“Insegnare? Non è un mestiere per tutti. Studenti, state studiando per voi stessi”: Igor Spinella, l’inventore che rivoluzionerà l’elettronica

E ancora: “La scuola è al centro di una gaussiana, a destra ci sono gli alunni bravi e a sinistra quelli che hanno bisogno di più supporto, le code. Ecco ci si dimentica delle code. Gli uni si annoiano, gli altri abbandonano. E’ un appiattimento totale. Io stesso al liceo mi annoiavo, troppo facile e noiosa. Nove ragazzi su dieci a scuola non sono consapevoli delle proprie incredibili potenzialità”.

A chi sta studiando, ricorda “che state studiando per voi stessi e che ogni ora spesa sull’istruzione è ben spesa. Al pomeriggio mettetevi alla prova e imparate cose diverse su temi e argomenti che non c’entrano nulla con la scuola e imparate bene le lingue: è ridicolo che la gran parte degli italiani non sappia parlare la lingua inglese”. E ai laureati, “ahimè, dico di cercarsi un’impresa virtuosa, o fondare una propria con una buona dose di coraggio. E valutare se andarsene all’estero dove tutto è più facile”.

Igor Spinella è un imprenditore geniale, poco più che trentenne, un inventore, per essere più precisi, che ha deciso di rimanere in Italia, producendo con la sua azienda Eggtronic, in una piccola frazione di Modena, oltre settanta brevetti internazionali che rivoluzionano il settore mondiale dell’elettronica di potenza. L’idea è stata quella di creare circuiti che sfruttano una risonanza tra campo elettrico e campo magnetico, utilizzando componenti miniaturizzati che, proprio grazie alle architetture sviluppate da Spinella – nato a Modena da genitori calabresi, il papà insegnante di Geografia economica negli istituti professionali – hanno consumi ridottissimi.

Il primo risultato commerciale di queste tecnologie è Sirius, l’alimentatore per computer più piccolo al mondo. La tecnologia è scalabile da pochi Watt, utili ad esempio per alimentare uno smartphone, fino a migliaia di Watt, capaci di alimentare i datacenter di colossi quali Facebook e Google. L’azienda modenese è inoltre riuscita a declinare la stessa tecnologia in prodotti rivoluzionari, che grazie ad un accoppiamento capacitivo altamente efficiente riescono ad esempio ad alimentare televisori, computer ed ogni altro dispositivo elettrico ed elettronico senza fili e con totale libertà di posizionamento, trasmettendo al contempo anche dati ad alta velocità.

La TV, il decoder, il computer, il frullatore possono essere tutti alimentati ed interconnessi senza nessun cavo. Le applicazioni sono infinite, e possono cambiare la vita delle persone, sia perché sul lungo periodo scomparirà ogni cavo dalle case, dagli uffici e dalle industrie, sia perché le tecnologie Eggtronic già oggi sono le più efficienti al mondo: “Maggiore sarà l’adozione a livello mondiale – spiega Spinella – e maggiore sarà il risparmio energetico, con un impatto altamente positivo anche in termini di riduzione delle emissioni di CO2 e dunque della lotta ai cambiamenti climatici”. La loro ricarica wireless è installata sulle vetture dei più prestigiosi marchi al mondo e hanno pure fatto dei bei prodotti, placcati in oro, per case di alta moda.

Quando era alle elementari, Igor scrisse un volume, “Gli Eschifrizzesi”. Era la storia di alcuni omini che vivevano secondo lui nel freezer e che lui vide mentre la mamma era intenta a sbrinarlo. “Io mi sono sempre visto come inventore, sin da piccolo ero attratto da scienza e tecnologia”. Dopo il liceo scientifico si è laureato all’università di Modena in Ingegneria meccatronica con una tesi sugli smart materials, i materiali intelligenti.

Alcuni anni orsono rifiutò un’assunzione a tempo indeterminato come ingegnere alla Maserati, dopo uno stage legato all’università, “nonostante la mia passione per le auto del gruppo Fiat”, racconta oggi. Aveva inventato qualcosa di nuovo per il Tridente che ha sede proprio a Modena: “avevo fatto un sistema analitico di previsioni su come si sarebbe comportato il veicolo”. Ma Igor Spinella aveva forse già in mente qualcosa di più grande, a cui nessuno aveva ancora pensato e per la quale oggi lo chiamano da ogni angolo del pianeta. Proprio alcune notti orsono lo ha contattato la più conosciuta multinazionale dell’elettronica (tutti abbiamo in casa uno o più oggetti elettronici con il marchio di quest’ultima, ma non si può rivelare) per esplorare la tecnologia Ecovoltas per l’implementazione dell’alimentatore più piccolo ed efficiente del mondo: “Se gli piacerà, tutti i loro telefoni, tivù e altro saranno essere alimentati da dispositivi più piccoli ed ecologici”, spiega Igor Spinella.

