La scuola deve formare e non semplificare. Lettera

Molti esperti puntano oggi il dito contro la scarsa meritocrazia, l’appiattimento valutativo, i diplomi facili e il venir meno della bocciatura, che stanno delegittimando la professione docente, inaridendo le fonti dell’interesse e la curiositas intellettuale.

Inoltre, la tendenza a medicalizzare qualsiasi problema degli studenti e la sete di un gusto nuovo dell’apprendere – cercare di trasformare lo studio in un magnifico gioco collettivo -, impediscono la formazione sistematica di precipui abiti operativi e favoriscono l’inerzia mentale.

Le vere gioie e le vere soddisfazioni non si conquistano con i brontolii di chi, guidato soltanto dagli impulsi inferiori, vuole fare sempre meno, ma si conquistano con il gusto delle buone azioni, con la fatica, con il desiderio e la volontà a fare ancora di più e meglio.

Studenti costantemente distratti dai cellulari, meno rispettosi dell’autorità, sempre più inquieti, intolleranti verso qualsiasi metodo d’insegnamento, ostili e ribelli alle istituzioni scolastiche e alla famiglia, sono segni e modello di una volontà non padrona di se stessa, che non sa servirsi della concentrazione del pensiero per assimilare, in una scuola zoppicante e sofferente, l’importanza del lavoro e il principio del dovere per il dovere.

Il disfacimento della cultura e dei valori che costituiscono il patrimonio più prezioso della nostra civiltà e del nostro sistema educativo, sta, gradualmente, facendo naufragare le fonti della saggezza, del sapere e della conoscenza, quel retroterra culturale, quel deposito della memoria, che travalica lo spazio e il tempo ed è, in qualche modo, guida e attrazione per gli animi generosi e desiderosi di far germogliare esempi di buona volontà e quotidiano impegno.

Ma come deve essere concepita l’attività veramente formativa?

Incoraggiare lo sforzo e generare un orientamento di coscienza contrario alla omologazione culturale e favorevole all’impegno, sono i migliori alleati, le armi efficaci per prevenire il rischio di una pericolosa crisi, del disamore, del disgusto e del disinteresse per la scuola.

Bisogna portare il ragazzo a compiacersi di un buon profitto, sollecitare un maggiore sforzo d’attenzione e mettere a disposizione tutti i mezzi necessari che diano un senso vivo alla bellezza e alla complessità della scuola e dello studio.

Si può dire, che senza atti ricchi di motivazione e una intelligente partecipazione personale, non è possibile giungere ad una retta e solida formazione e competizione culturale.

Lo studio, come qualsiasi espressione o manifestazione culturale, oltre ad essere accuratamente progettato e pianificato, deve essere affrontato con un vivace, misurato e adeguato auto-discernimento, in quanto, è lo specchio fedele dell’animo individuale.

L’abitudine a non fare i compiti o a farli male, a non studiare, ad avere lo sguardo assente, ad esonerarsi da ogni preoccupazione o senso di responsabilità accresce e si consolida quanto più si tende a minimizzare e ad ignorare le conseguenze negative che derivano dalla volontà di ribellione, da una deliberata negligenza che fa perdere l’interesse per i libri e incide negativamente sul rendimento scolastico e sulla capacità di attenzione in classe.

Solo affrontando la prova dell’ impegno scolastico con un autentico spirito di intraprendenza, come occasione di sfida e non come obbligo, gli alunni potranno ampliare i propri orizzonti e, grazie al carattere distintivo di nuove e più gratificanti esperienze, riuscire a vedere la scuola e lo studio in modo diverso.

Inizialmente, il percorso può rivelarsi duro, ma, sicuramente, abitua il ragazzo a tentare di fare del suo meglio, lo aiuta a dimostrare coraggio verso se stesso, ad avere maggiore fiducia nelle proprie capacità e nella possibilità di fare qualcosa di utile e importante.

La scuola, per innestare negli alunni e nelle famiglie cambiamenti permanenti, per dare un volto nuovo alla società, deve iniziare a combattere, con le armi della concentrazione, della fatica, dell’impegno e dell’esercizio continuo, una battaglia contro una realtà tentacolare popolata da insospettabili e piccole azioni e convinzioni quotidiane che continuano, regolarmente, a delegittimare l’esperienza scolastica, a considerarla una inutile occupazione e un continuo dispendio di tempo.

Atteggiamenti di indifferenza, diffidenza, sfiducia, superficialità, ostilità ecc. nei confronti dei docenti e delle istituzioni scolastiche, sono tutti ostacoli che sbarrano la strada ad esperienze ricche di valore culturale e umano.

L’abbandono passivo al “nonsense”, la difficoltà a risolvere il conflitto tra le sempre più pressanti e coinvolgenti esigenze di svago e le richieste della scuola, la scomparsa di adeguati percorsi educativi e professionali di valore, minacciano la libertà e la tenuta morale di una società che, insidiata dal nulla e senza armi di difesa, tende a vacillare.

In questa prospettiva, i nobili ed elevati valori del mondo classico e dell’Umanesimo costituiscono, indubbiamente, un patrimonio prezioso da riscoprire e valorizzare.

I segni del disfacimento della cultura sono tanti. Tocca agli intellettuali avviare un vero e proprio processo di marketing culturale, puntare in alto, ritrovare le fonti della saggezza e riscoprire l’effetto benefico, rinvigorente e riabilitante di una luce che illumina le misteriose pagine di un libro.

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