Metodo Di Bella, storia del convegno (mancato) all’Università di Bologna

Secondo il sito dell’Ordine dei medici di Bologna, nell’Aula Magna dell’università della città felsinea, il 2 luglio alle ore 9.00 si terrà il convegno “Molecole biologiche nella prevenzione e terapia dei tumori”, a cura della Fondazione Di Bella e con il patrocinio dell’Ordine stesso. Quando ho letto questa notizia, sono rimasto senza parole. Per fortuna il convegno non si terrà e vi spiego perché.

La fondazione Di Bella è attiva nella diffusione del cosiddetto “metodo Di Bella”, un’inefficace forma di chemioterapia ideata dal compianto professor Luigi Di Bella, che una sperimentazione del ministero della Salute nel 1998 ha confermato essere inutile e dannosa. La sperimentazione fu iniziata in seguito a una forte pressione politica, basandosi sulle mirabolanti affermazioni del prof., tra le quali quella di aver curato con successo una quindicina di persone malate di tumore del pancreas, pazienti di cui però non si è trovata traccia in un successivo esame delle sue cartelle cliniche. Il caso Di Bella è un esempio di come la politica, l’informazione e un discutibile entourage abbiano potuto strumentalizzare la figura del professore, che in buona fede voleva davvero aiutare le persone.

Certo, di fronte a situazioni irrecuperabili la falsa speranza poteva anche essere di conforto per i malati, ma di fronte invece a patologie che invece potevano essere curate con successo perché negli stadi iniziali prescrivere cure prive di efficacia dimostrata è inaccettabile. La vicenda Di Bella merita di essere ricordata come caso di studio al fine di evitare che in un futuro situazioni simili possano riproporsi, come ad esempio è successo nel recente caso Stamina.

Esiste invece la viva preoccupazione che il convegno annunciato possa offrire una visione tutt’altro che critica.

Dopo i saluti del presidente dell’ordine dei medici di Bologna, Giancarlo Pizza, seguiranno i relatori del convegno tra i quali figurano sia il Dr. Luciano Gualano, un ricercatore indipendente già collaboratore del prof. Luigi Di Bella, sia il dottor Giuseppe Di Bella, il figlio del professore, il quale ha continuato la sua opera.

Il titolo della relazione del dottor Gualano, “Melatonina: meccanismi biochimici e molecolari”, suggerisce che tratterà le proprietà della melatonina, una sostanza utilizzata come integratore che ha dimostrato qualche effetto come antitumorale in vitro. Il compianto prof. Luigi Di Bella aveva studiato la melatonina per decenni e ideato una sua formulazione detta “melatonina coniugata” con adenosina e glicina, che la dovrebbe rendere “più solubile” in acqua, la quale è venduta a caro prezzo come preparazione galenica nelle “farmacie accreditate” dalla Fondazione Di Bella.

In realtà, le quantità di melatonina impiegate nella cosiddetta “terapia Di Bella” non necessitano di alcuna “coniugazione” (qualsiasi cosa questo voglia significare) per aumentarne la solubilità in acqua. Questo era uno dei tanti evidenti errori scientifici del professore. Luigi Di Bella, pur laureato anche in chimica oltre che medicina, ha lavorato per decenni con una sostanza senza comprenderne le proprietà elementari, le quali potevano essere verificate in modo semplice nel giro di pochi minuti. Dovrebbe quindi sorgere qualche legittimo dubbio sulle sue presunte “guarigioni miracolose”, fatto ben più complesso da verificare, utilizzando queste sostanze.

Tutto questo è stato segnalato e spiegato dettagliatamente alla fondazione Di Bella che tuttavia continua a suggerire la “melatonina coniugata” ai pazienti. La spiegazione della “coniugazione” della melatonina tramite legame idrogeno, in questa pubblicazione di Gualano e Di Bella, contrasta con qualsiasi nozione elementare di chimica su cosa sia effettivamente il legame idrogeno. La presenza del Dr. Giuseppe Di Bella è quella che desta sicuramente maggiori preoccupazioni.

Anche il contributo del Prof. Paolo Scampa, docente proprio dell’Università di Bologna, riguardo “radioattività e cancro” desta delle perplessità, essendo il Prof. Scampa Ricercatore confermato presso il Dipartimento di interpretazione e traduzione nel Settore scientifico disciplinare di lingua e traduzione-lingua francese.

Per le motivazioni sopra esposte appare inopportuno che un’università pubblica prestigiosa come quella di Bologna possa ospitare questo convegno. La cornice di un tale evento potrebbe preferibilmente essere piuttosto una delle tante strutture private ove normalmente sono ospitati i congressi di ufologia e altre pseudoscienze. La libertà è anche permettere a chiunque desideri essere illuso possa continuare a credere in ciò che vuole nonostante una mole di evidenze contrarie. L’università pubblica non può però ospitare eventi i quali si presterebbero a facili strumentalizzazioni: il convegno è patrocinato dall’Ordine dei medici di Bologna, è tenuto in un’università pubblica quindi qualcosa affermato in questa sede potrebbe indirettamente acquistare un minimo di credibilità, con il concreto pericolo che pazienti con situazioni che potrebbero essere affrontate con le terapie scientificamente validate si rivolgano alla pseudomedicina.

Ho scritto quindi al Rettore dell’università di Bologna, Professor Francesco Ubertini per chiedere spiegazioni, che sono arrivate puntuali e tempestive. Il professor Mirko Degli Esposti, prorettore vicario dell’università di Bologna, mi ha spiegato la questione in modo chiaro e indiscutibile. Ha precisato che il convegno in questione è stato richiesto, ma non autorizzato da parte dell’università di Bologna (e infatti non è stato mai pubblicizzato da parte dell’ateneo) e che diversamente da come riportato l’aula di Via Belmeloro 14, Bologna, non è l’Aula Magna dell’università ma una delle tante strutture universitarie. Possiamo quindi con sollievo prendere atto che questo convegno non si terrà presso l’Università di Bologna.

Ringrazio l’Università di Bologna nella figura del Rettore per aver immediatamente e decisamente affrontato la questione.

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Marco Bella

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