La sua azienda, la Eggtronic, ha fatturato quest’anno cinque milioni, dieci quelli previsti per il prossimo anno, ha una sede operativa a Modena, una produttiva a Shenzhen in Cina e una commerciale in California, una trentina di dipendenti, continue assunzioni, molti ingegneri provenienti da ogni regione italiana, anche da Sicilia e Calabria (“stiamo tuttora cercando un ingegnere informatico”) e che sarebbero volati all’estero se il giovane inventore non avesse offerto loro una prospettiva straordinaria. Ce lo racconta in sede mentre indica un televisore appoggiato su un tavolo.

embra non alimentato, visto che di cavi non si vede l’ombra. Cavi non se ne vedono: televisori, tablet, smartphone – ma potrebbe trattarsi di lavatrici, tostapane, lavastoviglie – si alimentano standosene semplicemente appoggiati su un mobile. Tu acquisti un televisore, metti un chiodo al muro e lui si accende. Il sogno di tutti. Non impossibile, non per Igor, che ebbe in uggia cavi e fili già il giorno in cui si è insediato in azienda, tutto solo: “facevo da donna delle pulizia, il grafico, il capo delle vendite, avevo 30 anni”. Proprio da quel disagio prese le mosse la spinta per una delle ultime linee di produzione futuristiche che tanto piacciono ora ai mobilieri: l’idea è quella di invogliarli – ma ormai sembra fatta – a installare nei mobili durante la loro produzione, dei fogli capacitivi destinati ad alimentare gli elettrodomestici appoggiandoli sulla mensola, con un sistema capace di limitare drasticamente l’utilizzo di corrente, dunque con un’importante ricaduta sull’ambiente. Il disappunto iniziale sui cavi ha lasciato spazio a difficoltà ben più grandi, ma che a loro volta si stanno rivelando proficui sul piano della motivazione. Le pastoie burocratiche, le banche che non credono nei giovani, gli elettronici “che non sanno lavorare”, gli artigiani che “neppure ti rispondono quando gli chiedi di farti un prototipo in pelle, tanto che ho dovuto comprarmi una macchina da cucire, leggermi il manuale d’uso e farmi da me un pezzo, volare in Cina e farlo fare a loro per poi venderne migliaia di pezzi”. E pensare che si parla di idee che producono fatturati da milioni di dollari. Come quelli appena arrivati.

Ingegner Igor Spinella, di cosa si tratta?

Un Fondo londinese che ha dietro i fondatori di Tom Tom, e che ha finanziato Spotify, ci ha dato sei milioni e mezzo. Ha creduto in noi, dopo una due diligence estremamente rigorosa, sono venuti qui più volte a trovarci, ha visto da noi la tecnologia del futuro”.

E’ vero che ha anche rinunciato a un bando da un milione di euro?

Verissimo. Avevamo vinto un bando di un milione per sviluppare le nostre cose. Ma il dopo è stato difficile, ha prevalso la burocrazia, le rendicontazioni infinite, le perizie. Gli ho detto: voi di come funzionano le aziende non avete la più pallida idea. Abbiamo restituito i soldi. In Italia siamo tanto trogloditi. Noi abbiamo fatto una pazzia per partire con i nostri mezzi per creare un volano per farci conoscere. Qui non sanno nemmeno che cosa c’è dietro a un brevetto, quali sono i costi”.

Qual è la prospettiva?

Vogliamo fare una piccola azienda che getta le basi per il prossimo passo evolutivo dell’elettronica di potenza in generale. Un ambito che vale parecchie centinaia di miliardi di dollari all’anno. Credo nei sogni e nei sorrisi. Fuori dall’Italia esistono, qui no, e le dico perché. Anni orsono mi son messo qui da solo con una stampante in 3D, quella da hobbisti, studiando il manuale. Ho disegnato il mio primo prodotto, Hub It, una stazione da ricarica che vendiamo ancora nel mondo e con cui facciamo molto fatturato. L’ho disegnato in fretta e furia e verniciato con le bombolette. L’ho poi portato al Ces di Las Vegas appena dopo un mese dentro una valigetta e Best Buy lo hanno subito messo in vendita facendomi produrre diecimila pezzi. Per farlo sono partito subito per la Cina per individuare sul posto tutta la filiera produttiva”.

Perché non in Italia?

Qui non è possibile. In Cina oggi in 48 ore ti fanno dieci prototipi. Qui in Italia è molto difficile. Ci saranno anche qui i produttori di qualità ma la qualità media nel campo dell’elettronica è bassissima. Magari gli scarsi li ho trovati tutti io, ma mi creda non vedo alcun amore in quel che si fa. Neppure lo Stato ci crede all’elettronica, pensi che noi siamo classificati come azienda metalmeccanica. Matalmeccanica! Non è prevista l’elettronica, non c’è il settore merceologico. Rendiamoci conto che Apple fattura quanto fattura il Belgio. I miei colleghi negli Usa non partono se non hanno decine di milioni di euro in conto corrente. Io sono partito con centomila euro e devi sempre dimostrare qualcosa. Il sistema italiano delle start up è avido di spolpare la polpa, cioè l’inventore, prima che la torta sia lievitata”.

