Invadenza pervasiva tecnologia: verso cultura della morte della scuola. Lettera

Lettera

Mentre un tempo la scuola aveva un ruolo educativo strategico, poteva disegnare importanti progetti formativi e proporre letture di alto profilo, oggi ha perso dimestichezza con i libri ed è sempre più difficile creare interesse per la cultura in genere e amore per la conoscenza.
La modesta propensione ad amare i libri, a custodire il prezioso scrigno dell’istruzione nel quale è possibile ritrovare rigore ed efficacia, provoca non pochi scompensi in molti settori della vita sociale.

Si può dire che la nostra società, così varia e così complessa, non è più in grado di offrire modelli comunicativi, percorsi di studio e stili di vita che diano spazio alla lettura, allo svolgimento di significative attività cognitive in una scuola che presenta vistosi cedimenti culturali e che, sicuramente, non contribuiscono a risvegliare i valori dello spirito, a rendere più appetibile e credibile il sapere e la conoscenza.

La scuola è stata tradita, come è stata tradita l’istruzione e l’educazione, in quanto il mondo, da tempo, ha preso le distanze dalla scuola, dall’istruzione e dall’educazione.

L’invadenza pervasiva della tecnologia, l’assillo di milioni di immagini e informazioni sempre nuove che orientano e dirigono verso “la cultura della morte della scuola”, stanno togliendo spazio alla lettura, alla riflessione, al raccoglimento, all’introspezione, alla meditazione, ad un’attività magica
che, attraverso il profumo dell’inchiostro, assorbiva e riempiva la vita.

Quante immagini estranee ai valori che contano, quanti sentimenti falsi, quanti modelli vuoti si annidano pericolosi nella nostra società. Sembrano innocui e, invece, finiscono per creare un costume, abitudini, modi di pensare completamente sganciati dalla tensione culturale, dal germe
vitale dell’istruzione, della cultura che consente di chiedere, di domandare, di guardare, di osservare, di alimentare e rischiarare la vita di ogni uomo.
Per avere una guida sicura quando si attraversano territori molto impervi, occorre battere la lunga strada della formazione, percorrere la via dell’ impegno educativo, della parola che, attraverso i libri, orienta e rafforza le energie interiori, abitua ad essere attivi e, a poco a poco, attira verso
mete più elevate.

Oggi, una sfida importante ci attende: aprire nuove finestre perché entri nelle nostre case e nelle nostre scuole il profumo della cultura, il profumo dei libri, quei libri allegri che Gianni Rodari considerava simboli importanti, capisaldi della nostra vita, segno di una tradizione, frutto di una emozionante fantasia che va necessariamente tutelata, recuperata e rilanciata.

Leggere un libro o raccontarsi una storia è un’opportunità di recupero di ciò che ai ragazzi è spesso tolto, è offerta gratuita di nuovi spazi da dedicare alla creatività, alla conversazione, alla parola, alle relazioni sociali, all’operatività, alla semplicità.

Il libro è una realtà da amare e da accogliere in tutta la sua ricchezza, è una guida saggia che non imprigiona nelle mode: impegna, ma gratifica; è l’unico strumento per sfuggire ai tentacoli della noia e cogliere la bellezza di quell’immutabile sapere che può far nascere il sorriso, orientare alla riscoperta della conoscenza e trasformarsi in sorgente di gioia per lo spirito.

Quanti cammini vengono inariditi per mancanza di politiche scolastiche incapaci di spingere i giovani a lasciarsi catturare e coinvolgere dal potere attrattivo della lettura che, svolta in un clima di gioiosa serenità, diventa cosa utile e bella, educa la volontà, affina la mente, rafforza il pensiero, evolve lo spirito.

La parola scritta, per suscitare interesse ed avere un ampio valore formativo, deve partire dal diletto che è la prima leva della volontà, il motore dell’intelligenza, il mezzo più diretto per creare abitudini e stili di vita che saranno utili nel corso dell’esistenza.

Gianni Rodari, in tutti i suoi scritti, trasmette ai bambini di tutte le età messaggi di gioia, di fiducia, di speranza, invita ad essere sereni, sottolinea che il lavoro educativo può essere piacevole e che si può sorridere anche leggendo e studiando.

La scuola che impegna vuole offrire ai ragazzi, soprattutto e innanzitutto, la gioia di vivere, in quanto, i giovani hanno bisogno di gioia e la gioia è legata al sentimento positivo di sé e delle proprie azioni.

Da questo presupposto può nascere un atteggiamento positivo nei confronti del bisogno di cultura, della necessità di assegnare allo studio, ai libri e alla lettura quella funzione di guida che agevola il progressivo miglioramento della propria individualità, fa acquisire sicurezza e consente di dire: la mia mano meno ignorante di ieri ha imparato a muoversi con destrezza, gli occhi più attenti hanno veduto meglio.

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