Mancano gli insegnanti di sostegno, cattedra mista può essere la soluzione?

Una nostra lettrice pone l’attenzione sulle cattedre miste e scrive: “Nella mia regione le cattedre miste non esistono, ed è davvero un peccato; rendere possibile in tutta Italia questa opzione avrebbe esclusivamente vantaggi, verificabili concretamente nelle zone in cui questa pratica viene seguita da decenni. Gli insegnanti potrebbero portare avanti in parallelo due attività che amano e che bene si integrano: insegnare sul sostegno e insegnare su materia; in questo modo si limiterebbero significativamente i fenomeni di burnout derivanti dall’attività esclusiva sul sostegno, che porta molti docenti ad abbandonarla dopo un certo periodo”.

Normativa

L’articolo 14 comma 2 del decreto legislativo n. 66/17 recita:

Per valorizzare le competenze professionali e garantire la piena attuazione del Piano annuale di inclusione, il dirigente scolastico propone ai docenti dell’organico dell’autonomia di svolgere anche attività di sostegno didattico, purché in possesso della specializzazione, in coerenza con quanto previsto dall’articolo 1, commi 5 e 79, della legge 13 luglio del 2015, n. 107”.

Dunque, sta al dirigente scolastico proporre ai docenti dell’organico dell’autonomia di svolgere anche le attività di sostegno, ma devono essere forniti di titolo di specializzazione.

In questa norma Marco Campione, componente dello staff tecnico dell’ex Ministro Fedeli, aveva individuato la soluzione alla mancanza di insegnanti di sostegno, un problema persistente nelle scuole italiane.

Con la cattedra mista i docenti di materia specializzati sul sostegno si ritrovano a svolgere ore di materia e di sostegno. In particolare, Campione proponeva che qualora una scuola si ritrovasse senza docenti specializzati su sostegno in graduatoria e avesse bisogno di un insegnante di sostegno, potesse far svolgere le ore di sostegno ai docenti di ruolo su materia, fino a coprire una cattedra. Così la scuola anziché un supplente (quasi sempre non specializzato) può avere un docente di ruolo su materia e specializzato su sostegno. La scelta spetterebbe al docente e sarebbe volontaria.

Eppure perché la nostra lettrice segnala che nella sua regione non vi è la possibilità della cattedra mista?

Pareri contrari

Le difficoltà nell’attuare la cattedra mista risiedono principalmente nel fatto che essa talvolta non si integra con le norme che regolamentano gli organici, le supplenze e lo statuto giuridico dell’insegnante stesso. Nello specifico, può creare problemi perché spezzerebbe la cattedra di materia e di sostegno, andando a modificare gli organici. Inoltre, non esiste docente titolare di due classi di concorso. Per questi motivi in alcuni casi la richiesta non è stata accolta.

Sono stati sollevati altri pareri negativi sulla cattedra mista potenziamento-materia e, secondo alcuni, si tratterebbe di una forzatura all’articolo 14 comma 2 del Dlgs sopra citato. Non solo. L’alunno con disabilità troverebbe svantaggio per le poche ore a cui gli verrebbe assegnato il docente di sostegno e di conseguenza anche la qualità dell’insegnamento ne verrebbe intaccata. Ci sarebbe poi, sempre secondo i pareri negativi al docente “misto”, un depotenziamento alle attività collaterali che l’insegnante di sostegno deve fare, compreso l’impegnativo rapporto scuola-famiglia. La cattedra mista sarebbe quindi negativa perché non tutelerebbe i diritti dell’alunno disabile.

Cattedra mista e mobilità

La nostra lettrice segnala un ulteriore vantaggio della cattedra mista: “Si libererebbero spezzoni su materia, creando su larga scala significative disponibilità orarie per quegli insegnanti che attendono l’immissione in ruolo o il trasferimento”.

In realtà la cattedra potenziamento – materia non è una scelta possibile per i docenti che effettuano domanda di trasferimento o passaggio di cattedra/ruolo.  La cattedra mista, formandosi in base all’organizzazione interna della scuola, non può rientrare tra le opzioni della mobilità, che invece riguarda i posti a disposizione dell’organico di diritto (comune o di sostegno). Il personale da assegnare ai posti all’organico dell’autonomia viene individuato dal dirigente scolastico, come sopra detto.

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Fonte Sostegno – Handicap – Orizzonte Scuola

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