Dunque il sogno americano esiste davvero?

Il sogno americano esiste ed Eggtronic è tra le aziende più finanziate. In tutto 13 milioni di dollari raccolti. I miei investititori sono un esempio positivo e illuminato”.

Le banche aiutano?

Le banche non hanno la capacità di finanziare le start up. Mi son trovato lo scorso anno a dover rinunciare a un milione di dollari di fatturato di Walmart, la Coop americana, il cliente più grosso, perché non avevamo il capitale circolante necessario per evadere gli ordini. Le banche oggi finanziano le imprese che non hanno bisogno mentre le imprese illiquide fanno fatica”.

Ai laureati consigli di andarsene

Lo Stato e la società dovrebbero investire sull’istruzione. I ragazzi studiano ma non sono consapevoli di sé stessi stesso e dunque vanno guidati da docenti e famiglie. Occorrerebbe recuperare tante persone uscite dal mondo dell’istruzione, perhè avevano abbandonato gkli studi pet fare magari l’operaio e si son resi conto più avanti di aver voglia di tornare a scuola. Lo Stato potrebbe sostenere i costi di questo rientro con una ricaduta positiva sulla società. Bisogna premiare i docenti migliori e anche i presidi con bonus sugli stipendi perché alla fine hai creato un Paese migliore. Noi ancora stiamo parlando del pomodorini di Pachino che, per carità, sono buonissimi ed è giusto che vengano difese le nostre cose buone. Però il motivo per cui gli stipendi sono uguali a quelli di decenni orsono è perché stiamo facendo le cose che facevamo allora. Occorre fertilizzare le menti. Ora va di moda l’elettronica. Tra 40 anni cosa ci sarà? Sarebbe assurdo pensare che io possa immaginare cosa servirà tra quarant’anni”.

Lei è riconosciuto come un inventore geniale che probabilmente contribuirà al cambio di paradigma in alcuni settori dell’eletronica mondiale. Lo deve anche alla scuola?

Lo devo alla scuola e a me stesso. Non credo al genio, ma all’intraprendenza sì. Nove persone su dieci non hanno consapevolezza delle proprie potenzialità. Ci vuole spirito di abnegazione, fatica, e chiedersi: tra cent’anni questa cosa sarà fatta così o meglio di così? E la farò io o la lascerò fare agli altri? La scuola italiana all’epoca era formativa, certo è che se fosse andata al doppio della velocità sarebbe stato meglio. Sarebbe utile differenziare l’istruzione, cosi tutti sarebbero più seguiti e si incentiverebbero i talenti. Io in certi casi durante le lezioni chiedevo di andare al bar. Mi fossi sentito più sfidato sarebbe stato meglio. La scuola è al centro di una gaussiana, a destra quelli bravi, a sinistra quelli che hanno bisogno di più supporto. Ecco, ci si dimentica delle code: gli uni si annoiano, gli altri abbandonano”

Quali consigli vuol dare a chi sta studiando, a scuola o all’università, e a chi si è appena laureato?

Invito coloro che stanno studiando a cercar di capire che stanno studiando per sé stessi e che ogni ora spesa sull’istruzione è ben spesa. Al pomeriggio devono mettersi alla prova e imparare cose diverse su argomenti che non c’entrano nulla con la scuola. A fare siti web o corsi di cucina, a suonare uno strumento, devono sfidare sé stessi e plasmare i propri neuroni, le sinapsi, coltivare i propri talenti, ognuno ha i propri, e poi alla fine tutto torna. E curare le lingue. Sulla lingua è ridicolo anche solo immaginare che non si conosca l’Inglese. Io faccio fare corsi avanzati con dei madrelingua ai miei dipendenti. Persone che stentavano, oggi parlano fluentemente con gli americani. Bisogna investire sul futuro, sull’ottimismo, sullo sfidarsi. Ai laureati, ahimè, dico di cercarsi un’impresa virtuosa, o fondare una propria con una buona dose di coraggio. E valutare se andarsene all’estero, dove tutto è più facile. Tutto sommato se mi fossi spostato prima di là avrei fatto meglio per il Paese. Più della metà dei miei ingegneri sarebbero andati all’estero. E se questo fosse successo sarebbe stato riprovevole? O piuttosto è riprovevole il sistema? Se fossi andato via prima e fossi ritornato ora, con più ricchezza, forse non direi alla mia compagna: aspettiamo per un figlio. Molti amici in California mi dicono: che stai a fare in Italia? Vinci un bando da un milione e dopo anni non hai incassato nulla e glieli restituisci…”

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