di dover affrontare e gestire casi di ragazzi “problematici” nella sostanziale assenza delle famiglie (perché cariche a loro volta di problemi), e nell’inconsistenza della “rete di protezione sociale” (i vari servizi sociali, ecc.) perché a sua volta questa rete è avviluppata nei legacci delle normative vigenti, oppure più semplicemente (più drammaticamente) non ha le forze necessarie per affrontare con efficacia quei casi così difficili. E allora la “scuola dell’inclusione” diventa “scuola della disperazione”: quella degli operatori scolastici che vedono mortificati i loro sforzi di includere i casi più difficili perché la scuola, quando è lasciata da sola, difficilmente può salvare qualcuno. Queste situazioni esistono – Ella lo sa bene – in gran numero al Sud, ma non solo al Sud. Ebbene, se la scuola deve essere l’ultimo/l’unico baluardo educativo in tali circostanze, La invito ad agire adesso per rinforzare le scuole su questo fronte: ripristini la figura dello psicologo scolastico; bene – come ha dichiarato – reclutare più insegnanti di sostegno, ma anche – perché no? – inserire educatori professionali nell’organico…
Questi sono gli auguri che Le rivolgo di cuore, on. Azzolina, mentre all’inizio del nuovo anno si avvia nell’importante incarico affidato. La invito a non avere scrupoli e ad agire “egoisticamente” per assicurarsi un futuro dignitoso come dirigente scolastico: stia pur certa che questo suo sano egoismo porterà benefici a tutta la scuola italiana.

Buon anno e buon lavoro!

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Fonte Orizzonte Scuola

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