Migliorare la scuola per migliorare tutta la società. Lettera

Lettera

Meno spazio per quella sana e allegra confusione per le strade e per i negozi, le cartolerie…
C’è difficoltà a reperire sedie e banchi per tutti; mancano tanti docenti andati in pensione con e senza quota 100; tanti docenti precari che saranno convocati secondo un calendario articolato in un numero incredibile di settimane. Si preannuncia da subito in tante scuole un avvio a scartamento ridotto, a giorni alterni, con le fatidiche rotazioni e attività alternative per un tempo indefinito. C’è perfino la difficoltà in tanti plessi a raggiungere la porta d’ingresso fra erbacce, sterpi e rovi, o per via di micro discariche sorte a fianco delle scuole chiuse da un paio di mesi.
E tutto ciò nonostante manchino all’appello in Campania circa quindicimila ragazzi, per via del calo demografico. Mancano anche tanti bimbi perché non ci sono asili nido per accoglierli, mettendo in enorme difficoltà i genitori che lavorano. Per la verità mancano già dal primo giorno anche i ragazzi vittime di abbandono e dispersione scolastica, una nutritissima pattuglia: soprattutto per loro ci vorrebbero locali accoglienti, spazi attrezzati e un tempo scuola lungo e pieno di attività. E poi mancano i tanti alunni e studenti con disabilità che non possono raggiungere la scuola senza un trasporto adeguato, di là da venire, o i cui genitori sanno che è inutile mandarli a scuola finché non gli assegnano l’insegnante di sostegno.
Non poteva cominciare peggio questo anno scolastico! Ma, attenzione, non è la scuola che non funziona in una città e in una regione in cui non funziona quasi niente. Servizi pubblici, trasporti, ecc. In cui ci sono tutti i record negativi, nazionali e internazionali. Disoccupazione, lavoro nero per locali e immigrati, terre dei fuochi e morti ammazzati. Non era inevitabile che cominciasse così.
La scuola a Napoli e in Campania è il più evidente e marcato segno di contraddizione in un contesto ricco di contraddizioni. I nostri alunni sono mediatamente ben dotati e vivaci intellettualmente, a prescindere dalle classi sociali di appartenenza. E al di là di ogni risultato delle prove Invalsi. In un contesto a volte spaventoso spesso fanno cose egregie. Con i loro insegnanti. A volte veri e propri strateghi della didattica. Ci sarà un motivo se le Regioni del Nord con l’autonomia differenziata, pagandoli di più, se li vogliono tenere da loro, i nostri docenti?
La scuola, e poi l’università, si trasforma per la responsabilità di chi ci governa, di chi decide quali sono le priorità, le cose più importanti, si trasforma in una corsa ad ostacoli. E chi riesce ad arrivare al traguardo spesso è costretto per poter vivere a lasciare il suo paese.
Tutti dicono che le nostre ricchezze sono le bellezze paesaggistiche e artistiche e le risorse umane. È evidente come nei confronti delle prime sia mutato l’atteggiamento culturale, ci sia interesse, movimento, vicinanza. Stanno diventando sempre più fonte di ricchezza materiale e di elevamento spirituale. Dovrebbe parallelamente mutare l’atteggiamento anche nei confronti delle scuole e dei luoghi d’istruzione. Miglioriamo la vita dei nostri studenti, proviamo a rendere le scuole più accoglienti per tutti, soprattutto per chi ha qualche problema in più. Adottiamo le nostre scuole, le scuole dei nostri quartieri e dei nostri paesi. Interessiamocene tutti i giorni.

Se in una scuola rubano i computer, portiamogliene di più nuovi; se ci sono erbacce e rifiuti interveniamo anche come volontari. Iniziative, convegni, attività, portiamole nelle scuole. Facciamo capire ai nostri figli e nipoti che la loro scuola è anche la nostra. Pretendiamo dalla politica che, dai bilanci degli enti locali alle leggi finanziarie del Paese, all’istruzione sia riservato un posto e uno spazio adeguato. Per l’edilizia scolastica e per la sicurezza degli edifici, per il reclutamento e la formazione dei docenti, per un tempo scuola ricco e un organico adeguato, per il diritto allo studio, e per l’inclusione di tutti.
Così miglioreranno non solo le scuole, ma anche le nostre comunità.

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