‘Meno Consumi, Più Legumi’, difendiamo i nostri alimenti dal mercato del ribasso

L’Italia figura tra i paesi nei quali l’aspettativa media di vita è più lunga. Certamente vari fattori contribuiscono a questo primato: un’assistenza sanitaria pubblica efficace, nonostante gli scandali quasi quotidiani, un clima favorevole e la dieta mediterranea, riconosciuta anche dall’Unesco come un bene intangibile dell’umanità.

La dieta mediterranea ha un’origine storica, legata alla disponibilità dei prodotti, soprattutto di origine vegetale, ed è oggi minacciata dall’accumularsi sul mercato di alimenti economicamente competitivi ma di minor pregio nutrizionale. Devo ai miei studenti del Corso di Laurea in Dietistica la seguente segnalazione: la Fao ha proclamato lo scorso 2016 come l’anno internazionale dei legumi. Varie Università, tra le quali Sapienza di Roma hanno aderito all’iniziativa della Fao patrocinando incontri e convegni.

Un piccolo gruppo di studenti del Corso di Laurea in Dietistica (Marco Rizzo, Lorenzo Zampetti, Fabio Mangalaviti, Federico Properzi) ha preso a cuore questa tematica ed ha intrapreso uno studio sul consumo dei legumi in Italia e sulla possibilità di promuovere questo alimento. Lo studio si chiama “Meno Consumi, Più Legumi” e raccoglie risultati originali e di letteratura che dimostrano come “in Italia l’evoluzione dell’utilizzo dei legumi ha seguito l’andamento negativo dei Paesi più progrediti. Nel dopoguerra il consumo pro capite annuo di legumi secchi ammontava a circa 20 Kg mentre il consumo di cereali era di 105/115 Kg e quello delle carni di circa 15 Kg. Nel quinquennio 2010/15 i consumi medi pro-capite annui di cereali e carni sono stati rispettivamente di 175 Kg e 80 Kg mentre il consumo di legumi secchi si è attestato ad 1,5/2,0 Kg (fonte: Mipaf)” (cito dal manifesto di Meno Consumi, Più Legumi).

I legumi costituiscono un ingrediente importante della dieta mediterranea e possono fornire alla dieta un apporto proteico rilevante associato ad un basso contenuto di grassi: un alimento per molti versi ideale, oggi spesso relegato al ruolo improprio di contorno. La riduzione del consumo di legumi in Italia è indice di tendenza del generale cambiamento delle abitudini alimentari degli italiani che si spostano verso un maggior consumo di alimenti di origine animale. E’ una tendenza presente da tempo ma verosimilmente non è positiva per la salute e si associa all’aumento dell’incidenza dell’obesità, che in Italia colpisce oltre il 10% della popolazione.

Il progetto Meno Consumi, Più Legumi è una piccola iniziativa che appartiene ad un panorama più vasto di interventi finalizzati a rivalutare la dieta mediterranea e a promuovere una più approfondita cultura alimentare della popolazione. I modelli culturali che ci vengono quotidianamente proposti dai media sono spesso disfunzionali e possono avere impatti negativi sulla salute pubblica: alla fine molti di questi modelli servono a vendere qualcosa, dagli alcolici alle motociclette o automobili di grossa cilindrata, e sono funzionali all’industria produttrice, non alla salute pubblica. Persino il divieto di pubblicità delle sigarette, in vigore in Italia dal 1962, viene aggirato mediante forme di pubblicità indiretta, quali la sponsorizzazione di eventi sportivi.

Per questo le piccole iniziative come Meno Consumi, Più Legumi meritano la nostra attenzione: sono iniziative a costo zero, realizzate dal basso, che contrastano con la tendenza dominante voluta dal mercato.

L’articolo ‘Meno Consumi, Più Legumi’, difendiamo i nostri alimenti dal mercato del ribasso proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Andrea Bellelli

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