Mazzucco (scrittrice): la catastrofe è che né ragazzi né genitori credono che la scuola serva

A fare la “drammatica” scoperta è stata la scrittrice Melania Mazzucco.

Con un articolo pubblicato sul sito Repubblica.it, ha raccontato un episodio significativo, seppur datato, che l’ha portata a maturare nel tempo questa considerazione. Una ragazza le confessò di aver apprezzato il libro appena pubblicato, ma che molte parole le erano risultate oscure tanto da dover ricorrere costantemente al dizionario.

A una prima sensazione, era stato subito chiaro all’autrice che non poteva trattarsi di un problema di “svantaggio sociale, carenze formative, marginalità. E nemmeno di distrazione digitale” giacché nell’anno in cui è avvenuto l’episodio gli smartphone cominciavano appena a diventare dispositivi essenziali.

Sulla base di questo ricordo, Melania Mazzucco ha reputato gli ultimi risultati Invalsi “discreti”.

Che cosa dunque porta a un impoverimento così forte della lingua? Secondo la scrittrice che si trova spesso a frequentare i ragazzi nelle scuole delle varie zone d’Italia, è il risultato del “delirio burocratico, il precariato, le carenze di organico e di risorse, le parole belle e vuote delle carte dei diritti e le sciagurate riforme” anche se non intende con questo “esprimere sentenze o vaticini“, registrandone “però le conseguenze, anno dopo anno e ormai generazione dopo generazione“.

La scuola di oggi ha qualcosa di spettrale – si legge nell’articolo –  anacronistico e in qualche modo commovente. Un simulacro identico a ciò che fu, nel quale si agitano, con abnegazione e dedizione al martirio, insegnanti di coscienza netta e buona volontà. Circondati però da macerie, fanti nella trincea abbandonati o sabotati dai loro comandi. Il destino dei ragazzi è affidato prima alla casta d’origine della famiglia, come tutti i commentatori hanno già notato, e quindi al caso. Un insegnante valido può infondere in loro una scintilla – di conoscenza, quanto meno – altrimenti saranno stati solo anni di parcheggio. Ma i ragazzi stessi cominciano a non poter più cogliere nemmeno quell’opportunità. La peggiore catastrofe infatti non è che l’italiano sia per loro una lingua straniera (lo è sempre stata), e che la matematica resti un privilegio geografico: è che nessuno – né i ragazzi né i loro genitori – crede più che la scuola serva a qualcosa“.

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Fonte Orizzonte Scuola

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