Ma a scuola come si favorisce l’inclusione se non esiste il rispetto…Lettera

Lettera

Fatto sta che la scuola deve essere inclusiva, deve adottare percorsi didattici che favoriscano il successo formativo dell’alunno e ne completino la sua piena realizzazione. Ma come favorire questo processo di inclusione in un gruppo classe dove vi sono alunni che avendo atteggiamenti oppositivi nei riguardi dei docenti non riescono a creare quel clima di lavoro propizio per garantire il successo formativo di tutti gli alunni.

Si possono conoscere le modalità e gli strumenti adatti per rendere efficace l’inclusione se la scuola ha ormai le armi spuntate e sembra una nave che naviga in mari burrascosi? Molta letteratura pedagogica parla di didattica inclusiva, ma molti non conoscono a fondo la realtà della scuola e il clima che si vive oggi tra le mura scolastiche. Purtroppo dobbiamo renderci conto che l’eccessivo buonismo e il trincerarsi a tutti i costi dietro il concetto della inclusività non sta portando da nessuna parte.

Sta soltanto costruendo una scuola che non forma più, una scuola che bada poco alle conoscenze e si riempie la bocca con la didattica delle competenze a prescindere dalle conoscenze. E come dire: hai la competenza di zappare la terra, ma non sai perché la stai zappando. Non tutti sono portati per lo studio ma tutti devono dare il massimo per raggiungere un obiettivo. Sarebbe il caso di avviare gli alunni con difficoltà nello studio in apposite scuole professionalizzanti, in cui devono imparare un mestiere artigianale.

Un tempo esistevano le scuole di Avviamento per coloro i quali non volevano continuare gli studi e si pensa che oggi andare a rispolverare le scuole di Avviamento dove gli alunni devono applicarsi e studiare solo discipline pratiche in cui si utilizzano gli arti superiori (le mani) sarebbe una cosa sacrosanta e permetterebbe agli alunni volenterosi e capaci di studiare e seguire le lezioni con tranquillità.

L’obbligo scolastico che le leggi del sistema nazionale d’Istruzione vogliono addirittura portare al diciottesimo anno non è più praticabile, È necessario riportare l’obbligo scolastico massimo fino alla scuola primaria perché l’alunno svogliato, indisciplinato deve seguire percorsi didattici diversi che gli permettono di esprimere al meglio le sue potenzialità, senza essere costretto a stare cinque ore seduto nel banco.

Bisogna privilegiare una didattica differente, diversa, lungi dalla spiegazione e dall’interrogazione, una didattica manuale e laboratoriale, anche se quella laboratoriale in alcuni contesti scolastici si rileva pericolosa e improduttiva. Se la strada dell’inclusione deve essere vera bisogna allora ripensarla, ossia dobbiamo gettare le fondamenta di una nuovo scuola, di un rinnovato sistema scolastico, dove l’inclusione diventi la linfa vitale della scuola e gli alunni imparino a rispettare le regole.

Senza regole non ci può essere inclusione e nello stresso tempo condivisione. Cerchiamo di uscire fuori da certi steccati che imprigionano la scuola rendendola sempre meno capace di affrontare le sfide del futuro. Insomma se si vuole fare inclusione servono due cose: rispettare le regole, rispettare gli altri e avere modelli educativi positivi che possano davvero favorire ed alimentare una vera inclusione.

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