Maturità 2019, il giudizio di alcuni docenti: imbarazzante ascoltare collegamenti astrusi e senza logica

Il colloquio: è questo il punto nodale del nuovo Esame

Pur essendo rintracciabili motivi di miglioramento anche nella prima e seconda prova scritta, è sicuramente il Colloquio la parte più innovativa del nuovo Esame. E anche quella che presuppone una modifica dell’impostazione didattica da parte dell’intero Consiglio di Classe.

I commenti negativi

“Gli studenti sono molto più abili di noi insegnanti. Io ho passato settimane a pensare come si potessero collegare certi documenti a più materie, gli studenti invece hanno capito subito che l’uso delle frasi “mi fa venire in mente” “mi ricorda” mi ispira” mi fa pensare” , etc .. gli permetteva di collegare esattamente ciò di cui volevano parlare e su cui si erano preparati.  In pratica un esame facile a condizione di avere un minimo di scioltezza nell’esprimersi.

“Sono un ‘insegnante di 2^ lingua comunitaria ( commissario esterno) con esperienza pluriennale e trovo che questa nuova modalità di esame sia solo paragonabile a un quiz televisivo ( L’Eredità) e nulla più
La padronanza dei contenuti,  non può essere ridotta a semplici spunti disciplinari contenuti in una busta. La mia idea sull’ Istruzione non è questa!”

“Io credo che questo esame sia proprio una farsa senza eguali. Questo esame non premia chi studia, visto che una prova scritta ha lo stesso peso di un orale che riguarda tutte le materie! L’esame è frustrante per il docente che è costretto ad assistere ad orali imbarazzanti (o per assenza di contenuti o per collegamenti astrusi e senza logica) di candidati che sono già promossi o quasi e che non aspirano a un voto alto per ambizione personale, ma si accontentano del cosiddetto “calcio”. Si abbassano le ambizioni degli studenti, si alzano gli “aiutini” degli insegnanti.
L’unica cosa su cui posso concordare è l’aumento dei punti dedicati alla media voti del triennio, ma quei 20 punti dell’orale sono davvero troppo pochi!”
“In qualità di commissario esterno di italiano, al di là delle consuete contrattazioni all’interno della commissione, che non mi sembrano affatto una novità, rilevo alcune criticità:
1. L’adeguamento degli studenti alle indicazioni della prima prova scritta è stato difficoltoso: gli ” snodi argomentativi” restano per molti un mistero, la sintesi un terreno scivoloso, lo sviluppo della produzione spesso ridotto a due mezze colonne poco significative ( tipologia B). Del resto le misure di accompagnamento previste dal Ministero sono state apprezzabili ma insufficienti: gli esempi di dicembre non conformi ai quadri di riferimento, le simulazioni “a maglie larghe” (lunghezza testo, paragrafatura, titolatura non prescrittive ma suggerite), sono solo esempi delle ambiguità ed incertezze in cui studenti e docenti si sono, per così dire, arrabattati, non sempre con esiti fausti.
Sottolineo anche che le tracce di tipologia C, per essere ben sviluppate, richiedevano conoscenze che mediamente gli studenti non posseggono, apparivano falsamente vicine all’orizzonte esperienziale e culturale degli studenti e non presentavano un ” breve testo d’appoggio”, ma una pagina in cui non di rado i candidati, specie i più fragili, si sono smarriti.
Ancor più problematico l’orale. L’impressione sgradevole è quella di avere la ” bocca tappata”: percorsi preconfezionati, materiali scelti ad hoc e forse in qualche caso preliminarmente divulgati ai poveri candidati, collegamenti stiracchiati, a volte fantasiosi, il tutto per evitare di rispondere alla domanda “sul programma”. Risultato: appiattimento completo. O quasi. Preparazione modestissima.
Aggiungo infine che la modalità proposta con 3 sezioni di colloquio in 50/60 minuti suggerisce percorsi che più banali non si può: di fatto il trionfo del collegamento su base ” cronologica” (italiano storia filosofia storia dell’arte e il povero latino, speriamo salvo al classico) senza una vera integrazione e soprattutto senza una riflessione critica o personale, a volte anche nei casi migliori.”

