Iscrizioni scuola, 1 su 2 indeciso sulla scelta delle superiori e sul futuro

Anche quest’anno, il tema dominante la vigilia delle iscrizioni a licei, istituti tecnici e professionali – si parte il 7 gennaio – è l’indecisione: quasi 1 su 2 (il 44%) prima dell’inizio delle vacanze di Natale ancora non sapeva quale indirizzo scegliere. A ribadirlo sono i 3mila studenti di terza media che hanno partecipato alla tradizionale ricerca di Skuola.net, svolta in collaborazione con Radio24, dedicata proprio alle iscrizioni. Una scelta resa
ancora più ardua dalla scarsa fiducia che anche i giovanissimi hanno nel “sistema Paese”: il 52% degli intervistati, infatti, ha paura di non trovare lavoro dopo gli studi, mentre il 63% mette seriamente in conto la possibilità di lavorare o studiare all’estero dopo il diploma.

Tornando invece a scenari più prossimi, qualche proiezione su come saranno composte le prime classi superiori dell’anno scolastico 2020/2021 si può comunque fare. La vocazione maggioritaria dei Licei dovrebbe confermarsi: 2 studenti su 3, al momento, propendono per uno dei suoi indirizzi (specie al Sud e tra le ragazze: isolando entrambi i segmenti il
dato schizza al 70%). Percentuale simile a quella registrata lo scorso anno nello stesso periodo e a cui sono corrisposte effettivamente il 54,6% delle preferenze (secondo i dati ufficiali del Miur). L’alternativa più accreditata sono gli Istituti Tecnici, possibile sbocco per il 21% degli intervistati (ma tra i maschi si arriva al 28%). Meno di 1 su 10, invece, sembra voler optare per un Istituto Professionale (9%). Appena il 5% per un corso di Formazione
Professionale Regionale.

I Licei, vista la forza dei numeri, meritano un capitolo a parte. In testa, con il 46% delle preferenze – e un picco del 65% tra i futuri liceali maschi, mentre tra le femmine ci si ferma al 37% – c’è lo Scientifico; al secondo posto (18%) troviamo il Classico, molto gettonato al Sud (dove si arriva al 22%); terzo gradino del podio per il Linguistico (16%); l’11% è attratto dal Liceo delle Scienze Umane (indirizzo, però, praticamente tutto al femminile); meno convincenti l’Artistico e il Musicale-Coreutico (assieme raccolgono solo il 9% dei voti).

Per vedere se le previsioni saranno confermate bisognerà aspettare la chiusura delle iscrizioni, fissata al 31 gennaio.
Almeno quest’anno, comunque, non si può dire che le scuole non abbiano provato a ridurre il tasso degli indecisi: circa 9 studenti su 10 hanno partecipato ad attività di orientamento svolte dal proprio istituto. Nel 2018 la medesima rilevazione attestava che gli studenti a secco di orientamento erano il doppio (2 su 10), con picchi significativi al Sud. E allora da dove deriva questa confusione? Oltre che dalla complessità della scelta, forse
dalla qualità delle attività. Infatti, poco più di 1 studente su 3 le promuove a pieni voti. E nemmeno gli ormai rituali Open Day risultano utili più di tanto, visto che 4 studenti su 5 hanno preso parte a uno o più eventi di presentazione.

Allora chi è più influente nella scelta? Senza dubbio la famiglia (al primo posto per il 41%), seguita dalla scuola (per il 22%) e dal web (21%). Ai piedi del podio gli amici, che condizionano solo l’8% degli intervistati. E a proposito di web, la febbre da recensione è arrivata anche nella scelta della scuola. Circa il 40% degli intervistati conosce il portale Eduscopio, da qualche anno vera bibbia per chi cerca l’istituto migliore a cui affidarsi: per
1 su 5 i suoi ranking hanno un ruolo di primo piano nella scelta.

Su un aspetto, però, i ragazzi hanno le idee chiare: su cosa si aspettano dalla scuola superiore che andranno a frequentare. La possibilità di coltivare le proprie passioni è, per circa 1 su 3, la molla che spinge verso la decisione finale. Il 26%, invece, vorrebbe che con il diploma in tasca gli si aprisse il maggior numero di possibilità di studio o lavoro. Più dettagliata la risposta del 21%, che si aspetta una preparazione adeguata per affrontare
l’università. Perché una laurea è ancora vista, se non indispensabile, quantomeno consigliabile dalla stragrande maggioranza di loro (87%): per il 55% a prescindere dal lavoro, per il 32% solo se lo richiede.

Il mezzo con cui si vorrebbero avvicinare all’obiettivo? La concretezza. Per il 18% i programmi scolastici dovrebbero concentrarsi di più su attività pratiche e di laboratorio che mostrino quello che si studia, per ora, solo in teoria. Il 16% vorrebbe mettere nel curriculum già alla fine delle superiori certificazioni e competenze nelle lingue straniere e in informatica. Il 14% potenzierebbe i Percorsi per le Competenze trasversali e l’orientamento (PCTO, la vecchia alternanza scuola lavoro), il 13% l’orientamento post-
diploma sin dal primo anno delle superiori.

A proposito dei PCTO, stupisce l’ottima conoscenza dello strumento da parte di ragazzi che lo affronteranno solo tre anni dopo: il 57% sa perfettamente di cosa si tratta. E per molti di loro, il 76%, hanno addirittura un certo peso nella scelta della scuola a cui iscriversi (per il 21% è quasi determinante). Normale, dunque, che più di 7 su 10 vorrebbero che venissero nuovamente aumentate le ore di alternanza previste nei vari
indirizzi, per consentire di fare un’esperienza che avvicini in anticipo al mondo del lavoro. Anche questa è concretezza.

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Fonte Orizzonte Scuola

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