Le strategie più efficaci per la Comunicazione tra Insegnanti e alunni

Il “sistema Scuola” deve garantire una crescita umana e civile delle risorse con le quali entra in contatto.

Le abilità comunicative degli insegnanti giocano un ruolo cruciale per questo obiettivo formativo-educativo e, la loro competenza, non è più valutata solo sulla semplice trasmissione di contenuti didattici, ma anche attraverso tutta una serie di iniziative da cui possono dipendere i successi o gli insuccessi scolastici dei ragazzi, la serenità e l’autostima, l’equilibrio psicologico e i buoni rapporti con gli altri.

Parlando di comunicazione efficace per gli insegnanti è importantissimo il lavoro svolto dal grande psicologo americano Thomas Gordon, autore del libro Teacher Effectiveness Training (in italiano “Insegnanti efficaci” Ed. Giunti 1991-2013), che propone alcune metodologie utili da utilizzare in classe per creare un’efficace relazione fra insegnanti e allievi, nonché fra gli stessi ragazzi.

Nel “modello” proposto da Gordon rivestono fondamentale importanza concetti apparentemente semplici e scontati come l’accettazione, l’autenticità, l’empatia, e la fiducia, tutti derivati dal modello di Carl Rogers. L’obiettivo dei due grandi psicologi americani è stato quello di “promuovere” l’efficace comunicazione degli insegnanti con i giovani discenti al fine di alimentare l’autostima, la creatività e l’autocontrollo.

Tre step di comunicazione efficace per gli insegnanti

La Comunicazione per l’educatore è innanzi tutto una questione di auto-consapevolezza. E’ necessario chiedersi, e anche spesso, se l’attività didattica raggiunge gli obiettivi programmati… insomma se funziona.
Molto dipende dalla qualità dell’interazione docente-discente perché a questo elemento di qualità è legato il livello (più o meno incisivo) di stress che noi “produciamo” durante la nostra Comunicazione”.

Secondo il Prof. Gordon sono tre le tecniche fondamentali di comunicazione per gli insegnanti che consentono di poter lavorare sui comportamenti inefficaci dei discenti… analizziamoli nel dettaglio:

  1. il messaggio-Io, ovvero la tecnica attraverso la quale l’insegnante mette a confronto i propri sentimenti e bisogni con i comportamenti non efficaci del ragazzo in modo che, quest’ultimo, si renda conto delle conseguenze del proprio agire e delle reazioni che ciò determina negli altri soggetti. Secondo questa teoria, una scarsa comunicazione è determinata dal messaggio-Tu che esprime un giudizio… ad esempio “Tu sei svogliato”, “Tu sei confusionario”, “Tu sei chiacchierone”, ecc… e dunque provoca ribellione ed atteggiamenti difensivi di chiusura. Il Prof. Gordon propone una comunicazione efficace strutturata sul messaggio-Io, “Io mi irrito quando…”, “Io mi sento molto triste quando vedo…”, “Io ho un senso di rabbia quando…”; in questo modo da un punto di vista linguistico non esprimiamo alcuna valutazione su colui che compie l’azione… anzi avviamo una modalità che predispone al dialogo;
  2. L’ascolto attivo è una particolare e importante competenza emotiva che consiste nella capacità dell’insegnante di “riflettere” il messaggio dell’alunno, recependolo senza inquinarlo con messaggi suoi personali e dunque facilitando il sentimento dell’accettazione (da parte dell’alunno)… solo così l’allievo potrà giungere in modo più autonomo alla risoluzione delle ciriticità;
  3. Proporre un modello di risoluzione dei conflitti attraverso il “problem solving”, ossia un metodo senza perdenti che porti educatori e discenti a “vincere insieme”, dunque a cercare una soluzione soddisfacente per entrambe le parti… la cosiddetta logica “win-win”.

La Comunicazione in concreto: come esprimere le “regole”

L’utilizzo  delle “regole in classe” non è mai semplice e… indolore.
La Comunicazione secondo il modello di Gordon, in questi casi, si può rivelare utile e nel suo utilizzo pratico necessita di alcuni accorgimenti.
E’ molto importante apprendere l’espressione delle richieste “al positivo”; la regola deve trasmettere il comportamento adeguato, l’atteggiamento tipo che vogliamo comunicare e diffondere. E’ fondamentale che sia espressa in termini positivi ponendo l’attenzione sull’azione corretta: è ben diverso dire “Chiedete il permesso prima di intervenire” invece di “Sei sempre il solito insolente e fuori luogo!”

I classici divieti “Non devi intervenire se non sei chiamato” sono un esempio di regole espresse al negativo perché mostrano l’azione scorretta e, incredibilmente, rafforzano il ricordo di ciò che non va fatto. Quindi ricordiamo di lavorare su una “Comunicazione al positivo” con gli altri… soprattutto quando sono giovani alunni.

Negli ultimi decenni gli studi sull’apprendimento scolastico (e più in generale) hanno dimostrato che che se si rimprovera un comportamento e nello stesso frangente si manifesta una regola, quest’ultima acquisisce valore negativo come il rimprovero, anzi, per la precisione disperde il suo potere di impatto: ricordiamo che è più efficace una regola espressa in un contesto positivo condivisa con un “linguaggio positivo”.

In conclusione possiamo affermare che la Scuola, in quanto “sistema complesso ed aperto”, costituito da numerosi soggetti che interagiscono e comunicano tra di loro in modo attivo, ha la capacità e il dovere di influenzare in maniera importante le performances degli allievi; questo può avvenire in modo efficace solamente se l’educatore è disposto a mettere in gioco le proprie “modalità relazionali”, ad esempio, implementando quelle suggerite dal Prof. Thomas Gordon.

La Comunicazione “in positivo”, anche e soprattutto delle regole, può migliorare di molto “il clima” di un’aula scolastica che è in realtà uno degli obiettivi strategici della Comunicazione efficace.

Comunicare in modo Efficace ed Assertivo con studenti e colleghi, con Basi di PNL

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Fonte Orizzonte Scuola

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