La scomparsa di Roberto Marziantonio

Roberto Marziantonio per il mondo della comunicazione italiana è stato e resterà un precursore. Ha capito prima di tutti gli altri l’importanza dell’Immagine per l’azienda, ha fatto di questa sua intuizione il suo scopo di vita e poi lo ha superato egli stesso, portando in Italia, per primo, il bilancio sociale ed il peso  che ha l’ eticità nel valore economico di un’azienda.

Ha ideato, scritto e trasmesso questo suo sapere ai tanti giovani che hanno lavorato con lui e per lui e sono oggi professionisti dell’immagine ed agli studenti degli atenei dove ha insegnato.

Per me, però, resta e resterà il migliore amico di mio padre. Cresciuti assieme nella Orvieto povera del dopoguerra, ma ricchi di fantasia, si conobbero all’asilo.  72 anni di amicizia filati, che destini diversi, uno ragioniere, l’altro laureato, uno impiegato a Roma, l’altro con base a Milano e un piede sempre da qualche altra parte, non hanno mai interrotto.

Da bambina per me Roberto era l’amico esotico, quello che ci mandava le cartoline dai posti più incredibili.

Nelle sue visite ad Orvieto una serata o più dopocena da noi ci usciva sempre. Le Malboro infinite, gli occhi verdi sornioni e i racconti dei tanti luoghi che vedeva in un tempo in cui il jet set era davvero un club per pochi.

È rimasta leggendaria una sua cartolina spedita da Londra a mio padre con questo indirizzo: a Nando, dalle sette alle otto per il Corso. Orvieto. Italia. Niente cognome, niente via. Ma se era a Nando da Roberto non c’erano possibilità di errori. E il postino la consegnò precisa nelle mani di mio padre: dalle sette alle otto per il Corso.

Mi disse di studiare inglese, quando lo facevano in pochi ed io l’inglese l’ho studiato. Mi disse di avere un libretto pieno di bei voti nei primi esami, perché sono quelli che fanno “buona impressione “sui professori: ed io seguii i suoi consigli. Mi disse di andare a Milano, “perché è l’unico posto dove si muove l’Italia che conta” e sono 22 anni che a Milano ci vivo in pianta stabile. Mi ha sempre dato la dritta giusta e io l’ho sempre ascoltato.  Mi stimava e io gli volevo un gran bene.

Oggi mi sento come se non un amico, ma il fratello che mio padre non aveva se ne sia andato. Lo zio affascinante che tutte vorrebbero avere. Ma mi immagino anche che ci siano due amici che il destino aveva separato e che ora hanno ripreso un discorso sospeso 15 mesi fa, camminando lentamente, tra Piazza del Duomo e la torre del Moro, sui selci di Orvieto.

 

 

 

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