L’inutilità dei corsi di recupero estivi di una settimana. Lettera

Se, per ipotesi, un allievo non ha “compensato” le proprie lacune durante tutto un quadrimestre, ovvero in quattro mesi di scuola, perché mai dovrebbe riuscire a colmarle in virtù di un intervento didattico di pochissime ore, svolto in un periodo in cui gli alunni si sentono già in vacanza? Ma neppure se l’insegnante fosse Albert Einstein, vale a dire un genio, potrebbe compiere un “prodigio” con gli allievi svogliati, pigri e demotivati, che non studiano durante l’anno scolastico, per cui figurarsi nei mesi estivi.

Sto parlando di progetti (con “velleità compensative”) della durata di solo due ore al giorno per 5/6 giorni al massimo, per un totale di una decina di ore. Simili corsi sono programmati (sulla carta) a beneficio di ragazzi “difficili” che, in genere, generano solo confusione, arrecano disturbo in classe, non si impegnano affatto e non seguono le lezioni degli insegnanti nelle ore curricolari, per cui figuriamoci a distanza di giorni dalla chiusura dell’anno scolastico, in un contesto di avverse condizioni climatiche, con temperature assai elevate, torride, tipiche del periodo estivo, alle prese con dei gruppi di recupero composti da soggetti portatori di deficit cognitivi o con disturbi caratteriali, presumibilmente problematici, nonché assai demotivati, e che frequentano tali corsi soltanto per un obbligo imposto dall’alto, per cui vengono “scattati ‘nguorpo”, come si usa dire.

A mio parere, tali progettifici scolastici rientrano tra le cause principali di declino, decadimento e rovina della scuola italiana. Si tratta di un business di progetti-fantasma e progettini in gran parte inutili, finalizzati solo a premiare i galoppini ed incrementare il reddito di qualcuno. Tra questi progetti si inseriscono numerose azioni PON riservate al “recupero”. Ma io non ho mai visto un solo alunno che sia riuscito a recuperare le lacune ed insufficienze accumulate, grazie ad interventi realizzati in pochissime ore e nel periodo estivo.

Credo sia onesto riconoscere come non si riscontri una ricaduta didattico-formativa in tali azioni progettuali, totalmente sterili, se non persino controproducenti e nocive per il livello di autostima dei ragazzi.

Sinceramente, ritengo più seria e credibile la scuola tradizionale, quella che bocciava o che rimandava agli esami di riparazione di settembre, quando era ancora possibile (per molti, almeno, non per tutti) provvedere senza la farsa ipocrita, vuota e sterile, per non dire grottesca, dei presunti o sedicenti “corsi di recupero” e dei “mega-progettifici scolastici”, a cui ormai sono state declassate moltissime scuole pubbliche del nostro Paese.

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