“Questo esame è peggiore del precedente.

  1. Dopo il primo giorno di colloqui gli alunni hanno fatto quasi sempre i soliti collegamenti e quindi la maggior parte ha detto i soliti argomenti anche se il contenuto della busta era differente.
  2. Non avendo possibilità di fare domande (o almeno poche domande) non è possibile per i commissari esterni capire le effettive conoscenze degli alunni.
  3. Il tempo del colloquio è stato contingentato dal presidente 5 minuti a disciplina, 10 minuti per alternanza e cittadinanza; se un alunno aveva buona capacità espositiva per ogni disciplina veniva esposto al massimo un argomento.
  4. La valutazione dell’esame tende a livellare verso la sufficienza tutti gli alunni. Risulta più difficile arrivare a 100 rispetto all’esame precedente. Esempio esame precedente. Alunno con 25 crediti. Prende 14/15 (9/10) alle tre prove scritte, prende 28/30 (9/10) al colloquio, totale 95 + 5 di bonus = 100.
    Esempio esame attuale. Alunno con 40 crediti. Prende 18/20 (9/10) alle due prove scritte, prende 18/20 (9/10) al colloquio, totale 94 + 5 di bonus = 99.”

“Dal mio punto di vista, quello che sembrava il problema principale di questo nuovo esame di maturità, ovvero il fatto di far partire il colloquio  da uno spunto contenuto in una busta “pescata”, di fatto si è rivelato l’unico aspetto positivo; in primo luogo perché ha superato la desueta e spesso scontata “tesina”, talvolta copiata, imparata a memoria, ma soprattutto perché ha consentito, in sede di colloquio, di valutare in maniera globale i candidati (lo spettro delle conoscenze e la capacità di collegarle,  l’autonomia nel trovare le connessioni tra le varie discipline). Al netto di questo, ritengo che questo esame sia complessivamente peggiore di quello precedente, in quanto il colloquio, l’unica prova che consente ai candidati di dimostrare quanto abbiano studiato, prevede un’attribuzione di non più di 20 punti, il che avvantaggia inevitabilmente  coloro che si sono impegnati di meno. Inoltre, un credito scolastico fino a 40 punti da un lato può tutelare i ragazzi più impegnati nel corso dell’ultimo triennio, dall’altro è svantaggioso per le scuole in cui vigono maggiore rigore e serietà, oltre al fatto che affievolisce il significato stesso dell’esame di Stato. ”

“La mia impressione, ad esami appena finiti, non è proprio positiva.
Sarà che sono un ‘maturo’ del 1976, quando il superarli era una vera ‘prova’, quando la notte prima degli esami non dormiva nessuno…..
L’impressione che si è provata, questa volta (e non è il primo esame per me!) è quello di…ruoli ribaltati.
Cioè noi docenti sembravamo, spesso, gli esaminati, e loro, i candidati, gli…esaminatori.
Perchè, i ragazzi hanno capito molte volte il trucco.
Presentavano uno schema, valido per qualsiasi cosa.
Così, se la busta rivelava, chessò, una frase di Montale, o un grattacielo di Dubai, si arrampicavano sugli specchi per farci entrare quell’unica cosa che conoscevano bene di ogni materia.
Così è finita che noi Commissari sentivamo sempre le stesse cose di Italiano, Matematica, Storia, Geografia, ecc.
E ci sforzavamo di capire…… che c’entrasse con la busta scelta dal candidato.
Concludendo: così l’esame evidenzia soltanto la potenzalità del candidato a ‘cavarsela’.
Ma non ci dice nulla sulla sua effettiva preparazione.”

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