Matti ancora da slegare a quarant’anni dalla Legge Basaglia

18198604_1528943160481391_3267578598005637685_ndi Antonella Barina

In Italia ci sono 320 reparti di psichiatria, all’interno di ospedali generici, dove si ricovera chi è in fase di sofferenza acuta. Di questi 320 Servizi psichiatrici di diagnosi e cura, Spdc (si chiamano così), solo una ventina hanno smesso di serrare le porte come nei vecchi manicomi. E solo una trentina – non di più – hanno abolito la contenzione: l’abitudine di legare al letto mani e piedi dei pazienti più difficili, negando loro perfino il bagno, anche per giorni. Così ogni tanto divampa lo scandalo di un decesso per contenzione, come quello di Franco Mastrogiovanni, nel 2009, rimasto legato quattro giorni. Altre volte però la notizia non trapela, perché il paziente in fin di vita viene trasferito in rianimazione, quindi di fatto non muore in catene.

Alibi dei carcerieri: il personale è scarso; il paziente è pericoloso per sé e per gli altri… «Eppure, in 13 anni che dirigo l’Spdc di Pescia, non ho mai legato nessuno: vuol dire che si può fare». A raccontare, denunciando gli abusi dell’odierna psichiatria, è Vito D’Anza, portavoce del Forum della Salute mentale, organizzazione nata nel 2003 proprio per far emergere le falle dei nostri servizi pubblici (forumsalutementale.it e slegalosubito.com).

Abusi e forme di esclusione più nascoste che sussistono tutt’oggi, a quarant’anni dalla famosa 180, la Legge Basaglia, varata il 13 maggio 1978. La prima legge al mondo ad abolire gli ospedali psichiatrici, disperati luoghi di internamento coatto, dove bastava un certificato medico di pericolosità per segregare anche i bambini. La prima a riconoscere i diritti di cittadinanza a chi soffre di disturbi mentali. «Tuttora però si effettuano troppi ricoveri obbligatori, decisi in modo sbrigativo, anziché tentare prima altre vie; e troppi elettroshock nei cinque ospedali italiani che ancora li eseguono», continua D’Anza. «In più, conseguenza aberrante dei pochi posti letto, spesso si “deportano” i pazienti lontano da casa, sprovvisti di tutto, anche del pigiama, quindi d’ogni diritto di civiltà. Occorre una seria riforma delle cattedre che sfornano il personale della psichiatria: oggi si impara a far diagnosi e prescrivere farmaci, ma non ad ascoltare e riaccompagnare alla vita. E non ci sono dati attendibili: bisogna che il Ministero inizi a raccoglierli, per monitorare le disfunzioni del sistema».

Da La Repubblica del 20.04.2018

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Fonte forumsalutementale.it

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