La comunicazione? Una questione di percezione

Di cosa si parla quando si parla di comunicazione? Della trasmissione di un messaggio da un emittente a un destinatario in un determinato formato (verbale, scritto, etc.). Il motivo stesso per cui si comunica è la costruzione del significato. L’emittente comunica affinché il destinatario costruisca il significato atteso, in buona sostanza “capisca” il messaggio. Questa comprensione si basa sulla percezione, da parte del ricevente, del messaggio stesso e sulla sua interpretazione. In questo processo di comprensione entrano in gioco molti fattori che lo rendono un meccanismo assai complesso ed è per questo che esistono i comunicatori, ovvero coloro i quali sono in grado di costruire il messaggio nella maniera migliore affinché venga percepito e interpretato nella maniera attesa dall’emittente.

Ecco, la vicenda che vede protagonista Alberto Contri, Presidente di Pubblicità Progresso è tutta qui, nella definizione di come funzioni la comunicazione e nella differenza che c’è fra Alberto Contri persona e Alberto Contri Presidente di Pubblicità Progresso. Nel primo caso, Alberto Contri è e deve essere assolutamente libero di esprimere il proprio pensiero su qualsiasi cosa, nel secondo lo è un po’ meno, ma non da un punto di vista civile, filosofico, etico o morale ma, semplicemente dal punto di vista della tecnica di comunicazione. L’essere Alberto Contri Presidente modifica infatti la percezione e l’interpretazione che il suo messaggio ottiene dai riceventi, semplicemente perché non è più la persona a parlare ma è l’Istituzione, che il presidente incarna.

Andando nel dettaglio, Paolo Iabichino, professionista che non ricopre ruoli istituzionali, esprime liberamente il proprio pensiero e chi riceve il suo messaggio lo interpreta, in accordo o meno, valutandolo come emesso appunto dal Paolo Iabichino persona. Alberto Contri commenta anch’egli pensando, probabilmente, di farlo come persona, ma il suo messaggio viene interpretato come invece “sovraccaricato” dal suo ruolo istituzionale.

La questione, di nuovo, è tutta qui: Alberto Contri ha comunicato bene o male? Ha peccato di ingenuità oppure ha voluto scientemente “posizionare” la propria presidenza, conscio dell’effetto comunicativo che le sue parole avrebbero avuto? E se questo dovesse essere vero è una scelta tecnicamente condivisibile o no?

Ferpi ha ospitato il parere, a volte caustico ma ordinato e civile, di un comunicatore che ha affrontato proprio questo tema. Ha poi ospitato l’intervento di Mirna Pioli, sostenitrice di una lettura diversa e più spostata verso un’analisi dell’uso di parole “ostili” da parte del collega, a suo dire, partigiane di una posizione ideologica. Ferpi non parteggia, Ferpi stimola il dibattito su temi tecnici ed è quello che ho cercato di fare ospitando due visioni diverse.

Mi auguro che il dibattito sui temi tecnici continui ma solo su questi. Polemiche legate ad argomenti sensibili come gli orientamenti sessuali o i diritti civili li lascerei ad altre sedi.

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Fonte Ferpi

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